Referral Banners HUMUS: ottobre 2011

venerdì 28 ottobre 2011

La BMW lancia la sfida: nel 2013 in commercio la prima full-electric


A vederle sono belle, futuristiche, con le portiere trasparenti e una linea da film di fantascienza. Ovviamente Humus non è un esteta del design automobilistico, né ritiene che con un'automobile bella dia diritto ad un cono gelato più grande degli altri; però sì, sono belle. Almeno concettualmente: proprio così, perché la i3 Concept e i8 Concept saranno le prime due auto elettriche della BMW.
Sono ancora poche le case che scommettono sull'elettrico, perché le ricerche di mercato dicono che l'uomo occidentale ama l'auto rumorosa e rombante, non quel sibilo da donnicciuole che fanno le auto elettriche. Inoltre, la scelta dell'elettrico, sembra mossa più da ragioni di lotta al caro-petrolio, piuttosto che da ragioni ecologiche. Questione di adattamento e consapevolezza. Non tutti gli esseri umani hanno gli stessi tempi di reazione, e ci vorrà almeno un decennio per attraversare questa fase di transizione dall'economia della crescita senza scrupoli, all'economia responsabile e sostenibile; un'economia della qualità e non della quantità.
Però è vero che il processo di conversione sociale è iniziato, ed anche se le case automobilistiche preferiscono mettere sul mercato ibridi, qualche scelta coraggiosa sul mercato inizia a vedersi: e parliamo proprio della BMW che lancerà i3 e i8. La

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prima delle quali è una full-elettric, dunque un'automobile completamente elettrica (al contrario della sorella che è un'ibrida). L'i3 è una city car, ha un'autonomia di 150 chilometri, si ricarica in un'ora, raggiunge i 100 kmh in 6 secondi per una velocità massima di 150 kmh. Buone prestazioni per essere un'elettrica direbbero i grandi patiti - e mai soddisfatti - dei motori rombanti, ma vantaggi per l'ambiente ed il portafoglio più che compensati. E poi, lagnarsi di che? 150 kmh in città non sono abbastanza? Se poi la città è Roma sono persino troppi!
Insomma, la Bmw, con la linea Bmwi prova a lanciare la rivoluzione. Rivoluzione perché anche se ancora i consumatori non sono convinti, si tratta comunque di una grande casa automobilistica che lancia una full-eletric e questo potrebbe scatenare una reazione a catena da parte dei concorrenti. E poi si sa, il mercato è in grado di creare la domanda e influenzare le decisioni. La questione è semplice: i costruttori vogliono questa rivoluzione? Noi sì.

sabato 22 ottobre 2011

Roma annega: Alemanno ha poche ragioni e molti torti

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Non bastavano i black bloc, anche il cielo ha dato la sua botta di spranga alla capitale. La città eterna da mesi vive in un eterno caos: allarme criminalità, violenti che non si riescono ad arginare e tombini che non si riescono a stappare! Quello che vedete nella fotografia è un tombino tipico romano: otturato, colmo sino in superficie di detriti, terra, foglie secche, mozziconi di sigarette e altri rifiuti più o meno ingombranti. Ce ne sono sul lungotevere, nei quartieri, nel centro storico, in alcuni vi è cresciuta persino dell'erba. Per questo le scuse di Alemanno servono poco o niente: se è vero che la quantità d'acqua è stata notevole, è pur vero che una corretta manutenzione e pulizia del sistema fognario avrebbe mitigato i danni, o persino resi minimi. Roma, invece, si candida ad essere una nuova Venezia, ad ogni temporale vive disagi enormi e spesso viene sospeso il servizio metropolipano. E' stato così anche il 19 settembre, quando le due linee della metro sono state chiuse per ore, ma già a luglio le piogge avevano creato problemi. Quale altra capitale ha questa risposta così negativa alle intemperie? A dicembre, mentre ero a Berlino e in Italia si votava la fiducia al governo Berlusconi, cadeva la neve, abbondante, senza che nessuno se ne potesse accorgere: tutti i mezzi pubblici hanno svolto il loro servizio regolarmente, le strade erano costantemente pulite, cosparse di sale e breccia per evitare rovinose cadute. Sembra che si parli di altri mondi, eppure siamo anche noi parte dell'Europa, una parte decadente, della cui decadenza nessuno si prende la responsabilità. Colpa di Dio, forse, o degli angeli che fanno la pipì (come ci dicevano da piccoli durante le piogge). Alemanno (nello specifico), e altri (in generale), dovrebbero almeno - per il ruolo che ricoprono - assumersi le proprie responsabilità e non additare sempre un terzo reo, un avversario o il fato. E intanto, Roma fa defluire quell'acqua residua dalle sue ferite, lenisce i suoi muri e si colora di muschi; a volte uno schizzo di vernice decora un palazzo, o uno spruzzo di sangue concima le aiuole; ogni tanto si potano o abbattono degli alberi, se ne da notizia sui manifesti, la segatura e le foglie finiscono la loro vita nei tombini. I cittadini guardano il Tevere scorrere, una statua che sembra più un Duce che un Papa, sognano un antico impero scomparso, che in tanti evocano, ma che nessuno sa eguagliare. Sognano la grandezza e lo splendore anneriti dei marmi; sognano, e talvolta hanno incubi enormi guardando il cielo: l'inverno si avvicina, con esso i temporali e l'eterno cittadino romano si chiede, se non sia il caso di vendere l'auto per acquistare una barchetta.


