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domenica 6 gennaio 2013

ATAC ovvero ATtaccatevi Al Cazzo

Il buon anno è già un qualcosa che sa di vecchio, ma non fa niente. Sarebbe bello poter dire buon anno ogni giorno, buona vita ogni istante. Comunque siamo ancora nel periodo festivo ed essendo questo il primo post del 2013: buon anno. A tutti, tranne che all'Atac di Roma. Infatti se il buonanno si vede dal mattino sono guai seri per chi viaggia con i mezzi pubblici a Roma. Roma è una città che vanta d'essere la capitale, certamente lo è in fatto di storia, ma in quanto a servizi lascia al quanto a desiderare rispetto alla "rivale" Milano (i cui mezzi pubblici hanno svolto servizio straordinario). La sera di capodanno è tutto un fiorire di eventi, concerti, esplosioni di colori, caroselli, c'è tutto per potersi godere la città e il centro fino in fondo ma... ma a mettere i bastoni tra le ruote dei romani auto-astenuti ci pensa lei, l'azienda pubblica dei trasporti urbani, già nota al grande pubblico per gli scioperi frequenti, i continui guasti dei mezzi e della linea ferroviaria, per i sabotaggi e i macchinisti antipatici (non tutti). È dura prendere i mezzi a Roma, sai quando parti ma non sai quando arrivi. I romani però sono tenaci, pazienti (anche troppo). Anche la pazienza deve avere un limite prima o poi. Fatto sta che l'Atac non grazia i romani nemmeno a capodanno. Si che ci sarebbero tutti i presupposti per svolgere un SERVIZIO PUBBLICO, perché più pubblico giorno di così non esiste, tutti nelle strade, piazze piene. Perà a Roma o ti sposti con la macchina o fai i bagordi fino a mattino per non sfidare il freddo o prendi un taxi che per 5 minuti di viaggio ti chiede 30 euro (ebbene sì) o te la fai a piedi, con tanto di simpaticoni che dalla macchina lanciano piccoli petardi (anche questo accade, ebbene sì). Non è proprio la serata migliore per avventurarsi, tutti fracichi di alcool, bottiglie che volano ecc. era proprio necessario lasciare a piedi la gente? Sì, perché sebbene le sole 2 linee metropolitane siano rimaste attive fino alle 2.30 (e dopo, come si torna?) gli autobus, che sono i mezzi che coprono il più ampio ragio sul territorio della capitale si sono fermati alle 21.00: bus e metro sono ripartiti alle 8.00. Bene, dunque primo devi essere fortunato ed abitare in una zona vicino alla metropolitana, se sei leggermente fuori mano ti metti l'anima in pace (o la mano nel portafogli per una corsa di taxi salatissima). Che si deve fare a Roma per vivere serenamente, che si deve fare per godere almeno una volta di un servizio che si possa chiamare tale? La risposta forse ce la dù la polizia municipale: - lo sapevate, potevate restare a casa. Cosa? Sentito bene, a casa? Dunque ecco qua la ricetta: se sei una persona normale, che troppa voglia non ha di bighellonare fino alle 8.00 di mattina, non uscire proprio! Non ti vogliamo! Noi qui vogliamo solo gente gonfia come una spugna e pronta a spaccarti bottiglie in testa! Et voilà! Rumore di cocci.. qualche ferito? Alla fine uno sforzo lo fanno, per non rimanere al freddo e fare falò improvvisati davanti alla metro flaminio (ho un lontano ricordo di tanti capodanni fa) e consegni il malloppo al taxista, che per fare pochi chilomentri o pochi minuti di viaggio ti chiedono quello che costa un abbonamento mensile (bisognerebbe non pagarlo), senza nemmeno accendere il tassametro, tu chiedi dall'esterno dove vai e loro ti rispondono "però mi devi dare X". Da notare il però, della serie, se non mi dai quella cifra neanche ti ci porto. Bella roba. Bella Roma. Bella Atac! Ed ora: a quando il prossimo sciopero? E a quando il primo sciopero dei biglietti? A quando il primo sciopero dei biglietti? Lo scrivo due volte perché capiate che non è un lapsus. Buon anno.

lunedì 1 agosto 2011

Famiglia tradizionale, BALUARDO NAZIONALE!


