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sabato 22 ottobre 2011

Roma annega: Alemanno ha poche ragioni e molti torti

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Non bastavano i black bloc, anche il cielo ha dato la sua botta di spranga alla capitale. La città eterna da mesi vive in un eterno caos: allarme criminalità, violenti che non si riescono ad arginare e tombini che non si riescono a stappare! Quello che vedete nella fotografia è un tombino tipico romano: otturato, colmo sino in superficie di detriti, terra, foglie secche, mozziconi di sigarette e altri rifiuti più o meno ingombranti. Ce ne sono sul lungotevere, nei quartieri, nel centro storico, in alcuni vi è cresciuta persino dell'erba. Per questo le scuse di Alemanno servono poco o niente: se è vero che la quantità d'acqua è stata notevole, è pur vero che una corretta manutenzione e pulizia del sistema fognario avrebbe mitigato i danni, o persino resi minimi. Roma, invece, si candida ad essere una nuova Venezia, ad ogni temporale vive disagi enormi e spesso viene sospeso il servizio metropolipano. E' stato così anche il 19 settembre, quando le due linee della metro sono state chiuse per ore, ma già a luglio le piogge avevano creato problemi. Quale altra capitale ha questa risposta così negativa alle intemperie? A dicembre, mentre ero a Berlino e in Italia si votava la fiducia al governo Berlusconi, cadeva la neve, abbondante, senza che nessuno se ne potesse accorgere: tutti i mezzi pubblici hanno svolto il loro servizio regolarmente, le strade erano costantemente pulite, cosparse di sale e breccia per evitare rovinose cadute. Sembra che si parli di altri mondi, eppure siamo anche noi parte dell'Europa, una parte decadente, della cui decadenza nessuno si prende la responsabilità. Colpa di Dio, forse, o degli angeli che fanno la pipì (come ci dicevano da piccoli durante le piogge). Alemanno (nello specifico), e altri (in generale), dovrebbero almeno - per il ruolo che ricoprono - assumersi le proprie responsabilità e non additare sempre un terzo reo, un avversario o il fato. E intanto, Roma fa defluire quell'acqua residua dalle sue ferite, lenisce i suoi muri e si colora di muschi; a volte uno schizzo di vernice decora un palazzo, o uno spruzzo di sangue concima le aiuole; ogni tanto si potano o abbattono degli alberi, se ne da notizia sui manifesti, la segatura e le foglie finiscono la loro vita nei tombini. I cittadini guardano il Tevere scorrere, una statua che sembra più un Duce che un Papa, sognano un antico impero scomparso, che in tanti evocano, ma che nessuno sa eguagliare. Sognano la grandezza e lo splendore anneriti dei marmi; sognano, e talvolta hanno incubi enormi guardando il cielo: l'inverno si avvicina, con esso i temporali e l'eterno cittadino romano si chiede, se non sia il caso di vendere l'auto per acquistare una barchetta.