domenica 16 ottobre 2011

Non dimenticare la piazza pacifica: la politica ora ascolti la società civile


La manifestazione c'è stata, l'affluenza è stata grande e significativa. Migliaia di persone hanno sfilato pacificamente per portare agli occhi della politica, della finanza e dell'economia mondiale il proprio dissenso, per rivendicare la propria contrarietà a certe politiche economiche volte più alla rassicurazione dei mercati che al benessere collettivo. L'economia occidentale è un'economia malata, un'economia fondata sul paradosso della crescita, non più sostenibile. Un tempo forse lo era: quando non c'era niente, quando ogni prodotto costituiva una novità e tutti potevano acquistare contribuendo alla crescita economica. Oggi questo modello si rivela paradossale, alla continua ricerca di una crescita impossibile. Si cerca di produrre e collocare prodotti su di un mercato ormai saturo, gli stati si indebitano, la finanza è impazzita sotto i colpi degli speculatori: ciò deprime la società mondiale, quel 99% ricordato da molti cartelli, che nulla può se non provare a dire "ci sono anche io". Infatti, dissesto e scelte economiche sono in mano ad una élite di "esseri umani" che gestiscono in malo modo - senza avvedersi di cercare nuovi modelli - la vita economica. Essi, in pratica, sono i burattinai dell'intera popolazione mondiale. In Italia e nel mondo si è protestato, manifestato, sfilato, cantato. Giovani soprattutto, ma anche famiglie. Tutti sentono il peso di questo momento, molti sentono il bisogno di voltare pagina verso una nuova era che superi il paradosso della crescita, evolvendo verso società più sane (produrre meno ma produrre meglio), ecologiche, civili e civilizzate; società che non siano semplici schiave dei mercati. Alla fine è stata una festa quasi ovunque, una festa democratica, una rivendicazione pacifica. Purtroppo non in tutte le parti del mondo è stato così. Come è noto, Roma è stata teatro di devastazione da parte di un centinaio di esaltati in cappuccio nero. Un episodio grave, desolante, che si è preso tutto lo spazio sui media. Nessuno, o quasi, sembra abbia notato quel flusso pacifico di persone che esercitava il sacrosanto diritto di manifestare. Sembra che non si aspettasse altro che poter parlare di disordini, dimenticando quanto di buono c'era nella piazza: salviamo il buono che c'è in questo paese. I politici, ormai distanti e isolati nei loro bunker, sembrano non avvedersene o non volersene avvedere. Per loro è più semplice condannare, prendere un mazzetto di violenti e farne la chiave del problema nazionale dimenticando tutto il resto. Non è così: la piazza, il flusso pacifico e democratico che ieri ha dato una grande prova di dignità solidarizzando - nonostante la foga collettiva può essere contagiosa - con le forze dell'ordine, non va dimenticata ed ignorata. E' troppo comodo generalizzare per mascherare la propria inadeguatezza. I black bloc non sono il vero problema, sono una conseguenza degenerante di un "problema paese" assai più grande. Sono gli spruzzi di melma che fuoriescono da un sistema fognario saturo e mal funzionante. Eppure, non si perde l'occasione di sfruttare il momento per sfoggiare un ipocrita perbenismo come fa Cicchitto, il quale critica Draghi per essere stato comprensivo con quegli "indignati" che hanno devastato Roma. Cicchitto si sbaglia, e con dolo: sa che gli indignati e i black bloc sono due cose distinte, ma conviene generalizzare per poter rigettare la protesta nella sua totalità. Gli indignati (e non i black bloc) hanno dimostrato dignità, civiltà, hanno dato prova di essere cittadini onesti che vogliono il bene. La politica ora faccia il suo: premi questa gente, si confronti e ascolti senza fuggire, indignitosamente, nel proprio bunker.