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domenica 24 aprile 2011

Giovanardi, l'Ikea e i talebani del bunga bunga.


Ci mancava solo l'infelice uscita di Giovanardi a rompere le uova di pasqua. Ammettiamolo, ci voleva; ne avevamo fin troppo delle solite polemiche, del bunga bunga, della guerra in Libia, dei processi a Berlusconi e delle riforme costituzionali. Ci voleva qualche novità, ci voleva Giovanardi, come se la politica italiana non fosse già abbastanza comica. Un diversivo che fa sorridere, ma anche rabbrividire. Rabbrividire perché sembriamo diretti sempre più verso uno stato fondamentalista, uno stato che vuole occuparsi di tutto, uno stato che vuole mettere le mani sulle scelte di vita e sulle campagne pubblicitarie. Avanti così e finiremo certamente con una classe governante che ci dice come vestire, quali siti internet visitare e quali no, quali spettacoli teatrali produrre, quali programmi televisivi vedere. Probabilmente quest'ultimo punto è stato già da tempo assorbito dal governo, il cui leader è anche proprietario di tre canali (i tre canali mediaset), ne influenza altri due(Rai1 e Ra2) e vorrebbe avere il veto sulla programmazione degli altri due (Rai3 e La7). Se non si conformano sono sovversivi e comunisti; così come sono sovversivi e comunisti i giudici che non si conformano all'imputato, così come sono sovversivi e comunisti i docenti, i giornalisti e tutti quelli che esprimono una opinione difforme dal capo. Questo stesso post è senz'altro sovversivo e comunista stando alle manie persecutorie e assolutistiche di cui è affetto il capo. Ma capo di chi? Capo e capi delle proprie turbe psichiche, dei propri fantasmi, capo e capi, ahinoi, delle vite di milioni di cittadini che, per quanto libere possano essere le loro scelte, sono costretti a subirne i decreti.
Ora che Giovanardi ha fatto indegistione di cioccolato e si è sfogato con la campagna dell'Ikea, come dicevamo, viene da sorridere e rabbrividire. Si sorride perché in fondo fanno tenerezza quei capi in preda a timori atroci di vedere una società "malata" realizzarsi a partire da quel libero mercato di cui loro (dicono) essere i promotori. Ciò che c'è veramente di malato in una società però sono le paure. Quelle sì che sono avvisaglie di sintomi gravi. Paura di che? Di una mano stretta, di un bacio o una carezza tra due uomini? Paura che due uomini possano, in barba allo stato talebano, comprare dei mobili, una libreria e un letto? E sullo stesso letto fare l'amore? Oh sì, l'amore, il sesso, uomo a uomo. Oh cielo, orrore anticostituzionale! E quale costituzione? Quella che ogni giorno si cerca di cambiare per i propri comodi, ma che sempre per i propri comodi viene sbandierata in difesa della famiglia naturale? Sbandierata e pure male, visto che la costituzione Italiana non dice allo stato di riconoscere soltanto quella famiglia naturale fondata sul matrimonio, ma semplicemente suggerisce (e dico suggerisce visto che oggi come oggi il rispetto della costituzione è un optional) alla repubblica di riconoscerne i diritti. Interpretazione dolosa o distratta? Diciamo intenzionalmente adattata alla propria idea; idea che, come in tutti gli stati talebani e fondamentalisti, si vuole estendere agli individui. Un individuo governa, ha un'idea di vita e tale idea deve essere presa come modello dai restanti sessanta milioni di individui: tanti saluti alla libertà, all'individualismo, alle libere scelte, a se stessi. La libertà del governo del bunga bunga è la libertà che fa vincere le elezioni e fa applaudire ai comizi: non c'è altra libertà in questo governo. Qualunque tentativo di influenzare le libere scelte degli individui - o come in questo caso quelle pubblicitarie di una azienda privata - è un attentato alla libertà, è un imporre una volontà dall'alto: e cos'è una volontà imposta se non una privazione di libertà?