(titolo tratto da uno stato su facebook)

Sì, ma quale:
Uomo, donna e cane?
Uomo, donna e amante?
Uomo, donna e mignotte il venerdì?
Uomo, donna e rapporti omosessuali clandistini con fintà virilità ostentata in società?
Uomo, donna e vacanze a cuba?
Uomo, donna e hasta la victoria? (presumibilmente un trans)
Uomo, donna e la cena di lavoro?
Uomo, donna e suocera?
Uomo, donna e sorelle?
Uomo, donna e fratelli?
Uomo, donna e pacchetti di sigarette?
Uomo, donna e scomparsi?
Uomo, donna e tasse?
Uomo, donna e assegni familiari?
Uomo, donna e family day?
Uomo, donna e divorzio?
Uomo, donna, family day e divorzio?
Uomo, donna e alimenti?
Uomo, donna e idraulico?
Uomo, donna e riunione coi professori?
Uomo, donna e figli?
Uomo, donna e preti?
Uomo, donna, figli e preti?
Uomo, donna e facebook?
Uomo, donna e vecchi amici?
Uomo, donna e televisione?
Uomo, donna e Striscia la Notizia?
Uomo, donna e ferro da stiro?
Uomo, donna e piatti da lavare?
Uomo, donna e prodotti per la casa?
Uomo, donna e media shopping?
Uomo, donna e dispari opportunità?
Uomo, donna e che bel culo la segretaria?
Uomo, donna e mi risposo con una dell'est?
Uomo, donna e almeno quelle tacciono perché scappano dalla povertà?
Uomo, donna e violenza?
Uomo, donna e chi porta i pantaloni in casa?
Uomo, donna e piatti che volano?
Uomo, donna e l'assassino ha le chiavi di casa?
Uomo, donna e separati in casa?
Uomo, donna e ma non si dice?
Uomo, donna e... Berlusconi?

Uomo, donna e perché non altro??


giovedì 7 luglio 2011

Abolisco le province. Anzi no!