domenica 16 ottobre 2011

Non dimenticare la piazza pacifica: la politica ora ascolti la società civile


La manifestazione c'è stata, l'affluenza è stata grande e significativa. Migliaia di persone hanno sfilato pacificamente per portare agli occhi della politica, della finanza e dell'economia mondiale il proprio dissenso, per rivendicare la propria contrarietà a certe politiche economiche volte più alla rassicurazione dei mercati che al benessere collettivo. L'economia occidentale è un'economia malata, un'economia fondata sul paradosso della crescita, non più sostenibile. Un tempo forse lo era: quando non c'era niente, quando ogni prodotto costituiva una novità e tutti potevano acquistare contribuendo alla crescita economica. Oggi questo modello si rivela paradossale, alla continua ricerca di una crescita impossibile. Si cerca di produrre e collocare prodotti su di un mercato ormai saturo, gli stati si indebitano, la finanza è impazzita sotto i colpi degli speculatori: ciò deprime la società mondiale, quel 99% ricordato da molti cartelli, che nulla può se non provare a dire "ci sono anche io". Infatti, dissesto e scelte economiche sono in mano ad una élite di "esseri umani" che gestiscono in malo modo - senza avvedersi di cercare nuovi modelli - la vita economica. Essi, in pratica, sono i burattinai dell'intera popolazione mondiale. In Italia e nel mondo si è protestato, manifestato, sfilato, cantato. Giovani soprattutto, ma anche famiglie. Tutti sentono il peso di questo momento, molti sentono il bisogno di voltare pagina verso una nuova era che superi il paradosso della crescita, evolvendo verso società più sane (produrre meno ma produrre meglio), ecologiche, civili e civilizzate; società che non siano semplici schiave dei mercati. Alla fine è stata una festa quasi ovunque, una festa democratica, una rivendicazione pacifica. Purtroppo non in tutte le parti del mondo è stato così. Come è noto, Roma è stata teatro di devastazione da parte di un centinaio di esaltati in cappuccio nero. Un episodio grave, desolante, che si è preso tutto lo spazio sui media. Nessuno, o quasi, sembra abbia notato quel flusso pacifico di persone che esercitava il sacrosanto diritto di manifestare. Sembra che non si aspettasse altro che poter parlare di disordini, dimenticando quanto di buono c'era nella piazza: salviamo il buono che c'è in questo paese. I politici, ormai distanti e isolati nei loro bunker, sembrano non avvedersene o non volersene avvedere. Per loro è più semplice condannare, prendere un mazzetto di violenti e farne la chiave del problema nazionale dimenticando tutto il resto. Non è così: la piazza, il flusso pacifico e democratico che ieri ha dato una grande prova di dignità solidarizzando - nonostante la foga collettiva può essere contagiosa - con le forze dell'ordine, non va dimenticata ed ignorata. E' troppo comodo generalizzare per mascherare la propria inadeguatezza. I black bloc non sono il vero problema, sono una conseguenza degenerante di un "problema paese" assai più grande. Sono gli spruzzi di melma che fuoriescono da un sistema fognario saturo e mal funzionante. Eppure, non si perde l'occasione di sfruttare il momento per sfoggiare un ipocrita perbenismo come fa Cicchitto, il quale critica Draghi per essere stato comprensivo con quegli "indignati" che hanno devastato Roma. Cicchitto si sbaglia, e con dolo: sa che gli indignati e i black bloc sono due cose distinte, ma conviene generalizzare per poter rigettare la protesta nella sua totalità. Gli indignati (e non i black bloc) hanno dimostrato dignità, civiltà, hanno dato prova di essere cittadini onesti che vogliono il bene. La politica ora faccia il suo: premi questa gente, si confronti e ascolti senza fuggire, indignitosamente, nel proprio bunker.




mercoledì 28 settembre 2011

Socrate era un uomo: voi no!

« C'è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto. No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali. » (Paolo Borsellino)

***

Plus500
Romano salvato, salvato dalla sua cricca. Ditemi voi, quale altra categoria si riunisce così per salvare un proprio membro? Il collegio dei commercialisti non sospende i propri membri se sono indagati per gravi reati? E così anche gli altri settori professionali? E nei pubblici uffici, chi venisse indagato per un reato tanto grave - o anche meno, purché rientri nel penale - non viene forse sospeso in attesa di giudizio? Perseguitati o no, la questione è un'altra: il Ministro deve lasciare il suo posto, rispettare il corso della giustizia affinché si pervenga a una sentenza che decreti la colpevezza o l'innocenza. Romano non è colpevole, né innocente: è soltanto un cittadino italiano chiamato a giudizio. Solo in seguito a tale giudizio si potrà dire innocente o colpevole. E' tanto strano? Quale altro cittadino può sottrarsi a questa procedura? Quale altra categoria professionale può avere il privilegio di blindare i propri membri e lasciarli al proprio posto? O meglio, più che privilegi, si può dire che si tratti piuttosto di una mancanza di etica civile. In Germania un Ministro si è dimesso per aver copiato una tesi di Laurea, in Italia un rinvio a giudizio per reati mafiosi non ottiene lo stesso risultato. Perché? Dove è l'onore di queste persone? Meritano forse rispetto?

