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sabato 1 dicembre 2012

L'occasione per perduta del Partito Democratico

Si avvicina il giorno del ballottaggio, c'è una grande agitazione, tensione, un clamore infuocato che procede tra alti e bassi. Parliamo semplicemente delle primarie, eppure qui sembra ci si stia giocando molto di più. In effetti è così. Ci si gioca la credibilità, presumibilmente un posto al governo alle prossime elezioni nel 2013. Bersani e Renzi, la sfida finale. Il vecchio contro il giovane, la vecchia guardia col posto fisso contro il nuovo che avanza in maniera precaria, tra colui che nell'Italia dei problemi ci è cresciuto e un rappresentante della classe politica che li ha provocati. Ecco la sfida. Eppure è un sfida macchiata, è un corsa mozza. Se le precedenti primarie sono state una farsa, dalle vittorie scontate e prevedibili, con nomi messi lì tanto per far numero, quando invece i calcoli veri e propri erano stati fatti dall'alto, queste potevano essere primarie vere, finalmente con un outsider con molto consenso. Il problema è che questo consenso non lo aveva di dentro, come a voler dire "non è il tuo turno". C'era però anche il rischio di fare la figura dei peracottari quando già quello invocava la rottamazione e non era proprio il caso. Dunque è stato il caso di farlo gareggiare, ma di mettere fin da subito paletti un po' stringenti, inventarsi un certificato di elettore di centrosinistra - il quale dovrebbe valere come garanzia di voto alle politiche - in chiara violazione della costituzione: il voto è segreto, o si seguiranno gli elettori nel seggio per assicurarsi che rispettino il contratto firmato? La preoccupazione più grande era quella di vedere il voto annacquato. Ma da chi? Da quelli del centrodestra. Primarie libere, ma non liberissime, quasi forzatamente ristrette per non avere rogne, per non rischiare di perdere. Perché è questo che emerge in sostanza, di cui nessuno osa parlare. Renzi piace, Bersani un po' meno. Renzi attira i nuovi volentorosi, Bersani quelli che dentro ci sono già e che tentano di non uscire. I fatti li conoscete un po' tutti, come sono andati e come stanno andando, come presumibilmente andranno. La cricca democratica vince, si assicura altri cinque anni di egemonia alla faccia del rottamatore Renzi, che per essersi messo contro le gerarchie (non ha tutti i torti) deve ora subire fuochi e diffamazioni: imbroglione, berluschino, populista, ecc. Oppure fare i conti con un parere della corte dei conti uscito proprio il giorno delle polemiche sul regolamento: casualità? Attenti ci siamo stati, il regolamento lo abbiamo letto, sembra proprio che di regole infrante non ce ne siano state; semmai aggirate. Ad ogni modo nessuna violazione, ma così tutti sanno, perché così vogliono far sapere e fa comodo far sapere. Non sono nuovi a queste magie, anni fa, per le primarie dei giovani democratici, successe qualcosa di cuorioso. Alla fine vince comunque il candidato "del partito". (vedi articoli: Innocenzi denuncia brogli e Intervista corriere a Giulia Innocenzi)
Il problema del Pd è che vuole rimanere così com'è, così come qualcuno aveva deciso al suo interno. Se c'è qualcuno che tenta di raggirare il capo occulto, a quel qualcuno va data una lezione: i mezzi per farlo ce li hanno. O con le regole o con la diffamazione. Perché se uno sbaglio ha fatto Renzi, è stato quello di essere convincente e volersi sostituire alla volontaria malaorganizzazione del PD. Si vota o non si vota? Si può o non si può? Sì, ma come? Cosa devo fare? Dovevi trovare con difficoltà il link, aprirlo, trovare la mail del comitato provinciale, inviare richiesta di iscrizione con tanto di giustificazione. Un po' macchinoso il tutto, come del resto siamo abituati: semplificazione! Ci hanno pensato i renziani a colmare la lacuna, creando un sito dove - senza far alcuna pubblicità al proprio candidato - era possibile compilare un semplicissimo modulo online e spedire al comitato di competenza senza troppe difficoltà. Poi se ne è data notizia sui giornali, un invito al voto - non a votare Renzi - che ha semplicemente fatto informazione, nel pieno rispetto del regolamento. Anzi, a leggerlo bene, Renzi ha rispettato persino un punto in più rispetto a Bersani: il punto in cui dice che il candidato deve impegnarsi per garantire una grande affluenza. Benone! Dunque? Dunque dì pure che è stato violato un regolamento, tanto nessuno andrà a leggere. La cricca lo sà, si difende ma perde un occasione: quella di allargare la propria base elettorale. Nel tentativo di difendersi dalla rottamazione, compiono un atto imprudente rifiutando gli elettori, che così si sentono messi da parte. Quello che forse nel PD non sono riusciti a comprendere, è che chi va a votare le primarie non è per fare un golpe, ma è per scegliere un candidato, esprimere una preferenza, un candidato che si è persino disposti a votare alle elezioni politiche in caso di vittoria. Darsi perciò la possibilità di votare anche diversamente da come si è sempre votato (anche perché se le passate elezioni le ha vinte la destra, per vincerle qualcuno di quelli deve votare a sinistra alle prossime). Qualcuno ha annunciato che se vince Bersani non voterà PD. Sembra ovvio, perché se un elettore votasse un partito a prescindere dal candidato, non ci sarebbe bisogno di elezioni primarie: le primarie scelgono il candidato sì, ma il candidato col maggior consenso popolare (non di partito), che può avere più chance alle politiche, è dunque una specie di misurazione di un partito possibile, un test per capire dove possono arrivare i candidati, quale squadra risulta più vincente agli occhi degli elettori. Purtroppo c'è ancora una concezione troppo ideologica dei partiti, ancora si ragiona per motti, destra/sinistra, anacronismi vari, berlusconifobia che prende ancora molti individui e già si grida al complotto. Poveracci! Ci si chiede "questi sono gli innovatori, questi con tutti questi pregiudizi?" La si prende in maniera troppo viscerale questa cosa che si chiama partito: i partiti sono mezzi per esercitare la democrazia, non il fine della democrazia. Questo sfugge. O forse no, lo si sà, ma non si vuole essere rottamati. Si prenderanno meno voti forse, ma ci si può sempre alleare per far cumulo, no? Intanto restiamo, si onora il turnista. 
Non credete a tutto quel che vi dicono gente, ragionate, cercate di vedere a fondo i problemi. Soprattutto siate logici. Prendete ad esempio "Renzi vuol far votare perché gli fa comodo", frase che dicono i bersaniani per denigrare il sindaco. Benissimo, può essere, è una democrazia, ci mancherebbe. Ma se è vero questo, allora diventa vero il suo inverso "Bersani non vuol far votare perché gli fa comodo". Dunque, da una parte qualcuno vuole vincere invitando a votare e sfidando la sfiducia verso la politica, dall'altra c'è chi quella sfiducia l'alimenta e vuole lo stesso risultato, ma senza voto: e cosa è meglio per la democrazia? Insomma, quando ascoltate qualcosa, considerate sempre il suo inverso e ragionateci criticamente. Comunque andrà la competizione noi un'idea ce la siamo fatta: ha vinto soprattutto Renzi, l'unico che ha saputo coinvolgere i cittadini, che ha saputo combattere l'antipolitica e smuovere le masse verso un piccolo riavvicinamento alla politica vera. Bersani e i suoi scagnozzi sono rimasti tal quali erano, con tanti concetti non illustrati in concreto (vedi programmi alla fine), rifugiati nel bunker della politica per paura di perdere il posto, rinunciando a guadagnare il popolo. Non avrebbe vinto Renzi, avrebbe vinto il PD, più forte e a vocazione maggioritaria. Ora, quei delusi con la forma della porta sulla faccia, tornano indietro, amareggiati, con in testa un nome solo: "movimento 5 stelle". Grillo se la ride, perché lì andranno a finire i voti che il PD avrebbe guadagnato (anzi, probabilmente perderà non solo gli indecisi). In un modo o in un altro, un destino deve compiersi e si compirà. A meno che domani... 