Articoli consigliati su questo argomento:
La morale del governo al tempo del bunga-bunga (SiciliaInformazioni.it)
Buona Pasqua, collega Giovanardi (ilfattoquotidiano.it)



martedì 29 marzo 2011

Scacco di Alemanno: poteri a Luigi Scazzafratte


Dopo il recente scandalo di Parentopoli che ha riguardato le assunzioni Ama e Atac, Alemanno è in una stretta pericolosa. Deve risollevare le sorti della capitale che, oggi, nell'anno del 150esimo anniversario dell'Italia unita, appare sempre più un groviglio senza logica anziché una città. Traffico congestionato, sensi unici che girano in tondo per riportarti allo stesso punto iniziale metropolitane che sputano passeggeri allo stremo delle forze, voragini nelle strade e tante altre inefficienze non degne di una città come Roma.
Circolano indiscrezioni in questi giorni, riguardo ad un ingente piano di rinnovamento della città di Roma che potrebbe rivoluzionare l'intera struttura della capitale. Ci sono state fughe di notizie, indiscrezioni, frasi dette a mezza bocca quando ormai l'evidenza e il mormorio schiacciano il sindaco Alemanno ad un angolo. Voci infatti, vorrebbero che dietro questo piano ci sia nientemeno che Luigi Scazzafratte. Un incarico che, se fosse confermato, potrebbe creare un grande terremoto politico. Del resto, Alemanno ci aveva abituato a soluzioni drastiche -tutti ricorderanno la sua volontà di "sfonnare" il raccordo qualora il governo avesse introdotto il pedaggio -, idee che, molte volte, erano risultate tanto eclatanti quanto infondate. Questa volta però, sembra proprio che l'amministrazione non badi a spese e soprattutto non abbia intenzione di fare ammiccamenti velati. Lo stesso sindaco, assediato dai giornalisti voraci di verità, ha dovuto ammettere (e non senza un pizzico di orgoglio): "Sì, abbiamo chiesto consulenze a Luigi Scazzafratte. Daremo a lui pieni poteri". Ovviamente, la notizia del reclutamento di Scazzafratte non poteva non creare agitazioni nell'opposizione che accusa: "Alemanno fa compravendita di cervelli per nascondere ai cittadini i suoi fallimenti e gli scandali." E aggiunge Di Pietro: "Scazzafratte uno di noi e non con questo governo. Non cederemo ai ricatti della maggioranza". Già si prepara una mobilitazione nazionale per impedire ad Alemanno questo scacco. Intanto la procura apre un'inchiesta ed è stato invitato a presentarsi in aula Silvio Berlusconi, che si è però dichiarato estraneo ai fatti: "Chi è costui? Non ho mai avuto rapporti sessuali con lui".
Ancora non si capisce però cosa sia tutto questo brusio. In fondo Roma ha bisogno di rinnovamento e, affidare un progetto così importante a Luigi Scazzafratte è senz'altro una mossa politica azzardata, ma che potrebbe dare i suoi buoni frutti. Del resto, l'opposizione tuona ma non offre alternative. Persino la corona inglese si è detta sdegnata di quanto sta accadendo in Italia e ha spedito in Italia un suo corrispondente, un tale Robert (non comunichiamo il cognome per motivi di sicurezza) che arriverà a Roma a giorni.

Intanto, qualcuno assicura che Scazzafratte ha già prenotato il treno per Roma. Volevano andare emissari del governo a prenderlo, ma lui ha preferito -si dice - acquistare un biglietto del treno per gustarsi il paesaggio e non inquinare. Certo, qualcosa di oscuro in tutta questa vicenda c'è, ma forse sarà lo stesso Scazzafratte a fare luce quando finalmente incontrerà stampa e cittadini.
Intanto, nella sua cascina superblindata, Scazzafratte continua la sua vita tranquilla. Sembra sia difficilissimo avvicinarlo, ma pare che, una giornalista temeraria - che tuttavia preferisce rimanere anonima- sia riuscita ad intrufolarsi nella sua residenza e porre qualche domanda. Laconico, quasi non fosse toccato dalle nuove polemiche politiche, Scazzafratte ha risposto con vago sarcasmo: "possibile che a Roma non c'è nessuno hotel che ospiti galline?"