Berlusconi ha lanciato la moda del perseguitato dalla giustizia, ora tutti i "caproni" si sentono in diritto di sentirsi perseguitati. Sì, caproni; o meglio "agnelli" e non sacrificali: agnelli timorosi, lagnosi, incompetenti che per il solo vestire la maglia dell'onorevole si sentono onorati. Ma non è la carica che fa di un individuo un onorevole, bensì il suo coraggio e la sua forza, il suo essere uomo di fronte alla legge e agli altri uomini. Questo è un uomo onorevole: un uomo che non si tira indietro. Romano e gli altri si sottraggono, come quei bulletti delle elementari che dopo una marachella accusavano un compagno troppo taciturno e debole per potersi opporre. Romano e compagni, i bulletti dello Stato si proteggono tra di loro, come il più disonorevole dei branchi: e stuprano un intero paese non più vergine, ma massacrato ormai da anni da stupratori in auto blu, da padroni pieni di sé e senza fini da raggiungere se non il proprio riconoscimento. Romano e compagni, conigli alla corte di se stessi che si dichiarano innocenti e non sono altro che COLPEVOLI. Perché è chiara una sola cosa in tutta questa storia, una cosa che è forse ricavabile più dall'esperienza di vita che dagli atti giudiziari: il colpevole tende sempre a fuggire e nascondersi. Ed oggi Romano si è nascosto; e Berlusconi da tempo si nasconde; e Lavitola si nasconde; e Battisti si nasconde; e altri ancora si nascondono dietro al proprio branco di Bulli. Perché il branco da forza, la forza che non si ha. Un semplice atto e sono tutti colpevoli. Molti gridano giustizia, ma non serve: si sono già condannati come uomini anche se non lo saranno come cittadini. A me basta questo, non serve altro, né sentenze, né riti ufficiali. Questo. Uomini: VOI?

(E Silvio minaccia: vado in TV ed esplodo. Non lo sa, è già esploso, da tempo: vergogna per il paese e per se stesso. Speriamo abbia almeno la decenza di andare su La7, perché per molti Mediaset non esiste più.)

Nel Critone si possono rinvenire le tracce di quell'uomo
che loro non saranno mai:



venerdì 9 settembre 2011

Ma che avete nel cervello, la grattachecca?


(nell'immagine: Grattachecca)
(Come, non si parlava di questo Grattachecca?
Eppure ero convinto di saperla!)
(Ad ogni modo questo è Fichetto, non Grattachecca)


***
"Nei pressi del noto Liceo Tacito di Roma si trova la "grattachecca di Sora Maria", molto nota tra i giovani romani. Sapresti indicare quali sono i gusti tipici serviti? Menta, limone, amarena, cioccolato...".

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Forse avranno pensato che un malato, sul punto di morire, può col suo ultimo filo di voce pronunciare debolmente: "Dottore, la prego, mi porti una grattachecca secondo la tradizione". Non si può disattendere un ultimo desiderio. Da oggi se vuoi fare il medico dovrai sapere almeno qual è il gusto tipico della "notissima" grattachecca del chiosco di Sora Maria. Sembra uno scherzo, sembra il solito diserbante irriverente, ma è una faccenda seria. E' una delle 80 domande che componevano il test di ingresso al corso di laurea in professioni sanitaria della Sapienza di Roma. Immaginate le loro facce. Un'intera estate a studiare per prepararsi al meglio, per non sbagliare nulla, per superare quel maledetto test; ogni giorno con il giornale in mano per avere uno sguardo sul mondo e una preparazione di cultura generale; e invece, tutto quello che bisognava fare era prendersi una grattachecca al chiosco di Sora Maria ("dottore, la prego..." - " Ma non so i gusti!!"). Incredibile, questo paese non perde l'occasione per screditarsi. Non eravamo già ridicoli abbastanza? Perché non chiedere anche chi ha vinto X-Factor o il Grande Fratello? Perché non chiedere quanto costa un ombrellone a Ostia o chi ha tirato il rigore decisivo ai mondiali... che anno era? Certe cose bisogna saperle, altrimenti come fai a svolgere certi mestieri! Sapienza, sapienza.. che pazienza!! Quando un'amica due anni fa mi disse di voler venire a Roma per fare il biennio specialistico alla Sapienza io le risposi: "Sei proprio sicura? Non sai a cosa vai incontro: è una giunglia disorganizzata, i professori non ti si filano, i siti internet sono aggiornati poco e male. Di prestigioso ormai ha solo il nome". Forse a quel tempo si salvavano almeno i test d'ingresso; ora neanche più quelli.
Tra i ragazzi c'è indignazione, soprattutto tra coloro che venivano da fuori, chiaramente penalizzati dalla propria provenienza. Gli stessi ragazzi romani però se la sono presa: non è detto che tutti i romani debbano conoscerla. Ed ora? A parte la credibilità perduta, cosa dire a quei ragazzi che non passeranno il test per un soffio? L'Udu (Unione degli Universitari) ha già fatto sapere che farà ricorso contro il test "farlocco", mentre Michele Bonetti - avvocato che da anni segue cause contro il numero chiuso - si dice pronto ad arrivare fino alla magistratura penale. Non hanno tutti i torti; anzi, hanno tutte le ragioni.



martedì 2 agosto 2011

Madre a 58 anni: un miracolo d'egoismo

"Il progredrire della scienza non è mai da condannare a priori,
dipende dall'uso che se ne fa."