Un'altra considerazione riguarda i modi del centrosinistra. Questa vicenda mette in luce come tra centrosinistra e centrodestra non ci siano tante differenze. Entrambi hanno la fobia dei rispettivi avversari. Vedono Berlusconi ovunque (come Berlusconi con i comunisti), lo vedono persino in Renzi. Spaventa un Bersani che dice: "il nostro secondo problema è la destra". Ecco di cosa si preoccupano, di tenere lontana la destra, non di proporre davvero: fare è il miglior modo di battere il tuo avversario. Il modo in cui hanno fatto quadrato e attaccato Renzi, rivela in realtà che forse anche su Berlusconi qualcosa era vero e qualcosa era fango, ma soprattutto rende l'idea che questo centrosinistra è privo di idee e l'unica vera mossa a disposizione è - ieri con Berlusconi, oggi con Renzi - la negazione dell'altro creando paura e avversione intorno ad esso. Con dei presupposti così, vincere e convincere diventa davvero difficile. Occasione perduta.


Noterete la notevole differenza tra i due, uno concreto e l'altro molto più concettuale.

domenica 16 ottobre 2011

Non dimenticare la piazza pacifica: la politica ora ascolti la società civile


La manifestazione c'è stata, l'affluenza è stata grande e significativa. Migliaia di persone hanno sfilato pacificamente per portare agli occhi della politica, della finanza e dell'economia mondiale il proprio dissenso, per rivendicare la propria contrarietà a certe politiche economiche volte più alla rassicurazione dei mercati che al benessere collettivo. L'economia occidentale è un'economia malata, un'economia fondata sul paradosso della crescita, non più sostenibile. Un tempo forse lo era: quando non c'era niente, quando ogni prodotto costituiva una novità e tutti potevano acquistare contribuendo alla crescita economica. Oggi questo modello si rivela paradossale, alla continua ricerca di una crescita impossibile. Si cerca di produrre e collocare prodotti su di un mercato ormai saturo, gli stati si indebitano, la finanza è impazzita sotto i colpi degli speculatori: ciò deprime la società mondiale, quel 99% ricordato da molti cartelli, che nulla può se non provare a dire "ci sono anche io". Infatti, dissesto e scelte economiche sono in mano ad una élite di "esseri umani" che gestiscono in malo modo - senza avvedersi di cercare nuovi modelli - la vita economica. Essi, in pratica, sono i burattinai dell'intera popolazione mondiale. In Italia e nel mondo si è protestato, manifestato, sfilato, cantato. Giovani soprattutto, ma anche famiglie. Tutti sentono il peso di questo momento, molti sentono il bisogno di voltare pagina verso una nuova era che superi il paradosso della crescita, evolvendo verso società più sane (produrre meno ma produrre meglio), ecologiche, civili e civilizzate; società che non siano semplici schiave dei mercati. Alla fine è stata una festa quasi ovunque, una festa democratica, una rivendicazione pacifica. Purtroppo non in tutte le parti del mondo è stato così. Come è noto, Roma è stata teatro di devastazione da parte di un centinaio di esaltati in cappuccio nero. Un episodio grave, desolante, che si è preso tutto lo spazio sui media. Nessuno, o quasi, sembra abbia notato quel flusso pacifico di persone che esercitava il sacrosanto diritto di manifestare. Sembra che non si aspettasse altro che poter parlare di disordini, dimenticando quanto di buono c'era nella piazza: salviamo il buono che c'è in questo paese. I politici, ormai distanti e isolati nei loro bunker, sembrano non avvedersene o non volersene avvedere. Per loro è più semplice condannare, prendere un mazzetto di violenti e farne la chiave del problema nazionale dimenticando tutto il resto. Non è così: la piazza, il flusso pacifico e democratico che ieri ha dato una grande prova di dignità solidarizzando - nonostante la foga collettiva può essere contagiosa - con le forze dell'ordine, non va dimenticata ed ignorata. E' troppo comodo generalizzare per mascherare la propria inadeguatezza. I black bloc non sono il vero problema, sono una conseguenza degenerante di un "problema paese" assai più grande. Sono gli spruzzi di melma che fuoriescono da un sistema fognario saturo e mal funzionante. Eppure, non si perde l'occasione di sfruttare il momento per sfoggiare un ipocrita perbenismo come fa Cicchitto, il quale critica Draghi per essere stato comprensivo con quegli "indignati" che hanno devastato Roma. Cicchitto si sbaglia, e con dolo: sa che gli indignati e i black bloc sono due cose distinte, ma conviene generalizzare per poter rigettare la protesta nella sua totalità. Gli indignati (e non i black bloc) hanno dimostrato dignità, civiltà, hanno dato prova di essere cittadini onesti che vogliono il bene. La politica ora faccia il suo: premi questa gente, si confronti e ascolti senza fuggire, indignitosamente, nel proprio bunker.