Maggiori dettagli della notizia su Riflessi al Margine che per primo ha riportato la notizia, ed indica con certezza persino luogo e ora degli incontri pubblici. Città blindata e rione Monti chiuso ai cittadini.


martedì 15 marzo 2011

Facebook: una impostazione carogna ci nasconde ai nostri amici


Vi siete mai chiesti come mai nella pagina principale di facebook appaiono sempre gli stessi contatti? E del perché nessuno commenta i vostri link, o se lo fanno sono sempre gli stessi? La risposta è in una impostazione automatica del profilo di facebook. Il bello è che gli utenti non lo sanno. Così, capita che persone le quali decidono di usare facebook non solo per giocare o perdere tempo in chat, ma anche per promuovere la propria attività e crearsi una lista di contatti, rimangano paradossalmente senza contatti. Infatti, a causa di tale impostazione gli utenti vedono i post e le attività soltanto degli utenti con i quali interagiscono di più. Ciò è vero anche per il contrario, dunque saranno sempre i soliti a vedere i vostri link: fatica sprecata! Come si fa a ritenere un utile strumento di divulgazione un social che preclude la possibilità di raggiungere tutti gli utenti? Per fortuna alcuni iscritti se ne sono accorti ed hanno creato un evento, invitando gli ignari utenti a modificare le impostazioni carogna. Bastano poche mosse e come per magia tutti i contatti tornano visibili. Come fare? Semplice: è sufficiente modificare le impostazioni del canale notizie. Nella home del social network, andate alla voce Più recenti, cliccate sulla freccettina rivolta verso il basso e scegliere Modifica opzioni. Si aprirà una finestra all'interno della quale potrete impostare le preferenze per il canale notizie. Molto probabilmente, senza che voi abbiate scelto ciò, la preferenza dei post sarà già impostata su Mostra i post degli amici con cui interagisci di più; impostatela su Mostra i post di tutti gli amici e le pagine ed ecco nuovamente in bella vista le notizie di tutti i vostri contatti.

Ora potete agire tranquillamente sicuri che tutti leggeranno i vostri stati, link, note? Neanche per idea! Infatti, è molto probabile che i vostri contatti abbiamo il profilo con l'impostazione carogna. Informateli, fate modificare loro questa impostazione e, se non siete d'accordo rispondete a questa banele domanda: che serve iscriversi ad un social network allora?


giovedì 3 febbraio 2011

Botti di fine legislatura


Se c'è una cosa che accomuna i dittatori di diversi Stati e in diversi tempi è il modo con il quale usano il loro potere mediatico per mistificare sui fatti e rincuorare la schiera di devoti creduloni. In questi giorni i giornali spendono molte parole per la rivolta egiziana; ciò che dovrebbe far riflettere è soprattutto la somiglianza e l'analogia dell'azione del presidente Mubarak con quella del presidente Berlusconi. Leggo, infatti, a proposito del presidente egiziano: "ma lui continua a parlare di complotti, di infiltrati, di riforme che verranno, di dialogo con l'opposizione". Se fosse un articolo privo del soggetto, sarebbero parole facilmente attribuibili al premier italiano: questo è proprio quello che ogni giorno viviamo in Italia. Perché quando un presidente estero adotta atteggiamente autoritari è un dittatore ed un mistificatore, e quando ciò avviene da noi vi è la completa assoluzione? Forse bisognerebbe fare il giro del mondo e leggere ciò che pensano di noi i quotidiani esteri. Quando le cose le si può osservare e vivere da vicino non hanno la stessa forza d'urto, anzi, siamo portati a credere alla buona fede, alla benevolenza, al complotto.
Il nostro Premier non è molto dissimile da Mubarak: ogni giorno attacca giudici, giornali (per metà suoi), telegiornali (per il 90% suoi), vecchi alleati, opposizioni (salvo poi tendere la mano per non passare da cattivo); ogni giorno è un affondo, una nuova promessa mancata, un cartellone pubblicitario che poi si sbriciola nella non azione, una perenne campagna elettorale e mediatica. Lui ormai lo vediamo soltanto coi messaggi alla nazione. Non ha mai amato il confronto, ma ora sta scoprendo quanto sia efficace il video messaggio. Lascia che la nazione si danni, imprechi, rovini, tanto bastano un messaggio alla comunità senza contradditorio e sagaci parole per devota concessione dei giornalisti "buoni" affinché l'irrealtà si palesi in molti. Si deve essere assai brocchi per credere ad un tale inganno, eppure c'è chi quotidianamente ne ricalca le parole. Insomma, ci fanno o ci sono? Ci credono o sperano in un pur misero tornaconto? Si parla un po' alla rinfusa, si dice quel che si può, ci si trucca perché lo stucco in faccia rende giovani e gradevoli, e tale gradevolezza rende più credibili le bugie.