Una settimana fa mi trovavo in Abruzzo e, svogliando l'edizione locale del Messaggero, mi è saltata all'occhio una notizia. "Io, mamma felice: è un miracolo" titolava il giornale. Ho strappato la pagina, piegata con cura e messa in tasca. Ciò che viene chiamato miracolo non è che un prodigio della tecnica, l'ennesima testimonianza di quanto la scienza oggi - ma non sempre - non si ponga più limiti. In un ospedale di Sulmona, una donna di 58 anni ha potuto finalmente coronare il suo sogno d'essere madre. Un fatto che ha attirato su di sé i riflettori della società. La donna si è sottoposta alla fecondazione assistita e per far ciò si è recata fino in Repubblica Ceca, essendo tale pratica vietata in Italia. E' straordinario, dicono, che la scienza possa colmare il vuoto lasciato dalla natura: il desiderio di maternità, il figlio a lungo atteso e che si credeva di non poter avere. Non più. Oggi si può, e questo può accendere una speranza in tutte quelle donne che non hanno avuto tale fortuna. Non per dare un dispiacere a questa neo-mamma, ma ciò che essa chiama miracolo, lo vedo come un estremo atto di egoismo. La fecondazione assistita può venire incontro a quelle coppie che hanno problemi di concepimento, ma questo deve pur scontrarsi con l'etica. Quando una madre decide di mettere al mondo un figlio, dovrebbe farlo non solo pensando alla propria felicità, ma anche pensando alla felicità futura del nascituro. Le prospettive, le sicurezze sulle quali la sua esistenza può e deve - seppur instabilmente di questi tempi - poggiare. Invece capita che, accecati dai propri desideri, alla ricerca continua di una felicità che si crede possa nascondersi in piccoli accadimenti "miracolosi", si trascuri poi quel che sarà la felicità altrui. Quali sono le sicurezze che una madre ormai alla soglia dei 60 anni e un padre 64enne possono offrire al piccolo nato? Un bambino che si ritroverà a 6 anni con un padre di 70 ed una madre di 64. E, se è vero che la vita media si allunga, questa il più delle volte è accompagnata da difficoltà fisiche, problemi di salute e nei casi peggiori la morte. Mi chiedo se questa "fortunata" coppia abbia pensato almeno un momento a quel che sarà la vita del proprio figlio negli anni. Un figlio che potrebbe trovarsi non ad essere accudito ma ad accudire dei genitori ormai vecchi, prima ancora d'avere una stabilità propria. La felicità futura sacrificata in nome di una felicità momentanea, passeggera. Un futuro incerto che si piega al volere egoistico di due genitori che non hanno pensato oltre il giorno in cui vivono. Sono cose cui bisogna pensare. Un figlio va pesato, non solo alla nascita, ma prima, prima che esso diventi embrione, prima che la prima cellula prenda vita e si moltiplichi, pesato e pensato. La scienza ci viene incontro, la scienza ci cura, la scienza ci fa concepire anche quando la natura per cautela ci dice che non è più il momento. La natura ci avverte, ma la scienza va oltre, abbatte muri, sovverte le leggi della natura creandone di proprie. La scienza ci salva, la scienza ci uccide. Quando, mi chiedo, abbatteremo il muro dell'egoismo, quando riusciremo a rinunciare ad un po' della nostra felicità per la felicità altrui, quando dal dito che punta la luna vedremo la luna e non il dito, quando? A questo però non può rispondere la scienza, ma l'evoluzione dei costumi e delle menti; il cervello, han detto, non può più crescere. Non ci rimane che la scienza, e l'egoismo.



giovedì 7 luglio 2011

Abolisco le province. Anzi no!