sabato 13 agosto 2011

Beati coloro che sanguinano


Qualcuno porti del sangue, presto! Il re muore, il re dissangua!
Che cosa commovente, Berlusconi gronda sangue dal cuore; e lo fa per noi, per noi cittadini stuprati per il bell'avvenire di un paese che non vede più la luce in fondo alla galleria. Che pensiero carino. Avremmo preferito però che si risparmiasse tutta questa compassione. In fondo riusciamo a farne a meno, abbiamo già l'affetto delle persone che ci sono vicino, non serve la compassione del Presidente del Consiglio. Silvio però, è una persona buona, non poteva fare a meno di grondare sangue per noi. Un po' come Gesù che è sceso sulla terra per liberare l'uomo dai peccati, lui è sceso in politica per liberare gli italiani.. dal sangue. Sanguina per noi, dove per sta per "al nostro posto", perché di sangue non ce n'è più. Vallo a trovare, non c'è. Qualcuno ha la fortuna di avere ancora le lacrime, ma sono in pochi. Però chi ha sangue, sanguini! E chi ne ha molto sanguini di più. Queste sono profezie che s'avverano solo nelle conferenze stampa, non nei fatti. A chi ha poco sangue gli vengono spremute anche quelle quattro gocce di pastura rossa e densa. Chi ha tanto - ma non sono poi tanti - potrà essere solidale ed offrire qualche goccia in più; il che equivale a poche misere sacche: infatti costoro non sono che l'1.2% dei contribuenti (511mila italiani). Infine c'è chi di sangue ne ha ma lo tiene nascosto, per loro Sacrificio è un cortometraggio governativo che va in onda la sera su ogni TG.
Così è, chi paga RIpagherà. E così finisce un regno dorato, una bolla esplode nel vuoto assoluto della politica: la bolla che si chiama Silvio Berlusconi. Lui che mai avrebbe voluto e che invece lo fa, lo fa perché urgente, perché costretto, perché invitato a farlo da Bce e UE, lo fa. Lo fa perché è incapace di prendere altri provvedimenti. E' incapace di prendere misure che stimolino la crescita. Lo fa perché non può fuggire dalla logica aziendalistica che lo porta a difendere il proprio patrimonio. Lo fa perché ha bisogno della maggioranza e non può davvero dare un taglio ai costi della politica e al numero dei parlamentari. Lo fa e basta. Così, l'uomo reso impopolare dalle sue palle - quelle biologiche - soccombe all'impopolarità con l'ultima palla della sua vita politica: non metterò le mani in tasca. Ecco, fatto, smentito. Ora può anche togliersi di mezzo, può dedicarsi un po' ai suoi interessi biologici.
Trovare 45 miliardi in due anni non è semplice. Semplice è mettere le mani nelle borsette delle vecchie e nelle tasche della gente. Semplice è dare la colpa agli altri - i precendenti governi -, dimenticando che degli ultimi 10 anni ben 8 sono stati di governo Berlusconi. E tra questi anni ci si accorge in un caldo giorno d'agosto dell'ottavo anno - su richiamo della Bce - che siamo nella merda. Di questi quasi 3000 giorni di governo, ci si riduce ad un manovrone di due giorni. Poi la colpa è degli altri, perché così è semplice. Più semplice che tagliare tutte le province (costo annuo 17 miliardi) e le spese militari (23 miliardi), più un taglio allo spreco pubblico, più un taglio ai privilegi della Chiesa ed ai soldi che a essa vengono versati annualmente. Ecco qua i fottutissimi 45 miliardi; forse avanza qualcosa: il resto prendetelo in caramelle. Vado a pisciare: questo è il mio contributo di solidarietà a questo governo.

lunedì 18 luglio 2011

L'uomo che resta per abbassare le tasse alzando le tasse. E il mercato boccia manovra e governo.