L'abolizione delle province è uno di quei temi di cui tutti si fanno promotori ma nessuno ha il coraggio di mettere in pratica. Da anni se ne parla, da anni si vincono campagne elettorali grazie a questo cavallo di battaglia, da anni si dice "abbattiamo i costi della politica", ma poi, concretamente, nessuno alza un dito. Sono trovate che vanno bene durante la campagna elettorale, evidentemente non durante una legislatura quando i voti sono un dato di fatto che ha già formato una maggioranza ed una opposizione. Giorni fa l'Italia dei Valori ha avanzato una proposta di legge proprio per l'abolizione delle province. Risultato? La maggioranza ha detto NO, il Pd ha detto NO. Gli unici "Sì" sono arrivati dall'Idv e da Fli. Ma come? Ma sì, ognuno ha i propri eletti e i propri interessi nelle province, vi stupite? A far scalpore è stata soprattutto la bocciatura del Pd. Io invece vorrei focalizzare l'attenzione altrove, e non a questi bellissimi tramonti estivi. Voglio fare un passo indietro di tre anni. Ricordo una ridicola campagna elettorale di Silvio Berlusconi. "Il salvatore è arrivato sulla terra" sembrava di sentir dire alle persone. Beh, il salvatore sono venti anni che è qui e non ha salvato un bel niente (a parte, forse, il suo patrimonio). Tutti, di nuovo, hanno creduto alle favolette di questo predicatore non tanto alto (né di statura, né moralmente) ed anno sbarrato nuovamente il simbolo sbagliato. A tutti piacciono le favole, fortunati sono quelli cui le mamme gliele hanno raccontate, ma servono per far addormentare i bimbi non per far cadere in un mondo di false illusioni gli adulti. Mi torna alla mente quella campagna e scopro che le province non sono l'unica balla cantata agli italiani in quel periodo. Cosa si disse? Certo, si disse prima di tutto "aboliremo le province!". Bravo! rispondeva il popolo. Non solo non le hanno abolite dopo tre anni, ma hanno persino rifiutato la proposta di un partito di opposizione che, magari per rinfrescargli la memoria, ha depositato una proposta per l'abolizione appunto delle province. Eppure, imperterrito, il Pinocchio nostrano (che di legno ha solo il naso) continua a farneticare qualcosa sui tagli ai costi della politica. Ma di tagli ci sono stati solo quelli alla cultura, alla sanità, alle università. Anzi, giorni addietro si sono persino affrettati a fare un'ala fumatori a Montecitorio per non so quante migliaia di euro. Be', dovranno pur fumare i loro cervelli di qualcosa!
Altro punto sul quale si è fatta propaganda, puntualmente disatteso, è la famigerata abolizione del bollo auto. E' stato abolito? No. Anzi, probabilmente verrà ben presto inserito un superbollo per le auto di grossa cilindrata. Non entro nel merito se sia giusto o meno, dico solo che si raccontavano altre storie e ancora una volta si è usato uno strumento sensibile per vincere le elezioni. L'amico dei ricchi si è rivelato l'amico di se stesso: infatti è il più ricco di tutti.
Poi c'è la sicurezza, che a quanto pare fa buchi da tutte le parti: nel petto, alle gambe, sotto le costole o al cervello. Ogni tanto un omicido, una sparatoria. Sembra proprio che qui rispetteranno il programma: basta chiudere i teatri, limitare gli eventi in città, far sì dunque che la gente non scenda in strada, che se ne stia buona buona davanti alla tv, e vedrete che la brava gente non avrà noie: basta chiudere bene la porta di casa.
In ultimo, la ciliegina sulla torta, per la quale grasse risate ho riversato sui giornali appena letta. "In cinque anni sconfiggeremo il cancro!". Bravo! Grande! Divino! Santo! Guaritore! (...) A che punto sei con la ricerca Silvio? (perdona tutta questa confidenza dandoti del tu, ma sei uno del popolo, giusto?). Due anni ancora, due anni ancora di legislatura per battere il cancro. Forse proprio per quello hai rinunciato ad abolire le province, il bollo, a mettere in sicurezza le città, a fare riforme; forse proprio per questo dici "andremo avanti fino a fine legislatura", per battere il cancro. Dai, Silvio, puoi battere il cancro. Poi, se non ce la farai al massimo perderai le elezioni, cosicché potremo comunque dire che almeno un cancro è stato sconfitto.

***

Intanto vi ricordo che a Roma è stato occupato il Teatro Valle da oltre venti giorni. Non ne parlano ma l'occupazione c'è e va avanti. Segui il Teatro Valle Occupato su facebook o visita il sito (www.teatrovalleoccupato.it)

domenica 24 aprile 2011

Giovanardi, l'Ikea e i talebani del bunga bunga.


