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martedì 15 marzo 2011

Facebook: una impostazione carogna ci nasconde ai nostri amici


Vi siete mai chiesti come mai nella pagina principale di facebook appaiono sempre gli stessi contatti? E del perché nessuno commenta i vostri link, o se lo fanno sono sempre gli stessi? La risposta è in una impostazione automatica del profilo di facebook. Il bello è che gli utenti non lo sanno. Così, capita che persone le quali decidono di usare facebook non solo per giocare o perdere tempo in chat, ma anche per promuovere la propria attività e crearsi una lista di contatti, rimangano paradossalmente senza contatti. Infatti, a causa di tale impostazione gli utenti vedono i post e le attività soltanto degli utenti con i quali interagiscono di più. Ciò è vero anche per il contrario, dunque saranno sempre i soliti a vedere i vostri link: fatica sprecata! Come si fa a ritenere un utile strumento di divulgazione un social che preclude la possibilità di raggiungere tutti gli utenti? Per fortuna alcuni iscritti se ne sono accorti ed hanno creato un evento, invitando gli ignari utenti a modificare le impostazioni carogna. Bastano poche mosse e come per magia tutti i contatti tornano visibili. Come fare? Semplice: è sufficiente modificare le impostazioni del canale notizie. Nella home del social network, andate alla voce Più recenti, cliccate sulla freccettina rivolta verso il basso e scegliere Modifica opzioni. Si aprirà una finestra all'interno della quale potrete impostare le preferenze per il canale notizie. Molto probabilmente, senza che voi abbiate scelto ciò, la preferenza dei post sarà già impostata su Mostra i post degli amici con cui interagisci di più; impostatela su Mostra i post di tutti gli amici e le pagine ed ecco nuovamente in bella vista le notizie di tutti i vostri contatti.

Ora potete agire tranquillamente sicuri che tutti leggeranno i vostri stati, link, note? Neanche per idea! Infatti, è molto probabile che i vostri contatti abbiamo il profilo con l'impostazione carogna. Informateli, fate modificare loro questa impostazione e, se non siete d'accordo rispondete a questa banele domanda: che serve iscriversi ad un social network allora?


venerdì 8 ottobre 2010

Sul caso Sarah Scazzi, a voi tutti: Vergogna!

(non partecipo al gioco della tortura, non pubblico immagini,
ma questo quadro dal titolo Innocenza, di Giovanni Alessi)


Tutti abbiamo ancora nella testa il resoconto della brutale fine della piccola Sarah; cosa può portare un uomo a desiderare sua nipote, ad ucciderla e abusare del suo cadavere? Oh vile umanità! Bisognerebbe far nient'altro che stendere un velo su questa vicenda. Un velo, per riscoprire una cosa chiamata riservatezza. Invece, quel corpo ormai ritornato alla terra, è un cimelio da telegiornale, una reliquia innocente, un viso semplice accompagnato a macabre narrazioni per far esclamare "oh, che brutto il mondo! E che gente orribile che ci vive!". Costa così tanto abbassare le luci dei riflettori? Tutti lì, con i propri occhi incollati e le orecchie tese a catturare ogni virgola dell'impassibile voce del cronista; tutti lì, a far finta di commuoversi e poi pronti a sonar di clacson al semaforo appena scattato.
Ci sarebbe da capire, che la vita di Sarah era di Sarah soltanto e non un demanio pubblico attraverso il quale lucrare, far vendere copie ai giornali o incollare la gente ai televisori. Vili! Un corpo tramutato in maceria da telegiornale! Così fan tutti, si specula sulla vita, specie se innocente. Come grandi maghi, i conduttori dei tg hanno intrattenuto un'intera nazione, come se fosse un avvincente giallo a puntate. Ogni giorno, migliaia di affamati alle otto in punto, avidi, accendevano i loro apparecchi per seguire i nuovi risvolti dell'indagine. Ecco, ora il mistero è svelato, l'assassino non era il maggiordomo, gli assassini siete voi! Voi tutti, con la vostra famelica non curanza, con l'ossessiva ricerca di una verità che non vi appartiene, con l'irrispettoso uso della vita altrui come diversivo. Per favore, si spengano i riflettori!
Ora, ora che si fa? Si aspetta un nuovo caso? Certo che no, ci sarà ancora da ricamare sulla tragica fine di Sarah; si seguirà il processo, si griderà al linciaggio di piazza, si verseranno finte lacrime: lasciatele a chi di quelle lacrime può fare degno compianto! La vita però, tanto invocata in non sospetti tempi, si fa strumento per giocare, per intrattenere, per fagocitare le esistenze ormai avare di emozioni. Non c'è il tempo per accorgersi delle ferite che vengono inferte ad un corpo già inerme, le immagini sono così efficaci da smontare ogni uso facoltoso del pensiero. Si è risucchiati nel vortice, ci si dimentica per un attimo della propria vita, ci si distrae come di fronte ad un film drammatico, i confini tra realtà e finzione sono confusi; non si distingue più l'essere reale dall'essere finzione. La mente si appanna e ciò che rimane è una fallace commozione, un vacuo trasporto, un'ipocrita compassione; dimentichi di quanti casi ogni giorno non verranno mai alla luce, non perché meno tragici, bensì meno oscuri e commoventi da raccontare. Vergogna, vergogna tutti! Ci si dimentica di quante infanzie violate, di quanti padri, zii, nonni fratelli o mariti hanno abusato, hanno fatto violenza, hanno ucciso. È proprio questo che accade: si accende la tv e si martorizza un individuo, il più innocente, quello con la storia più sensazionale che suscita il maggiore interesse nello spettatore. Si tralascia il resto, come se non fosse parte di una realtà tragica anch'esso. Si spengano i riflettori, per favore. Abbiate un rantolo di umanità, non se ne parli più; ma gli ipocriti son lì, addomesticati dalla tv ne emulano gli atteggiamenti e le movenze: pubblicano link su Facebook e Sarah ha più di ventimila fans, come se fosse un qualsiasi, insulso, prodotto televisivo.