Doveva essere il Salvatore, così diceva lui; si presentava come la novità, dimenticando di essere in politica da vent'anni ed avere più di settanta anni. Soprattutto, doveva essere colui che avrebbe reso tutti più ricchi, colui che finalmente ci dava un taglio. E un taglio ce lo ha dato veramente: ma non alle tasse, bensì alle agevolazioni fiscali. L'uomo dei miracoli ha compiuto il miracolo: quando sembrava che davvero non potesse fare di peggio è riuscito a fare di peggio. Superbollo, ticket sanitario, taglio delle agevolazioni Irpef e aumento della stessa fino a 1000 euro a famiglia. Napolitano applaude la coesione, la fine dello Stato è scongiurata. No, non scongiurata, rimandata perché non ci sarà ripresa, non ci sarà mai. Scongiurati sono i consumi, l'economia reale, i risparmi delle famiglie, la serenità dei cittadini che sono sempre più tartassati. Certo, la manovra era necessaria diranno, perché il mercato è impazzito, bisognava agire per evitare di finire come la Grecia. Dunque, mani al portafoglio. Di chi? Dei soliti! Ma non da subito, dal 2013 (tagli del 5% delle agevolazioni) e dal 2014 (tagli del 20%), cosicché si potrà presumibilmente accusare il nuovo governo. Eppure non se ne va, continua, persevera, come se avesse altro da distruggere. Chissà, forse altri danni da fare li troverà. E intanto dichiara: "resto per abbassare le tasse". O forse voleva dire le tazze?

Doveva abbassare le tasse, eliminare il bollo, abbassare il numero dei parlamentari, ridurre i costi della politica, abolire le province. Non è stato fatto nulla e nulla si farà. Si è fatta una manovra carogna nel nome dell'emergenza, ci si aspettava responsabilità invece s'è difeso il proprio territorio andando di nuovo a mettere le mani nelle tasche delle famiglie. Tagli alla politica non ce ne sono stati, i privilegi sono rimasti, le province più salde che mai. Silvio il Salvatore che diventa Silvio il Traditore. Per molti è sempre stato invece il Truffatore, un moderno venditore di indulgenze che frega i poveracci per il bene della propria cricca. E' ora, è ora di cambiare. Elezioni, governo tecnico, rivoluzione. Qualsiasi soluzione è meglio di un Berlusconi al governo. Si attendeva la risposta delle borse, e la risposta è arrivata: Milano a -2.5% alle 16.30, peggiore borsa europea. Giù vanno soprattutto i titoli bancari, nonostante il test di stress abbia dato risultati positivi per le banche italiane. Un nuovo lunedì nero, una sfiducia totale del mercato alla manovra e al governo italiano. Un rosso costante che chiede forse un cambio al vertice. Ormai non ci crede più nessuno, nemmeno il mercato.

LINK DEL GIORNO

giovedì 7 luglio 2011

Abolisco le province. Anzi no!




L'abolizione delle province è uno di quei temi di cui tutti si fanno promotori ma nessuno ha il coraggio di mettere in pratica. Da anni se ne parla, da anni si vincono campagne elettorali grazie a questo cavallo di battaglia, da anni si dice "abbattiamo i costi della politica", ma poi, concretamente, nessuno alza un dito. Sono trovate che vanno bene durante la campagna elettorale, evidentemente non durante una legislatura quando i voti sono un dato di fatto che ha già formato una maggioranza ed una opposizione. Giorni fa l'Italia dei Valori ha avanzato una proposta di legge proprio per l'abolizione delle province. Risultato? La maggioranza ha detto NO, il Pd ha detto NO. Gli unici "Sì" sono arrivati dall'Idv e da Fli. Ma come? Ma sì, ognuno ha i propri eletti e i propri interessi nelle province, vi stupite? A far scalpore è stata soprattutto la bocciatura del Pd. Io invece vorrei focalizzare l'attenzione altrove, e non a questi bellissimi tramonti estivi. Voglio fare un passo indietro di tre anni. Ricordo una ridicola campagna elettorale di Silvio Berlusconi. "Il salvatore è arrivato sulla terra" sembrava di sentir dire alle persone. Beh, il salvatore sono venti anni che è qui e non ha salvato un bel niente (a parte, forse, il suo patrimonio). Tutti, di nuovo, hanno creduto alle favolette di questo predicatore non tanto alto (né di statura, né moralmente) ed anno sbarrato nuovamente il simbolo sbagliato. A tutti piacciono le favole, fortunati sono quelli cui le mamme gliele hanno raccontate, ma servono per far addormentare i bimbi non per far cadere in un mondo di false illusioni gli adulti. Mi torna alla mente quella campagna e scopro che le province non sono l'unica balla cantata agli italiani in quel periodo. Cosa si disse? Certo, si disse prima di tutto "aboliremo le province!". Bravo! rispondeva il popolo. Non solo non le hanno abolite dopo tre anni, ma hanno persino rifiutato la proposta di un partito di opposizione che, magari per rinfrescargli la memoria, ha depositato una proposta per l'abolizione appunto delle province. Eppure, imperterrito, il Pinocchio nostrano (che di legno ha solo il naso) continua a farneticare qualcosa sui tagli ai costi della politica. Ma di tagli ci sono stati solo quelli alla cultura, alla sanità, alle università. Anzi, giorni addietro si sono persino affrettati a fare un'ala fumatori a Montecitorio per non so quante migliaia di euro. Be', dovranno pur fumare i loro cervelli di qualcosa!
Altro punto sul quale si è fatta propaganda, puntualmente disatteso, è la famigerata abolizione del bollo auto. E' stato abolito? No. Anzi, probabilmente verrà ben presto inserito un superbollo per le auto di grossa cilindrata. Non entro nel merito se sia giusto o meno, dico solo che si raccontavano altre storie e ancora una volta si è usato uno strumento sensibile per vincere le elezioni. L'amico dei ricchi si è rivelato l'amico di se stesso: infatti è il più ricco di tutti.
Poi c'è la sicurezza, che a quanto pare fa buchi da tutte le parti: nel petto, alle gambe, sotto le costole o al cervello. Ogni tanto un omicido, una sparatoria. Sembra proprio che qui rispetteranno il programma: basta chiudere i teatri, limitare gli eventi in città, far sì dunque che la gente non scenda in strada, che se ne stia buona buona davanti alla tv, e vedrete che la brava gente non avrà noie: basta chiudere bene la porta di casa.
In ultimo, la ciliegina sulla torta, per la quale grasse risate ho riversato sui giornali appena letta. "In cinque anni sconfiggeremo il cancro!". Bravo! Grande! Divino! Santo! Guaritore! (...) A che punto sei con la ricerca Silvio? (perdona tutta questa confidenza dandoti del tu, ma sei uno del popolo, giusto?). Due anni ancora, due anni ancora di legislatura per battere il cancro. Forse proprio per quello hai rinunciato ad abolire le province, il bollo, a mettere in sicurezza le città, a fare riforme; forse proprio per questo dici "andremo avanti fino a fine legislatura", per battere il cancro. Dai, Silvio, puoi battere il cancro. Poi, se non ce la farai al massimo perderai le elezioni, cosicché potremo comunque dire che almeno un cancro è stato sconfitto.