Ci mancava solo l'infelice uscita di Giovanardi a rompere le uova di pasqua. Ammettiamolo, ci voleva; ne avevamo fin troppo delle solite polemiche, del bunga bunga, della guerra in Libia, dei processi a Berlusconi e delle riforme costituzionali. Ci voleva qualche novità, ci voleva Giovanardi, come se la politica italiana non fosse già abbastanza comica. Un diversivo che fa sorridere, ma anche rabbrividire. Rabbrividire perché sembriamo diretti sempre più verso uno stato fondamentalista, uno stato che vuole occuparsi di tutto, uno stato che vuole mettere le mani sulle scelte di vita e sulle campagne pubblicitarie. Avanti così e finiremo certamente con una classe governante che ci dice come vestire, quali siti internet visitare e quali no, quali spettacoli teatrali produrre, quali programmi televisivi vedere. Probabilmente quest'ultimo punto è stato già da tempo assorbito dal governo, il cui leader è anche proprietario di tre canali (i tre canali mediaset), ne influenza altri due(Rai1 e Ra2) e vorrebbe avere il veto sulla programmazione degli altri due (Rai3 e La7). Se non si conformano sono sovversivi e comunisti; così come sono sovversivi e comunisti i giudici che non si conformano all'imputato, così come sono sovversivi e comunisti i docenti, i giornalisti e tutti quelli che esprimono una opinione difforme dal capo. Questo stesso post è senz'altro sovversivo e comunista stando alle manie persecutorie e assolutistiche di cui è affetto il capo. Ma capo di chi? Capo e capi delle proprie turbe psichiche, dei propri fantasmi, capo e capi, ahinoi, delle vite di milioni di cittadini che, per quanto libere possano essere le loro scelte, sono costretti a subirne i decreti.
Ora che Giovanardi ha fatto indegistione di cioccolato e si è sfogato con la campagna dell'Ikea, come dicevamo, viene da sorridere e rabbrividire. Si sorride perché in fondo fanno tenerezza quei capi in preda a timori atroci di vedere una società "malata" realizzarsi a partire da quel libero mercato di cui loro (dicono) essere i promotori. Ciò che c'è veramente di malato in una società però sono le paure. Quelle sì che sono avvisaglie di sintomi gravi. Paura di che? Di una mano stretta, di un bacio o una carezza tra due uomini? Paura che due uomini possano, in barba allo stato talebano, comprare dei mobili, una libreria e un letto? E sullo stesso letto fare l'amore? Oh sì, l'amore, il sesso, uomo a uomo. Oh cielo, orrore anticostituzionale! E quale costituzione? Quella che ogni giorno si cerca di cambiare per i propri comodi, ma che sempre per i propri comodi viene sbandierata in difesa della famiglia naturale? Sbandierata e pure male, visto che la costituzione Italiana non dice allo stato di riconoscere soltanto quella famiglia naturale fondata sul matrimonio, ma semplicemente suggerisce (e dico suggerisce visto che oggi come oggi il rispetto della costituzione è un optional) alla repubblica di riconoscerne i diritti. Interpretazione dolosa o distratta? Diciamo intenzionalmente adattata alla propria idea; idea che, come in tutti gli stati talebani e fondamentalisti, si vuole estendere agli individui. Un individuo governa, ha un'idea di vita e tale idea deve essere presa come modello dai restanti sessanta milioni di individui: tanti saluti alla libertà, all'individualismo, alle libere scelte, a se stessi. La libertà del governo del bunga bunga è la libertà che fa vincere le elezioni e fa applaudire ai comizi: non c'è altra libertà in questo governo. Qualunque tentativo di influenzare le libere scelte degli individui - o come in questo caso quelle pubblicitarie di una azienda privata - è un attentato alla libertà, è un imporre una volontà dall'alto: e cos'è una volontà imposta se non una privazione di libertà?

Articoli consigliati su questo argomento:
La morale del governo al tempo del bunga-bunga (SiciliaInformazioni.it)
Buona Pasqua, collega Giovanardi (ilfattoquotidiano.it)



giovedì 3 febbraio 2011

Botti di fine legislatura


Se c'è una cosa che accomuna i dittatori di diversi Stati e in diversi tempi è il modo con il quale usano il loro potere mediatico per mistificare sui fatti e rincuorare la schiera di devoti creduloni. In questi giorni i giornali spendono molte parole per la rivolta egiziana; ciò che dovrebbe far riflettere è soprattutto la somiglianza e l'analogia dell'azione del presidente Mubarak con quella del presidente Berlusconi. Leggo, infatti, a proposito del presidente egiziano: "ma lui continua a parlare di complotti, di infiltrati, di riforme che verranno, di dialogo con l'opposizione". Se fosse un articolo privo del soggetto, sarebbero parole facilmente attribuibili al premier italiano: questo è proprio quello che ogni giorno viviamo in Italia. Perché quando un presidente estero adotta atteggiamente autoritari è un dittatore ed un mistificatore, e quando ciò avviene da noi vi è la completa assoluzione? Forse bisognerebbe fare il giro del mondo e leggere ciò che pensano di noi i quotidiani esteri. Quando le cose le si può osservare e vivere da vicino non hanno la stessa forza d'urto, anzi, siamo portati a credere alla buona fede, alla benevolenza, al complotto.
Il nostro Premier non è molto dissimile da Mubarak: ogni giorno attacca giudici, giornali (per metà suoi), telegiornali (per il 90% suoi), vecchi alleati, opposizioni (salvo poi tendere la mano per non passare da cattivo); ogni giorno è un affondo, una nuova promessa mancata, un cartellone pubblicitario che poi si sbriciola nella non azione, una perenne campagna elettorale e mediatica. Lui ormai lo vediamo soltanto coi messaggi alla nazione. Non ha mai amato il confronto, ma ora sta scoprendo quanto sia efficace il video messaggio. Lascia che la nazione si danni, imprechi, rovini, tanto bastano un messaggio alla comunità senza contradditorio e sagaci parole per devota concessione dei giornalisti "buoni" affinché l'irrealtà si palesi in molti. Si deve essere assai brocchi per credere ad un tale inganno, eppure c'è chi quotidianamente ne ricalca le parole. Insomma, ci fanno o ci sono? Ci credono o sperano in un pur misero tornaconto? Si parla un po' alla rinfusa, si dice quel che si può, ci si trucca perché lo stucco in faccia rende giovani e gradevoli, e tale gradevolezza rende più credibili le bugie.