L'abolizione delle province è uno di quei temi di cui tutti si fanno promotori ma nessuno ha il coraggio di mettere in pratica. Da anni se ne parla, da anni si vincono campagne elettorali grazie a questo cavallo di battaglia, da anni si dice "abbattiamo i costi della politica", ma poi, concretamente, nessuno alza un dito. Sono trovate che vanno bene durante la campagna elettorale, evidentemente non durante una legislatura quando i voti sono un dato di fatto che ha già formato una maggioranza ed una opposizione. Giorni fa l'Italia dei Valori ha avanzato una proposta di legge proprio per l'abolizione delle province. Risultato? La maggioranza ha detto NO, il Pd ha detto NO. Gli unici "Sì" sono arrivati dall'Idv e da Fli. Ma come? Ma sì, ognuno ha i propri eletti e i propri interessi nelle province, vi stupite? A far scalpore è stata soprattutto la bocciatura del Pd. Io invece vorrei focalizzare l'attenzione altrove, e non a questi bellissimi tramonti estivi. Voglio fare un passo indietro di tre anni. Ricordo una ridicola campagna elettorale di Silvio Berlusconi. "Il salvatore è arrivato sulla terra" sembrava di sentir dire alle persone. Beh, il salvatore sono venti anni che è qui e non ha salvato un bel niente (a parte, forse, il suo patrimonio). Tutti, di nuovo, hanno creduto alle favolette di questo predicatore non tanto alto (né di statura, né moralmente) ed anno sbarrato nuovamente il simbolo sbagliato. A tutti piacciono le favole, fortunati sono quelli cui le mamme gliele hanno raccontate, ma servono per far addormentare i bimbi non per far cadere in un mondo di false illusioni gli adulti. Mi torna alla mente quella campagna e scopro che le province non sono l'unica balla cantata agli italiani in quel periodo. Cosa si disse? Certo, si disse prima di tutto "aboliremo le province!". Bravo! rispondeva il popolo. Non solo non le hanno abolite dopo tre anni, ma hanno persino rifiutato la proposta di un partito di opposizione che, magari per rinfrescargli la memoria, ha depositato una proposta per l'abolizione appunto delle province. Eppure, imperterrito, il Pinocchio nostrano (che di legno ha solo il naso) continua a farneticare qualcosa sui tagli ai costi della politica. Ma di tagli ci sono stati solo quelli alla cultura, alla sanità, alle università. Anzi, giorni addietro si sono persino affrettati a fare un'ala fumatori a Montecitorio per non so quante migliaia di euro. Be', dovranno pur fumare i loro cervelli di qualcosa!
Altro punto sul quale si è fatta propaganda, puntualmente disatteso, è la famigerata abolizione del bollo auto. E' stato abolito? No. Anzi, probabilmente verrà ben presto inserito un superbollo per le auto di grossa cilindrata. Non entro nel merito se sia giusto o meno, dico solo che si raccontavano altre storie e ancora una volta si è usato uno strumento sensibile per vincere le elezioni. L'amico dei ricchi si è rivelato l'amico di se stesso: infatti è il più ricco di tutti.
Poi c'è la sicurezza, che a quanto pare fa buchi da tutte le parti: nel petto, alle gambe, sotto le costole o al cervello. Ogni tanto un omicido, una sparatoria. Sembra proprio che qui rispetteranno il programma: basta chiudere i teatri, limitare gli eventi in città, far sì dunque che la gente non scenda in strada, che se ne stia buona buona davanti alla tv, e vedrete che la brava gente non avrà noie: basta chiudere bene la porta di casa.
In ultimo, la ciliegina sulla torta, per la quale grasse risate ho riversato sui giornali appena letta. "In cinque anni sconfiggeremo il cancro!". Bravo! Grande! Divino! Santo! Guaritore! (...) A che punto sei con la ricerca Silvio? (perdona tutta questa confidenza dandoti del tu, ma sei uno del popolo, giusto?). Due anni ancora, due anni ancora di legislatura per battere il cancro. Forse proprio per quello hai rinunciato ad abolire le province, il bollo, a mettere in sicurezza le città, a fare riforme; forse proprio per questo dici "andremo avanti fino a fine legislatura", per battere il cancro. Dai, Silvio, puoi battere il cancro. Poi, se non ce la farai al massimo perderai le elezioni, cosicché potremo comunque dire che almeno un cancro è stato sconfitto.