***

Intanto vi ricordo che a Roma è stato occupato il Teatro Valle da oltre venti giorni. Non ne parlano ma l'occupazione c'è e va avanti. Segui il Teatro Valle Occupato su facebook o visita il sito (www.teatrovalleoccupato.it)

domenica 24 aprile 2011

Giovanardi, l'Ikea e i talebani del bunga bunga.


Ci mancava solo l'infelice uscita di Giovanardi a rompere le uova di pasqua. Ammettiamolo, ci voleva; ne avevamo fin troppo delle solite polemiche, del bunga bunga, della guerra in Libia, dei processi a Berlusconi e delle riforme costituzionali. Ci voleva qualche novità, ci voleva Giovanardi, come se la politica italiana non fosse già abbastanza comica. Un diversivo che fa sorridere, ma anche rabbrividire. Rabbrividire perché sembriamo diretti sempre più verso uno stato fondamentalista, uno stato che vuole occuparsi di tutto, uno stato che vuole mettere le mani sulle scelte di vita e sulle campagne pubblicitarie. Avanti così e finiremo certamente con una classe governante che ci dice come vestire, quali siti internet visitare e quali no, quali spettacoli teatrali produrre, quali programmi televisivi vedere. Probabilmente quest'ultimo punto è stato già da tempo assorbito dal governo, il cui leader è anche proprietario di tre canali (i tre canali mediaset), ne influenza altri due(Rai1 e Ra2) e vorrebbe avere il veto sulla programmazione degli altri due (Rai3 e La7). Se non si conformano sono sovversivi e comunisti; così come sono sovversivi e comunisti i giudici che non si conformano all'imputato, così come sono sovversivi e comunisti i docenti, i giornalisti e tutti quelli che esprimono una opinione difforme dal capo. Questo stesso post è senz'altro sovversivo e comunista stando alle manie persecutorie e assolutistiche di cui è affetto il capo. Ma capo di chi? Capo e capi delle proprie turbe psichiche, dei propri fantasmi, capo e capi, ahinoi, delle vite di milioni di cittadini che, per quanto libere possano essere le loro scelte, sono costretti a subirne i decreti.
Ora che Giovanardi ha fatto indegistione di cioccolato e si è sfogato con la campagna dell'Ikea, come dicevamo, viene da sorridere e rabbrividire. Si sorride perché in fondo fanno tenerezza quei capi in preda a timori atroci di vedere una società "malata" realizzarsi a partire da quel libero mercato di cui loro (dicono) essere i promotori. Ciò che c'è veramente di malato in una società però sono le paure. Quelle sì che sono avvisaglie di sintomi gravi. Paura di che? Di una mano stretta, di un bacio o una carezza tra due uomini? Paura che due uomini possano, in barba allo stato talebano, comprare dei mobili, una libreria e un letto? E sullo stesso letto fare l'amore? Oh sì, l'amore, il sesso, uomo a uomo. Oh cielo, orrore anticostituzionale! E quale costituzione? Quella che ogni giorno si cerca di cambiare per i propri comodi, ma che sempre per i propri comodi viene sbandierata in difesa della famiglia naturale? Sbandierata e pure male, visto che la costituzione Italiana non dice allo stato di riconoscere soltanto quella famiglia naturale fondata sul matrimonio, ma semplicemente suggerisce (e dico suggerisce visto che oggi come oggi il rispetto della costituzione è un optional) alla repubblica di riconoscerne i diritti. Interpretazione dolosa o distratta? Diciamo intenzionalmente adattata alla propria idea; idea che, come in tutti gli stati talebani e fondamentalisti, si vuole estendere agli individui. Un individuo governa, ha un'idea di vita e tale idea deve essere presa come modello dai restanti sessanta milioni di individui: tanti saluti alla libertà, all'individualismo, alle libere scelte, a se stessi. La libertà del governo del bunga bunga è la libertà che fa vincere le elezioni e fa applaudire ai comizi: non c'è altra libertà in questo governo. Qualunque tentativo di influenzare le libere scelte degli individui - o come in questo caso quelle pubblicitarie di una azienda privata - è un attentato alla libertà, è un imporre una volontà dall'alto: e cos'è una volontà imposta se non una privazione di libertà?

Articoli consigliati su questo argomento:
La morale del governo al tempo del bunga-bunga (SiciliaInformazioni.it)
Buona Pasqua, collega Giovanardi (ilfattoquotidiano.it)



martedì 11 gennaio 2011

Berlusconi cambia nome al partito: si chiamerà Italia.