L'ultima uscita di Osama Bin Silvio risale a ieri: un pil al 4% in cinque anni eliminando un semplice articolo dalla costituzione; una sinistra che vuole mettere la patrimoniale; piano per il sud; varie ed eventuali. Suvvia, come fa un articolo ad incidere così tanto in un paese senza regole? Possibile che in un paese dove regna uno pseudoanarchismo un articolo possa essere così ostico allo sviluppo dell'impresa? Inoltre, Silvio è fondamentalmente un monopolista, cosa ne può sapere delle imprese altrui e del libero mercato? La sinistra vuole mettere la patrimoniale dice: a parte la breve parentesi Prodiana, negli ultimi 10 anni ci sono stati 8 anni di governo Berlusconi, c'era proprio bisogno di dire una cazzata del genere per recuperare due punti percentuali? Inoltre dire sinistra ultimamente è pressappoco un eufemismo, uno spauracchio che esiste soltanto nella sua testa. Insomma, dato l'elevato numero di esternazioni infelici, fallaci e mistificatrici, direi che Silvio non è poi così convinto di arrivare a fine legislatura. Si è già in campagna elettorale e questo lo si evince da una semplice deduzione logica: ha detto che il pil crescerà di 4 punti in cinque anni mentre gli anni di legislatura sono soltanto due; da ciò è facile dedurre che prevede nuove elezioni, una sua vittoria e altri cinque anni di berlusconismo inutile e improduttivo.

Ci sarebbe molto da imparare dai fratelli egiziani, ma in italia no, le rivoluzioni durano un giorno, perché perdere due giorni del nostro programma preferito alla tv sarebbe davvero, ma davvero troppi.

martedì 11 gennaio 2011

Berlusconi cambia nome al partito: si chiamerà Italia.


È nata Italia; cioè, è nata 150 anni fa, ma c'è qualcuno che sfrutta questa ricorrenza per i suoi ritorni d'immagine. Indovinate chi è? Esatto. Da un momento all'altro vi sommergerà un'onda anomala con la notizia del giorno: Berlusconi ribattezza il Pdl "Italia". Proprio questo, un nome di patria mischiato ad un nome di partito e che con esso diventa tuttuno, tanto che si fa fatica a riconoscerne i confini; forse i confini sono già così sottili da non esistere più.

E tira già aria di elezioni, perché quando Berlusconi esce allo scoperto con trovate commerciali sta già pensando a come vincerle. E come vincerle? Ovviamente bluffando, sfruttando l'estrema malleabilità del cervello umano. Si usano gli stessi strumenti che usa McDonald per vendere panini: questione d'immagine. E pazienza se la carne e il pane sono i peggiori sul mercato: basta che tu la sappia vendere, e Berlusconi è uno che sa venderlo bene il suo prodotto (non scaldatevi, almeno questo dobbiamo riconoscerlo). Così, anziché pensare che s'è fallito, anziché cambiare linea politica, anziché cambiare uomini, programmi, idee, o semplicemente mansione (da premier a nonno), che ti combina quel malandrino di Silvino? Ovviamente cambia l'unica cosa in grado di influire significativamente sulle masse senza bisogno di spendere parole programmatiche: nome e simbolo. Italia sarà il nome dunque: quale scelta più ad effetto? Quale bluff commerciale più efficace di questo? Bravo, bravo! Perché non mettiamo anche un 3x2 e uno sconto del 20% sul digitale terrestre? Sarebbe ottimo per la propaganda; e magari perché non si regalano biglietti per la riffa ad ogni voto dato a Berlusconi? Elezioni con estrazione finale di un fortunato vincitore che si porterà a casa un auto con annessa escort per una notte. Sarebbe un bel premio ed un'ottima consolazione, no? Devo ammettere però che sono deluso, tremendamente deluso da questo atteggiamento autoritario di Silvino: un democratico come lui, poteva almeno far partire un televoto!