martedì 7 settembre 2010

Vespa e quella figuraccia all'italiana




Ma a te non piacciono le tette?
Tonerebbe così qualcuno di mia conoscenza. Un giorno, mentre mi perdevo in appassionati dibattiti sul web uscì la fatidica domanda: ti piacciono le tette? Risposi: un buon cervello è preferibile, se ci sono anche le tette meglio. Venni tacciato di essere omosessuale; non che sia un male esserlo ma la cosa mi ha stupito, perché non arrivo a comprendere come da una semplice affermazione si possa arrivare a mettere in dubbio la sessualità di una persona. Probabilmente sarebbe arrivato ad analoghe conclusioni anche Bruno Vespa, protagonista di una pessima figura al premio Campiello. Mentre bavoso schiumava come una lumaca, l'insigne maggiordomo del parlamento italiano invitando sul palco la Silvia Avallone, vincitrice del Premio Campiello Giovani e autrice di Acciaio, si lascia prendere da una febbrile eccitazione invitando le telecamere ad inquadrarle il bellissimo decolleté. E ciò accade non ad un concorso di bellezza, ma ad un concorso letterario. Insomma, anche quando i meriti ci sono, la donna non riesce a mettere la testa fuori ed essere apprezzata per le proprie doti personali.

In questo piccolo accadimento c'è molto dell'Italia di oggi. La donna, che mai è riuscita a imporsi, vittima di retaggi culturali e, forse, anche un po' di se stessa, è e resta un oggetto da esposizione. Il corpo alla base del tutto, dell'immagine, dello show. L'uomo conduce e la donna fa la valletta; nessuna parola, un sorriso, una coscia, una tetta e tutto va bene. La libido del maschio virile, tettofilo, ben sdraiato sul divano mentre lei lava i piatti della cena dalla stessa preparata, è appagato. La donna oggetto è il pilastro su cui poggia l'attuale sistema televisivo italiano. Se nasca prima l'idea dell'impresario o la depravazione dello spettatore è un problema di difficile soluzione. Vero è, che di personaggi alla Vespa ne trovi un po' ovunque: sul treno, per strada, in ufficio o nel cantiere. Uomini che non vedono altra donna se non quella che è facilmente individuabile dalle sue forme; uomini di un paese che ha il più alto numero di turisti sessuali; uomini ai quali se dici di apprezzare la testa di una donna ti tacciano di omosessualità; uomini che non ti assumono perché donna; uomini che "se vai in giro sola sei una in cerca di sesso" o "se vai in giro vestita in quel modo aspettati di essere violentata"; uomini in attesa di una badante che lavi stiri cucini senza troppe lamentele. Questa è la fotografia un po' appannata dell'Italia: un paese sessista. È così oggi, era così ieri, forse lo sarà ancora domani. Certe abitudini sono difficili da superare e del resto, il forte influsso della morale cattolica non aiuta il processo di cambiamento.

Un tempo era ancora possibile incontrare dei cavalieri. Oggi sono schiacciati, oscurati, sepolti dalla volgarizzazione della vita incentivata in qualche modo dal trush televisivo; polverizzati dal Berlusconismo, dalle luci del circo, da forme colori musica decadimento mentale; annientati dalla legittimazione del maschilismo come stile di vita. Così, tra un canale ed un altro, tra festini e pubbliche offese, tra rotondità da esibire e intelligenze informi da macero, ci si dimentica degli uomini gentili, pronti ad offrirti da bere soltanto per il piacere di parlare. Di quei pochi uomini rimasti che t'invitano a cena nella loro casa, ti offrono del vino e ti preparano la cena, ti aprono la portiera della macchina, baciano la mano e ti guardano fisso, intensamente, negli occhi, senza abbassare lo sguardo. Quegli uomini in grado di ascoltare una donna, anche per delle ore, per il solo piacere di ascoltarla senza l'idea di raggiungere altro.