È nata Italia; cioè, è nata 150 anni fa, ma c'è qualcuno che sfrutta questa ricorrenza per i suoi ritorni d'immagine. Indovinate chi è? Esatto. Da un momento all'altro vi sommergerà un'onda anomala con la notizia del giorno: Berlusconi ribattezza il Pdl "Italia". Proprio questo, un nome di patria mischiato ad un nome di partito e che con esso diventa tuttuno, tanto che si fa fatica a riconoscerne i confini; forse i confini sono già così sottili da non esistere più.

E tira già aria di elezioni, perché quando Berlusconi esce allo scoperto con trovate commerciali sta già pensando a come vincerle. E come vincerle? Ovviamente bluffando, sfruttando l'estrema malleabilità del cervello umano. Si usano gli stessi strumenti che usa McDonald per vendere panini: questione d'immagine. E pazienza se la carne e il pane sono i peggiori sul mercato: basta che tu la sappia vendere, e Berlusconi è uno che sa venderlo bene il suo prodotto (non scaldatevi, almeno questo dobbiamo riconoscerlo). Così, anziché pensare che s'è fallito, anziché cambiare linea politica, anziché cambiare uomini, programmi, idee, o semplicemente mansione (da premier a nonno), che ti combina quel malandrino di Silvino? Ovviamente cambia l'unica cosa in grado di influire significativamente sulle masse senza bisogno di spendere parole programmatiche: nome e simbolo. Italia sarà il nome dunque: quale scelta più ad effetto? Quale bluff commerciale più efficace di questo? Bravo, bravo! Perché non mettiamo anche un 3x2 e uno sconto del 20% sul digitale terrestre? Sarebbe ottimo per la propaganda; e magari perché non si regalano biglietti per la riffa ad ogni voto dato a Berlusconi? Elezioni con estrazione finale di un fortunato vincitore che si porterà a casa un auto con annessa escort per una notte. Sarebbe un bel premio ed un'ottima consolazione, no? Devo ammettere però che sono deluso, tremendamente deluso da questo atteggiamento autoritario di Silvino: un democratico come lui, poteva almeno far partire un televoto!

***

Sono la parte seria di Humus e prendo la parola. Spesso la mia parte giullaresca e ironica prende il sopravvento. Forse ridacchiare facendo satira aiuta a combattere l'infelicità e i potenti, ma oggi le cose bisogna spiegarle, perché girano tanti individui noiosi che ti direbbero: "eh ma, una cosa così seria l'hai presa un po' alla leggera". Badate bene: chi ti sfotte ti demolisce, chi t'urla addosso ti fa più forte.

Usare il nome del proprio paese per dare il nome ad un partito è un atto, prima d'esser furbo, ingenuo. Qualcuno ci cascherà, magari le elezioni si vinceranno; il problema grande però, è che questo nome, simbolo di unità, rappresenterebbe nel caso una parte soltanto. Tutto il resto, mi chiedo, non deve quindi considerarsi Italia? Quali saranno le reazioni emotive a questo nuovo cataclisma?
Innanzitutto ci sarà un acuirsi dei conflitti: gran parte degli antiberlusconiani faranno un grande strepito contro questa decisione e ciò porterà a situazioni ancora più estreme.
Poi ci sarà quella enorme popolazione di elettori che vedrà nel simbolo il nuovo - oltre che tutto il territorio di una vita -, ignorando però che qualunque sia il nome sono gli uomini al suo interno che agiscono, e la loro azione non cambia con il nome.
Infine i berlusconiani incalliti, i quali forti della nuova simbologia si vedranno assolti e rigenerati, e potendo così vivere di nuova vita (e nuovi incarichi!) si sentiranno ancora più padroni, legittimati a difendere la divinità incarnata nel ruolo di Presidente del Consiglio con ogni mezzo.

Una furberia che mi sentirei di fermare, ma tuttavia lascio correre perché ormai vano è l'incendiarsi: si va a finire in brutti giri. Lascio correre, tra l'angosciato per una patria in decadimento e il curioso evolversi dell'esistenza che sempre ho provato.
Però dico, a voi che vi accingete a gioire per la nascita d'Italia: non saltate, non cantate, altro non è che un inganno celare un partito dietro la parola Italia. Il nome Italia non può rappresentare né un partito, né un uomo. Italia è un insieme di persone, talvolta di idee diverse, le quali però condividono difficoltà e disgrazie; Italia è un territorio variegato, con montaglie, boschi o spiagge; Italia è un miscuglio di linguaggi, passioni e preferenze; l'Italia è una e tante, mai potrà essere un simbolo, un uomo, un marchio commerciale. Se davvero Berlusconi avesse a cuore questo nome, ci penserebbe su, salvaguardando le diversità di cui è portatrice una nazione invece di privilegiare l'unicità di una persona (la sua).
La realtà degli interessi e degli obiettivi però si sbilancia verso la persona singola; ciò ha portato a questa drastica soluzione: Italia è chi vota Berlusconi. Perciò 20 milioni almeno non sono cittadini italiani e dovranno pertanto ritenersi apolidi e annullare il proprio documento d'identità....

......poi magari domani mi sveglierò scoprendro che l'Italia si è unita davvero, questa volta per cacciare l'imperatore che voleva usare un nome per il proprio tornaconto, senza far nemmeno caso che governa insieme a chi (Bossi e la Lega) quel nome non l'ha mai riconosciuto come tale.



lunedì 6 dicembre 2010

E se i radicali votassero la fiducia?



Il governo ha i giorni contati, oppure no. Sono giorni di conte, trattative, giochi sottili sul filo di un rasoio. Un giorno Berlusconi sembra spacciato, il giorno dopo non lo è più. Da giorni girano voci in merito all'incontro avvenuto tra i radicali ed una delegazione del Pdl. Infatti, non appare del tutto scontato il voto di sfiducia radicale al governo Berlusconi, anzi, i numeri scricchiolano e variano di continuo in salita e in discesa. I radicali, sempre al centro della scena, alla spicciolata fanno più rumore di una mandria di buoi. Non è escluso che i sei radicali alla camera possano risultare determinanti in questo gioco perverso di fudicie e sfiducie, votando la fiducia al governo.
Pannella ci lascia sulle spine, non si saprà nulla fino al fatidico 14 dicembre. Io sarò a Berlino, e m'auguro di ricevere notizie confortanti al mio ritorno.