***

Sono la parte seria di Humus e prendo la parola. Spesso la mia parte giullaresca e ironica prende il sopravvento. Forse ridacchiare facendo satira aiuta a combattere l'infelicità e i potenti, ma oggi le cose bisogna spiegarle, perché girano tanti individui noiosi che ti direbbero: "eh ma, una cosa così seria l'hai presa un po' alla leggera". Badate bene: chi ti sfotte ti demolisce, chi t'urla addosso ti fa più forte.

Usare il nome del proprio paese per dare il nome ad un partito è un atto, prima d'esser furbo, ingenuo. Qualcuno ci cascherà, magari le elezioni si vinceranno; il problema grande però, è che questo nome, simbolo di unità, rappresenterebbe nel caso una parte soltanto. Tutto il resto, mi chiedo, non deve quindi considerarsi Italia? Quali saranno le reazioni emotive a questo nuovo cataclisma?
Innanzitutto ci sarà un acuirsi dei conflitti: gran parte degli antiberlusconiani faranno un grande strepito contro questa decisione e ciò porterà a situazioni ancora più estreme.
Poi ci sarà quella enorme popolazione di elettori che vedrà nel simbolo il nuovo - oltre che tutto il territorio di una vita -, ignorando però che qualunque sia il nome sono gli uomini al suo interno che agiscono, e la loro azione non cambia con il nome.
Infine i berlusconiani incalliti, i quali forti della nuova simbologia si vedranno assolti e rigenerati, e potendo così vivere di nuova vita (e nuovi incarichi!) si sentiranno ancora più padroni, legittimati a difendere la divinità incarnata nel ruolo di Presidente del Consiglio con ogni mezzo.

Una furberia che mi sentirei di fermare, ma tuttavia lascio correre perché ormai vano è l'incendiarsi: si va a finire in brutti giri. Lascio correre, tra l'angosciato per una patria in decadimento e il curioso evolversi dell'esistenza che sempre ho provato.
Però dico, a voi che vi accingete a gioire per la nascita d'Italia: non saltate, non cantate, altro non è che un inganno celare un partito dietro la parola Italia. Il nome Italia non può rappresentare né un partito, né un uomo. Italia è un insieme di persone, talvolta di idee diverse, le quali però condividono difficoltà e disgrazie; Italia è un territorio variegato, con montaglie, boschi o spiagge; Italia è un miscuglio di linguaggi, passioni e preferenze; l'Italia è una e tante, mai potrà essere un simbolo, un uomo, un marchio commerciale. Se davvero Berlusconi avesse a cuore questo nome, ci penserebbe su, salvaguardando le diversità di cui è portatrice una nazione invece di privilegiare l'unicità di una persona (la sua).
La realtà degli interessi e degli obiettivi però si sbilancia verso la persona singola; ciò ha portato a questa drastica soluzione: Italia è chi vota Berlusconi. Perciò 20 milioni almeno non sono cittadini italiani e dovranno pertanto ritenersi apolidi e annullare il proprio documento d'identità....

......poi magari domani mi sveglierò scoprendro che l'Italia si è unita davvero, questa volta per cacciare l'imperatore che voleva usare un nome per il proprio tornaconto, senza far nemmeno caso che governa insieme a chi (Bossi e la Lega) quel nome non l'ha mai riconosciuto come tale.



lunedì 16 agosto 2010

L'ultimo genio della politica: Gianni Alemanno e la tassa sui cortei.