L'ultima uscita di Osama Bin Silvio risale a ieri: un pil al 4% in cinque anni eliminando un semplice articolo dalla costituzione; una sinistra che vuole mettere la patrimoniale; piano per il sud; varie ed eventuali. Suvvia, come fa un articolo ad incidere così tanto in un paese senza regole? Possibile che in un paese dove regna uno pseudoanarchismo un articolo possa essere così ostico allo sviluppo dell'impresa? Inoltre, Silvio è fondamentalmente un monopolista, cosa ne può sapere delle imprese altrui e del libero mercato? La sinistra vuole mettere la patrimoniale dice: a parte la breve parentesi Prodiana, negli ultimi 10 anni ci sono stati 8 anni di governo Berlusconi, c'era proprio bisogno di dire una cazzata del genere per recuperare due punti percentuali? Inoltre dire sinistra ultimamente è pressappoco un eufemismo, uno spauracchio che esiste soltanto nella sua testa. Insomma, dato l'elevato numero di esternazioni infelici, fallaci e mistificatrici, direi che Silvio non è poi così convinto di arrivare a fine legislatura. Si è già in campagna elettorale e questo lo si evince da una semplice deduzione logica: ha detto che il pil crescerà di 4 punti in cinque anni mentre gli anni di legislatura sono soltanto due; da ciò è facile dedurre che prevede nuove elezioni, una sua vittoria e altri cinque anni di berlusconismo inutile e improduttivo.

Ci sarebbe molto da imparare dai fratelli egiziani, ma in italia no, le rivoluzioni durano un giorno, perché perdere due giorni del nostro programma preferito alla tv sarebbe davvero, ma davvero troppi.

mercoledì 19 gennaio 2011

Meritocrazia




Lei è la pupilla,
io il culo (cit.)

martedì 11 gennaio 2011

Berlusconi cambia nome al partito: si chiamerà Italia.


È nata Italia; cioè, è nata 150 anni fa, ma c'è qualcuno che sfrutta questa ricorrenza per i suoi ritorni d'immagine. Indovinate chi è? Esatto. Da un momento all'altro vi sommergerà un'onda anomala con la notizia del giorno: Berlusconi ribattezza il Pdl "Italia". Proprio questo, un nome di patria mischiato ad un nome di partito e che con esso diventa tuttuno, tanto che si fa fatica a riconoscerne i confini; forse i confini sono già così sottili da non esistere più.

E tira già aria di elezioni, perché quando Berlusconi esce allo scoperto con trovate commerciali sta già pensando a come vincerle. E come vincerle? Ovviamente bluffando, sfruttando l'estrema malleabilità del cervello umano. Si usano gli stessi strumenti che usa McDonald per vendere panini: questione d'immagine. E pazienza se la carne e il pane sono i peggiori sul mercato: basta che tu la sappia vendere, e Berlusconi è uno che sa venderlo bene il suo prodotto (non scaldatevi, almeno questo dobbiamo riconoscerlo). Così, anziché pensare che s'è fallito, anziché cambiare linea politica, anziché cambiare uomini, programmi, idee, o semplicemente mansione (da premier a nonno), che ti combina quel malandrino di Silvino? Ovviamente cambia l'unica cosa in grado di influire significativamente sulle masse senza bisogno di spendere parole programmatiche: nome e simbolo. Italia sarà il nome dunque: quale scelta più ad effetto? Quale bluff commerciale più efficace di questo? Bravo, bravo! Perché non mettiamo anche un 3x2 e uno sconto del 20% sul digitale terrestre? Sarebbe ottimo per la propaganda; e magari perché non si regalano biglietti per la riffa ad ogni voto dato a Berlusconi? Elezioni con estrazione finale di un fortunato vincitore che si porterà a casa un auto con annessa escort per una notte. Sarebbe un bel premio ed un'ottima consolazione, no? Devo ammettere però che sono deluso, tremendamente deluso da questo atteggiamento autoritario di Silvino: un democratico come lui, poteva almeno far partire un televoto!

