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giovedì 4 agosto 2011

Tagli al piacere della lettura: basta sconti sui libri!


La politica è andata in vacanza. Qualcuno si lagnerà di questo, chiedendosi come si possa abbandonare il paese in un momento così critico. Eppure, stando agli ultimi provvedimenti è forse un bene che si prendano un mese per rinfrescarsi le idee: che si prendano un mese, due o anche tutta la vita. Pochi giorni fa il parlamento ha approvato all'unanimità la nuova disciplina sul prezzo dei libri. La legge, promossa da Ricardo Levi (PD), anche detta legge anti-Amazon, colosso stanutitense che si distingue per efficienza, velocità di spedizione e grandi sconti sui libri (anche 40%), prevede che le librerie non possano applicare sconti superiori al 15% e, solo in particolari occasioni - ovvero quando lo sconto è promosso dallo stesso editore - si potrà arrivare al 25%; tali campagne però non potranno eccedere il mese e non potranno essere promosse nel mese di dicembre (periodo in cui si vendono più libri). Il disonorevole onorevole ha giustificato la proposta con l'intento di proteggere i piccoli librai che non possono competere con il grande distributore online. La legge entrerà in vigore il primo settembre: fino a tale data, dunque, si potrà ancora fare affidamento sugli sconti.

In poche parole stiamo parlando di un abbaglio, perché questo non solo non aiuterà i piccoli librai nelle vendite, ma, farà calare sensibilmente il numero di libri venduti. Come se l'Italia potesse permettersi un tale lusso: è il paese dove si legge meno e con la più bassa base di lettori. Se c'era dunque la speranza di poter allargare tale base con una qualche promozione vantaggiosa, questa viene totalmente vanificata dall'attuale legge. E meno male che si parla di incentivare la cultura!

Vorrei spiegare al disonorevole Levi come un lettore medio pianifica l'acquisto dei propri libri. Prendo come modello di riferimento me stesso. Porterò tre casi distinti: so cosa devo acquistare; voglio acquistare un libro ma non so quale; non voglio acquistare un libro ma sono invogliato a farlo perché allettato dallo sconto.
Quando devo acquistare un libro conoscendo titolo e autore, il mio istinto di consumatore mi porta (ovviamente) a ricercare il prezzo più conveniente. Dunque, prima di recarmi in libreria effettuo delle ricerche. Qualora io riesca a trovare online il libro che mi interessa ad un prezzo vantaggioso, è chiaro che opterò per l'acquisto al minor prezzo. Questo, avendomi fatto risparmiare mi spinge a ricercare un eventuale secondo libro (libro che non avevo pianificato di acquistare). Lo sconto dunque, non solo mi ha fatto spendere meno, ma mi ha portato ad acquistare due o più libri. Dunque il mercato del libro ringrazia, ed il lettore anche.
Nel secondo caso invece, avendo fame di libri ma non sapendo cosa acquistare, mi reco direttamente in libreria, essendo particolarmente ostico sfogliare una libreria virtuale. E' assai più piacevole tuffarsi tra i lunghi scaffali di una libreria fisica, assaporare il libro, tenerlo tra le mani. Avere una scelta vastissima, lasciarsi catturare da colori, sedurre da copertine, farsi consigliare dai commessi. In questo caso acquisto con o senza sconto il libro che più mi interessa soltanto perché ho fame di lettura. E questa è certamente una modalità che non verrà influenzata dalla legge.
L'ultima ipotesi da me proposta è il caso dello sconto che crea il consumo. Capita spesso al lettore abituale di recarsi in libreria per puro piacere, un vizio inguaribile. Anche se non si ha in mente di acquistare alcun libro un giro lo si fa ugualmente. Può capitare che, passeggiando distrattamente tra gli scaffali, mi imbatta in uno sconto molto allettante; questo, contro ogni mio programma, mi porterà a voler cercare un libro da acquistare per poter approfittare della promozione. E cosa tira di più: uno sconto al 15% o uno sconto al 30%? In questo caso dunque, acquisterò un libro pur non avendone pianificato l'acquisto. In quest'ultimo caso rientrano anche le newsletter delle librerie online che, come accade per i viaggi low-cost, spingono all'acquisto non programmato.
Abbiamo perciò due casi su tre per i quali questa legge costituisce un danno. Il risultato sarà certamente meno libri acquistati e flessione del mercato del libro. E flessione non è proprio sinonimo di aiuto. Come reagirà il lettore medio? Leggerà di meno? No, leggerà lo stesso, ma acquistando meno. Preclusa sarà soltanto la possibilità di acquisire nuovi lettori allargandone la base. Ecco dunque alcune possibili reazioni: acquistare libri dalle bancarelle dell'usato a prezzi da 1 a 3 euro, trovando talvolta titoli eccellenti e grandi classici (a Portaportese si trovano I Meridiani Mondadori); evitare l'acquisto optando per il prestito in biblioteca, la quale, se buona, ha un ottimo assortimento di classici e di best seller; fare compravendita di libri usati su siti come comprovendolibri.it. Insomma, il ventaglio di scelta è ampio, e saranno sicuramente opzioni che valuterò/valuteremo/valuteranno. Alla luce di ciò, il disonorevole Levi pensa di aver fatto un favore o un torto all'editoria?

Quel che consiglio a chi ama la lettura e i libri è di acquistare prima dell'entrata in vigore - magari proprio facendo un giro su Amazon - e firmare la petizione su chicago-blog (link del giorno). Lasciamo che sia il libero mercato a disciplinare il prezzo dei libri. E ai disonorevoli: tagliate i vostri stipendi, il vostro numero, le province, non l'unico piacere che ci è rimasto.
Consigli letterari: Fahrenheit 451 di Ray Bradbury come simbolo di protesta e Homo Videns di Giovanni Sartori per riflettere.

Affrettatevi, la legge entra in vigore il primo settembre!

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