Di idee strampalate ne vengono fuori parecchie ai giorni nostri. Se ci spogliassimo dei pregiudizi politici, potremmo raccoglierle in un Umorismario Politico senza roderci troppo il fegato. Inoltre, ciò comporterebbe notevoli riflessi positivi sull'editoria e, getterebbe le basi per un bestseller da esportazione che può fare una degna concorrenza ai libri di Gattuso, Materazzi e Totti, se non addirittura al Premio IGnobel Federico Moccia. Sicuramente ne guadagneremmo in salute psichica; si potrebbe addirittura devolvere il ricavato allo Stato che alleggerirebbe così il carico fiscale. Ma i tempi sono duri e allora bisogna scendere in piazza a rivendicare la propria dignità di uomini, far sentire la propria vibrazione di formichina del sistema. Si ha poco tempo di rilassarsi in gaie letture e le cose vanno prese sul serio. Manifestiamo? Mica tanto conveniente. Almeno prima avevi la soddisfazione di dire sono andato a manifestare per i miei diritti, non mi ascolteranno ma non mi costa niente (se non una lieve gastrite). Ebbene, il Sindaco di Roma Alemanno, che abbiamo potuto ammirare nella sua formidabile uscita alla Tomas Milian - senza tuttavia poter vantare l'impostazione vocale di Ferruccio Amendola - : "Se mettono la tassa sul raccordo anulare lo sfondo!". Si vede che è uno rispettato nel suo ambiente se deve ricorrere a questi mezzucci pacati per farsi rispettare. E c'è da immaginarselo mentre in sella ad un molossoide distruggi asfalto si lancia verso il raccordo ben deciso a distruggerlo. Genio!
Ora, l'ultima trovata del Monnezza Capitolino è questa: una tassa sui cortei. Di per se l'uscita non è infelice al 100%, ma si vede che Alemanno è abituato a muover le labbra d'impulso e poi esclamare un "Doh!" dalle vaghe parvenze Simpsioniane. Con assoluto rispetto di Homer Simpson per carità! Infatti, non è proprio il massimo come idea per rattoppare i buchi del bilancio; inoltre, vallo un po' a dire a quei manifestanti i quali protestano in tempo di crisi, che, non solo non saranno ascoltati, ma perfino dovranno pagare per non essere ascoltati. Manifestare è un diritto riconosciuto dalla Costituzione, se non altro perché fa sì che la voce del capo non sia l'unica voce ammissibile.

Parla di numeri Alemanno: "per una grande manifestazione di 100mila persone il costo è di 35mila euro per la Polizia municipale, 30mila euro per l'Ama, 15mila euro per i servizi sanitari, 15mila per la Protezione civile, 5 mila euro per le transenne, per un totale di 100mila euro." Si può capire che le somme erogate dal comune non sono bruscolini e bisognerebbe dare ad Alemanno un plauso se, e solo se, Roma fosse una città pulita e i manifestanti i soli a sporcarla. Di zozzeria a Roma ce n'è in ogni dove e non solo nei giorni dei cortei; quindi, in sintesi, che sia una proposta copertura per mascherare l'incompetenza contro il degrado della città? Inoltre, fare i paladini dell'ordine comporterebbe almeno un po' di coerenza: se infatti si deve pagare, giustamente, per i servizi del quale si fa uso, dovrebbe almeno dire al suo principale di rimborsare alle casse della metropolitana le corse che i manifestanti dell'ultima grande manifestazione del Pdl hanno fatto a sbafo. Si dice addirittura fossero un milione. Benissimo! Milione di persone che, teoricamente, secondo la funzione Alemanniana avrebbero dovuto produrre un costo di 1 milione di euro nelle casse comunali oltre ai già citati viaggi gratuiti in metro. Bene, allora si inizi facendo pagare gli arretrati: li chieda pure al suo superiore, tanto il presidente i soldi ce l'ha!

"È colpa del buco di bilancio lasciato dalla sinistra" si giustifica Alemanno. Infatti mi chiedevo se non fosse colpa della precedente amministrazione se i soldi mancano e non sia invece a causa dei tagli governativi alle entrate comunali. "Alemanno non fa che aumentare le tasse" tuonano da sinistra. Risposta più ovvia del mondo. Inizio a capire che il bagaglio di risposte è standard e limitato. Se non altro, le posso usare qualora un giorno mi trovassi in condizioni simili. Se sei al governo la colpa è di quelli che c'erano prima; se invece sei all'opposizione dì che chi governa vuole aumentare le tasse, cosa che tu non avresti mai fatto. Due principi basilari, importanti cardini dell'agire politico. Potrei perfino essere a capo di un partito afferrati questi due precetti. Allora devo subito radunare gente per fare pressioni alle autorità mettendo in pratica ciò che ho imparato. "Ma si paga? Davvero?" "Uhm, vabbè dai, ci vediamo su facebook!"

di Alessandro Giova

sabato 29 maggio 2010

Schizofrenia da consumo: ecco l'ipad.