Certo, sarebbe una bella beffa ritornare e ritrovarsi anche tra i piedi il signor B. Perché mai i radicali si abbasserebbero a questo gioco? Hanno sempre avuto il loro modo di vedere e fare politica, pertanto non deve stupire il loro ping pong. Non che questo sia condannabile in toto: sono il partito della concretezza, lottano per obiettivi ben definiti. Più che un partito da governo, sono un partito di pressione che lotta per ottenere degli obiettivi concreti. Così facendo non si beccano molte simpatie, e l'osservatore superficiale è destinato a condannarli. Chi li conosce li stima e li rispetta, ma anche i più fedeli possono aggrottare il sopracciglio in certi casi.

Sembra che Pannella abbia fatto esplicite richieste, proponendo in cambio un voto di fiducia o al massimo un'astensione; ovviamente bisognerà vedere quanto queste favolette da giornale corrispondano al vero. Fatto sta che la sfiducia non è cosa così scontata come potrebbe sembrare.
Le richieste radicali vanno dal problema carceri alla riforma elettorale per arrivare ad un bipolarismo all'inglese, alla riforma della magistratura con la separazione delle carriere dei pm fino alla "democratizzazione della rai" per il pari accesso alla televisione pubblica.
Se per Rai e Magistratura il terreno è percorribile, per le altre due richieste la strada è più impervia: Pannella chiede un'amnistia. Di nuovo? Che facciamo, ne chiediamo una ogni quinquennio? Se la prima non ha risolto il problema, come può farlo la seconda? Si può barattare un voto ad un pessimo governo per un'amnistia dai dubbi risultati? Se esiste un problema carceri, non è certo questa la via della salvezza. Inoltre, Berlusconi non si scagliava contro l'amnistia proposta dalla sinistra facendone un cavallo di battaglia per ottenere consensi? Ora, muterebbe prospettiva per una fiducia risicata? Cosa non si va per guadagnarsi la pagnotta.

Tolto il lacunoso problema delle carceri, restano gli altri tre punti. I radicali sono tipi stravaganti, ma le proposte sono sempre serie e spesso intelligenti. Rimane un'incognita: quanto la richiesta corrisponderebbe poi all'effettiva realizzazione? Si sa, quando si fanno pressioni le proposte possono essere accolte, ma quasi mai corrispondono all'idea originaria; e poi gli accordi lasciano il tempo che trovano. A trattare con certi personaggi bisogna andarci cauti: la garanzia della realizzazione c'è?
Ammesso infine, che Berlusconi e suoi, presi da un eccesso di gratitudine decidano di accontentare i radicali, possiamo dire di averci guadagnato? Questi quattro obiettivi, concreti e realizzabili, mi sembrano un misero baratto da offrire all'italia in cambio di un proseguimento di questo governo.
Ci sarebbe forse almeno la possibilità che i radicali decisivi possano influenzare e non poco la condotta del futuro governo, metter veti e determinare di volta in volta maggioranza e minoranza. Chissà! Certo è, che vedere i radicali votare insieme alla lega sarebbe un duro, durissimo colpo.

lunedì 16 agosto 2010

L'ultimo genio della politica: Gianni Alemanno e la tassa sui cortei.


Di idee strampalate ne vengono fuori parecchie ai giorni nostri. Se ci spogliassimo dei pregiudizi politici, potremmo raccoglierle in un Umorismario Politico senza roderci troppo il fegato. Inoltre, ciò comporterebbe notevoli riflessi positivi sull'editoria e, getterebbe le basi per un bestseller da esportazione che può fare una degna concorrenza ai libri di Gattuso, Materazzi e Totti, se non addirittura al Premio IGnobel Federico Moccia. Sicuramente ne guadagneremmo in salute psichica; si potrebbe addirittura devolvere il ricavato allo Stato che alleggerirebbe così il carico fiscale. Ma i tempi sono duri e allora bisogna scendere in piazza a rivendicare la propria dignità di uomini, far sentire la propria vibrazione di formichina del sistema. Si ha poco tempo di rilassarsi in gaie letture e le cose vanno prese sul serio. Manifestiamo? Mica tanto conveniente. Almeno prima avevi la soddisfazione di dire sono andato a manifestare per i miei diritti, non mi ascolteranno ma non mi costa niente (se non una lieve gastrite). Ebbene, il Sindaco di Roma Alemanno, che abbiamo potuto ammirare nella sua formidabile uscita alla Tomas Milian - senza tuttavia poter vantare l'impostazione vocale di Ferruccio Amendola - : "Se mettono la tassa sul raccordo anulare lo sfondo!". Si vede che è uno rispettato nel suo ambiente se deve ricorrere a questi mezzucci pacati per farsi rispettare. E c'è da immaginarselo mentre in sella ad un molossoide distruggi asfalto si lancia verso il raccordo ben deciso a distruggerlo. Genio!
Ora, l'ultima trovata del Monnezza Capitolino è questa: una tassa sui cortei. Di per se l'uscita non è infelice al 100%, ma si vede che Alemanno è abituato a muover le labbra d'impulso e poi esclamare un "Doh!" dalle vaghe parvenze Simpsioniane. Con assoluto rispetto di Homer Simpson per carità! Infatti, non è proprio il massimo come idea per rattoppare i buchi del bilancio; inoltre, vallo un po' a dire a quei manifestanti i quali protestano in tempo di crisi, che, non solo non saranno ascoltati, ma perfino dovranno pagare per non essere ascoltati. Manifestare è un diritto riconosciuto dalla Costituzione, se non altro perché fa sì che la voce del capo non sia l'unica voce ammissibile.