***

Intanto vi ricordo che a Roma è stato occupato il Teatro Valle da oltre venti giorni. Non ne parlano ma l'occupazione c'è e va avanti. Segui il Teatro Valle Occupato su facebook o visita il sito (www.teatrovalleoccupato.it)

giovedì 9 giugno 2011

Referendum: al di là del Sì o del No perché si deve votare, più una dissacrante riflessione riguardo ai quesiti sull'acqua.


Il referendum è l'unico momento in cui il popolo da pecora si trasforma in decisore. Poi beh, molti preferiscono essere pecora.. il resto è tutto dire.

***

Domenica 12 e Lunedì 13 si andrà a votare per il referendum. Sembra un accadimento scontato, ma sono molti a non saperlo. Poca informazione, poco dibattito pubblico, poca volontà di portare a conoscenza questa importante consultazione popolare. Perché mai tanto silenzio? Non è solo questione di vincere o perdere; il motivo oscuro, e forse il più reale, è che i vertici dello Stato da anni attuano una lotta per delegittimare questo importante strumento: un popolo che si esprime è un popolo che toglie forza alla gerarchia politica. Infatti il referendum è, insieme alla petizione ed alla proposta di legge di iniziativa popolare, un importante strumento di DEMOCRAZIA DIRETTA. E' lo strumento attraverso il quale la popolazione può veramente esercitare il potere popolare riconosciuto dalla Costituzione. Il popolo fornisce con il proprio voto la propria opinione su temi specifici: e ciò avviene senza intermediari, senza rappresentanti, ma in maniera diretta. Per questo il referendum non è, come vogliono far credere, un voto che serve a misurare il consenso politico, ma è senz'altro il più forte strumento con il quale il popolo esercità la propria sovranità. Il suo esito è una fonte di diritto primaria che vincola il legislatore. Ciò non avviene con le elezioni politiche; con il voto elettorale il cittadino esprime una preferenza politica, elegge un "mediatore" tra il suo pensiero e gli obiettivi da raggiungere. Essendo però questo interesse mediato dall'agire dell'eletto le attese possono essere disattese, in quanto l'eletto può esser libero di non applicare il programma perseguendo - contemporaneamente o alternativamente all'interesse dell'elettore- il proprio interesse personale. Pertanto, il referendum è l'unico strumento che piega il sovrano al volere popolare. Ma se io sono per il NO devo astenermi? Per tutto quello che ho scritto sopra NO. Potrebbe sembrare che l'astensione sia la ragione del No essendo i risultati identici, ma questa astensione produce soltanto il risultato di rafforzare il potere sovrano a scapito del potere popolare. L'istituto del referendum si indebolisce, perde importanza e questo potrebbe condurlo alla morte, morendo con esso i poteri di controllo e indirizzo primari che il popolo può esercitare sul legislatore. E' pertanto vitale recarsi alle urne, al di là del Sì o del No; è davvero poco importante l'esito. Mettetevi in testa una cosa: chi invita a non votare fa soltanto il suo interesse (e non l'interesse del NO) perché così facendo rafforza il suo potere "mediato" e toglie vigore al quel controllo diretto che ci dovrebbe essere. Dunque Votate, votate per voi perché a voi si chiede un consulto, a voi si chiede un parere e non una adesione politica, a voi si chiede l'esercizio della vostra dignità di esseri pensanti. Pensate? Allora votate: o sì o no.
Perché se decidete di vivere su un determinato territorio dovete avere la possibilità di decidere direttamente come vivere, non solo in maniera mediata.

SU COSA SI VOTA

I quesiti sui quali si vota sono quattro e riguardano: la privatizzazione dell'acqua con i primi due (si vota SI se non si è d'accordo, si vota NO se si è favoreli), la produzione di energia nucleare (si vota SI se non si è d'accordo, si vota NO se si è favoreli), mantenimento del legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri (si vota SI se non si è d'accordo, si vota NO se si è favoreli).