È arrivato l'ipad, gli idioti c'erano già. C'era chi l'ha ordinato da internet e l'ha avuto in anticipo, chi si è messo in coda ai negozi, chi sostiene che da un anno risparmia per poterlo acquistare. Ma a vincere sicuramente sono stati quel gruppetto di folli che s'è accampato a dormire davanti ai negozi. Manco fossero le ultime riserve alimentari del pianeta. Il più venduto dicono sia stato quello più costoso (800 euro); alla faccia della crisi! Mi chiedo cosa ci sia di così sensazionale: guarirà dai tumori? Permetterà di risolvere i problemi ambientali? Guarirà i pazzi e i depressi si sdepresseranno con buona pace degli psicologi che dovranno trovarsi un nuovo lavoro? Quest'ultimo punto, forse, il meno desiderabile: dove ce la mettiamo ora questa nuova forza lavoro?

Mi rimane difficile comprendere l'euforia, l'incontenibile follia, il desiderio ossessivo per un oggetto che fin'ora nelle nostre vite non c'è stato e che ora sembra necessario alla sopravvivenza. Ho letto un'intervista dove il consumatore evidenziava il fatto che lui aveva risparmiato un anno per arrivare a questo giorno. Pensare che io me ne sono accorto solo qualche giorno fa che arrivava questo "icoso". Sfogliando Repubblica c'era un inserto pubblicitario che diceva che tra poco Repubblica si sarebbe potuta leggere sull'ipad. Anziché esclamare wow!, la mia domanda è stata: e che cos'è un ipad? A che serve? Ho reperito informazioni e dovrebbe essere una tavoletta che può contenere al suo interno una serie di applicazioni, libri, quotidiani. Ho cercato delle foto ed ho visto le sue dimensioni: come faccio ad andare in giro con un oggetto del genere? Almeno il giornale cartaceo se la panchina era bagnata potevi metterlo sotto le chiappe! Non riesco ad afferrarne uso ed utilità. È da portare in giro o da consumare a casa?

Un'essenzialità di plastica, l'ennesima idiozia della modernità che crea dipendenza e bisogno di un oggetto mai avuto. Il sorriso dei dittatori del pil che sperano che l'innovazione sollevi l'economia. Il luccichio degli articoli di giornali, delle pubblicità, l'enfasi delle televisione: vento che ha spinto la gente a credere che ciò fosse necessario. Ecco l'ipad, l'ultimo ritrovato delle essenzialità di plastica. Guardo il mio "Novelle per un anno" di Luigi Pirandello, acquistato in un mercatino e finito di stampare il 4 febbraio 1943. Ingiallito ma perfettamente sfogliabile, leggibile, con lo stesso identico aroma di carta viva! Che ne sarà di un ipad quando varcherà la soglia dei 70 anni? E dei suoi contenuti? Persi. La modernità e la tecnologia decreteranno la fine della storia dell'uomo. Non ci sarà sempre questo lusso, e se un giorno dovesse avvenire una catastrofe che decreterà la fine dell'elettronica, che ne sarà del sapere accumulato in formato digitale? Perduto per sempre. E-book e ipad saranno relitti senza quel fascino lucente che li aveva fatti esaltare al loro fiorire. Ma rimarrà sempre, ancor più gialla, ma leggibile, quella fantastica edizione delle "Novelle per un anno" finita di stampare il 4 febbraio 1943.

venerdì 23 aprile 2010

Nuova forma di intrattenimento


Per i gialli (vedi Perugia, Garlasco), bisogna aspettare l'estate perché in quel periodo i politicanti sono in vacanza. Intanto gustatevi la nuova soap-opera. Preferivo Casa Vianello.