***

Sono la parte seria di Humus e prendo la parola. Spesso la mia parte giullaresca e ironica prende il sopravvento. Forse ridacchiare facendo satira aiuta a combattere l'infelicità e i potenti, ma oggi le cose bisogna spiegarle, perché girano tanti individui noiosi che ti direbbero: "eh ma, una cosa così seria l'hai presa un po' alla leggera". Badate bene: chi ti sfotte ti demolisce, chi t'urla addosso ti fa più forte.

Usare il nome del proprio paese per dare il nome ad un partito è un atto, prima d'esser furbo, ingenuo. Qualcuno ci cascherà, magari le elezioni si vinceranno; il problema grande però, è che questo nome, simbolo di unità, rappresenterebbe nel caso una parte soltanto. Tutto il resto, mi chiedo, non deve quindi considerarsi Italia? Quali saranno le reazioni emotive a questo nuovo cataclisma?
Innanzitutto ci sarà un acuirsi dei conflitti: gran parte degli antiberlusconiani faranno un grande strepito contro questa decisione e ciò porterà a situazioni ancora più estreme.
Poi ci sarà quella enorme popolazione di elettori che vedrà nel simbolo il nuovo - oltre che tutto il territorio di una vita -, ignorando però che qualunque sia il nome sono gli uomini al suo interno che agiscono, e la loro azione non cambia con il nome.
Infine i berlusconiani incalliti, i quali forti della nuova simbologia si vedranno assolti e rigenerati, e potendo così vivere di nuova vita (e nuovi incarichi!) si sentiranno ancora più padroni, legittimati a difendere la divinità incarnata nel ruolo di Presidente del Consiglio con ogni mezzo.

Una furberia che mi sentirei di fermare, ma tuttavia lascio correre perché ormai vano è l'incendiarsi: si va a finire in brutti giri. Lascio correre, tra l'angosciato per una patria in decadimento e il curioso evolversi dell'esistenza che sempre ho provato.
Però dico, a voi che vi accingete a gioire per la nascita d'Italia: non saltate, non cantate, altro non è che un inganno celare un partito dietro la parola Italia. Il nome Italia non può rappresentare né un partito, né un uomo. Italia è un insieme di persone, talvolta di idee diverse, le quali però condividono difficoltà e disgrazie; Italia è un territorio variegato, con montaglie, boschi o spiagge; Italia è un miscuglio di linguaggi, passioni e preferenze; l'Italia è una e tante, mai potrà essere un simbolo, un uomo, un marchio commerciale. Se davvero Berlusconi avesse a cuore questo nome, ci penserebbe su, salvaguardando le diversità di cui è portatrice una nazione invece di privilegiare l'unicità di una persona (la sua).
La realtà degli interessi e degli obiettivi però si sbilancia verso la persona singola; ciò ha portato a questa drastica soluzione: Italia è chi vota Berlusconi. Perciò 20 milioni almeno non sono cittadini italiani e dovranno pertanto ritenersi apolidi e annullare il proprio documento d'identità....

......poi magari domani mi sveglierò scoprendro che l'Italia si è unita davvero, questa volta per cacciare l'imperatore che voleva usare un nome per il proprio tornaconto, senza far nemmeno caso che governa insieme a chi (Bossi e la Lega) quel nome non l'ha mai riconosciuto come tale.