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a) referendum popolare n. 1 Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici di rilevanza economica. Abrogazione; b) referendum popolare n. 2 Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma; c) referendum popolare n. 3 Nuove centrali per la produzione di energia nucleare. Abrogazione parziale di norme; MODIFICATO DALLA CASSAZIONE (1° giugno 2011): Titolo: Abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare. Quesito: Volete che siano abrogati i commi 1 e 8 dell'articolo 5 del dl 31/03/2011 n.34 convertito con modificazioni dalla legge 26/05/2011 n.75? Comma 1: Allo scopo di acquisire ulteriori evidenze scientifiche sui parametri di sicurezza, anche in ambito comunitario, in relazione alla localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, per un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto resta sospesa l’efficacia delle disposizioni degli articoli da 3 a 24, 30, comma 2, 31 e 32 del decreto legislativo 15 febbraio 2010,n.31 Comma 8: in sintesi, prevede entro un anno l'adozione della Strategia energetica nazionale (ndr). d) referendum popolare n. 4 Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale.

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Per quanto riguarda la privatizzazione dell'acqua, il primo quesito è di carattere generale: privatizzazione di servizi tradizionalmente gestiti dallo Stato, dalle amministrazioni comunali, ecc... ; il secondo quesito, invece, è più specifico: in pratica riguarda una norma che permette ai gestori del servizio di praticare prezzi in grado di coprire il costo del capitale investito e conseguire eventualmente un profitto. Questi quesiti sono i più delicati, perché i più esposti a speculazioni politiche. Il problema dell'assenza del dibattito pubblico, si trasforma in un pensiero approssimato. "Vogliono privatizzare l'acqua?" No; questo è ciò che vogliono far credere, ma l'acqua è e rimarrà un bene pubblico. E questo sia col SI sia col NO. Cosa allora? Si tratta della privatizzazione del servizio di gestione dell'acqua. E' da condannare? Nì. Se stai a vedere il Italia tutto è da condannare, dal calcio alle mozzarelle. In verità la privatizzazione dei servizi di gestione tramite la cessione delle quote delle società municipalizzate potrebbe avere risvolti positivi. Primo su tutti la riduzione del costo del servizio: il privato infatti cerca continuamente di operare con efficienza e a costi bassi. Questo in quanto investendo e rischiando il proprio capitale è più attento a come questo viene speso. Soprattutto cerca di evitare gli sprechi, cosa che spesso non avviene nelle aziende pubbliche a causa delle forti pressioni cui sono sottoposte dal basso (movimenti sindacali) e dall'alto (l'alta dirigenza politica che per soddisfare i proprio elettori - o i propri parenti - non bada a spese). Votare sì dunque? Nì. Il secondo punto, più delicato, permette di alzare le tariffe e vendere il servizio "a prezzi remunerativi". Questo è un punto spinoso: si deve permettere al gestore di lucrare sull'acqua? Se dicessi che ciò avviene giornalmente con l'acqua che beviamo, perché non potrebbe essere possibile con l'acqua che usiamo per fare il bidè? Il nodo è sempre come le cose vengono fatte: infatti, se vi fosse adeguata concorrenza e il servizio di gestione non fosse cioè "monopolizzato" in capo ad un'unica azienda si potrebbero perfino godere dei vantaggi, tra cui riduzione delle tariffe. A molti parrà dissacrante questo mio pensiero, ma è così. Il punto è: il servizio verrà svolto in un regime di libero mercato o di monopolio? Ci saranno "lucro libero" o freni alla speculazione? Ci saranno pressioni politiche all'operato delle aziende e alle assunzioni che rimarranno in parte pubbliche? Insomma, quanto il mercato potrà gestire liberamente questo servizio e in modo efficiente in modo da portare dei benefici? Si sa, da noi quello che si fa si fa poco e male. Dunque è probabile che il servizio dell'acqua venga affidato a poche o una sola azienda che applichi liberamente le tariffe, che incorra in malservizi rivalendosi sul prezzo senza temere d'essere insidiata nella sua attività da altre aziende più efficienti ed economiche.

Questo è quanto, non quanto ci dicono, ma è quanto. L'acqua è un bene pubblico e lo rimarrà in ogni caso. Dovete solo decidere se è il caso o meno di attivare una gestione del servizio privata o pubblica, il che non è voler dire ACQUA PRIVATA. Attenti alle speculazioni politiche.

In sintesi, Humus suggerisce di votare:

Quesiti uno e due sull'acqua e la gestione dei servizi idrici: NI, secondo le vostre conclusioni a seguito di profonde riflessioni.
Quesito 3 sull'energia nucleare: SI
Quesito 4 sul legittimo impedimento: SI

mercoledì 19 gennaio 2011

Meritocrazia




Lei è la pupilla,
io il culo (cit.)