Parla di numeri Alemanno: "per una grande manifestazione di 100mila persone il costo è di 35mila euro per la Polizia municipale, 30mila euro per l'Ama, 15mila euro per i servizi sanitari, 15mila per la Protezione civile, 5 mila euro per le transenne, per un totale di 100mila euro." Si può capire che le somme erogate dal comune non sono bruscolini e bisognerebbe dare ad Alemanno un plauso se, e solo se, Roma fosse una città pulita e i manifestanti i soli a sporcarla. Di zozzeria a Roma ce n'è in ogni dove e non solo nei giorni dei cortei; quindi, in sintesi, che sia una proposta copertura per mascherare l'incompetenza contro il degrado della città? Inoltre, fare i paladini dell'ordine comporterebbe almeno un po' di coerenza: se infatti si deve pagare, giustamente, per i servizi del quale si fa uso, dovrebbe almeno dire al suo principale di rimborsare alle casse della metropolitana le corse che i manifestanti dell'ultima grande manifestazione del Pdl hanno fatto a sbafo. Si dice addirittura fossero un milione. Benissimo! Milione di persone che, teoricamente, secondo la funzione Alemanniana avrebbero dovuto produrre un costo di 1 milione di euro nelle casse comunali oltre ai già citati viaggi gratuiti in metro. Bene, allora si inizi facendo pagare gli arretrati: li chieda pure al suo superiore, tanto il presidente i soldi ce l'ha!

"È colpa del buco di bilancio lasciato dalla sinistra" si giustifica Alemanno. Infatti mi chiedevo se non fosse colpa della precedente amministrazione se i soldi mancano e non sia invece a causa dei tagli governativi alle entrate comunali. "Alemanno non fa che aumentare le tasse" tuonano da sinistra. Risposta più ovvia del mondo. Inizio a capire che il bagaglio di risposte è standard e limitato. Se non altro, le posso usare qualora un giorno mi trovassi in condizioni simili. Se sei al governo la colpa è di quelli che c'erano prima; se invece sei all'opposizione dì che chi governa vuole aumentare le tasse, cosa che tu non avresti mai fatto. Due principi basilari, importanti cardini dell'agire politico. Potrei perfino essere a capo di un partito afferrati questi due precetti. Allora devo subito radunare gente per fare pressioni alle autorità mettendo in pratica ciò che ho imparato. "Ma si paga? Davvero?" "Uhm, vabbè dai, ci vediamo su facebook!"

di Alessandro Giova

sabato 10 luglio 2010

La libertà di stampa e il Signor B: un diritto relativo


Silvio Berlusconi è uscito allo scoperto finalmente. "Evviva la sincerità" si potrebbe dire; o anche "santa retorica!". Durante l'assemblea dei Promotori della Libertà, il che, rende il tutto alquanto grottesco, il premier ha sostenuto che la libertà di stampa non è un diritto assoluto. E già questa è una prima contraddizione con parola libertà: meglio allora sarebbe chiamarsi promotori di Semi-Libertà, o Libertà ad personam. In verità le sue parole non dicono niente di nuovo. Le libertà, prima su tutti quella di stampa, sono per Berlusconi degli status abbastanza spiacevoli. Ammettere e riconoscere la piena libertà significherebbe per il Signor B un lento e inesorabile declino accompagnato dall'accrescimento della consapevolezza pubblica. E questo il Signor B lo sà e per questo tira l'acqua al suo mulino, mantenendo nonostante tutto, la (fallace) immagine di promotore di libertà. Bisogna saper leggere le parole, nel loro senso più profondo.

Il signor B ha dichiarato che il bavaglio alla libertà non lo sta mettendo lui e la sua maggioranza con il Ddl sulle intercettazioni ma la stampa, «una stampa schierata con la sinistra e pregiudizialmente ostile al governo. Una stampa che disinforma, che non solo distorce la realtà, ma calpesta in modo sistematico il sacrosanto diritto dei cittadini alla privacy, invocando per sè la ‘libertà di stampa’ come se si trattasse di un diritto assoluto. Ma in democrazia non esistono diritti assoluti, perché ciascun diritto incontra sempre un limite negli altri diritti prioritariamente ed egualmente meritevoli di tutela».

Bene. Emerge subito che il premier non crede tanto nella libertà assoluta dell'individuo, ma tanto nella propria libertà personale, il che mi pare un principio pressoché illiberale. Ma difficilmente il votante medio può capire un concetto così semplice. Berlusconi è un divo da televisione e purtroppo allo stato attuale delle cose, la gente comune è legata a lui da un meccanismo di adesione inconscio che la fa aderire sommariamente ed inconsapevolmente alle sue parole. Infatti molti Berlusconiani, ripetono le parole del loro "idolo" anziché cercarne di proprie.

La seconda cosa che emerge, anche questo noto da tempo, è l'avversione per il colore rosso. Solita cantilena: tutto ciò che sfugge al suo controllo è frutto di un complotto (talvolta internazionale: vedi quotidiani stranieri) delle sinistre. È riuscito diligentemente a creare una paura incondizionata nei confronti della sinistra, un clima da caccia alle streghe che lo mette a riparo anche dagli scandali più eclatanti. Basta dire la parola magica: complotto. Ed ancora c'è chi ci crede ciecamente.

Infine c'è il vano tentativo di affabulare l'opinione pubblica: "Una stampa che disinforma, che non solo distorce la realtà, ma calpesta in modo sistematico il sacrosanto diritto dei cittadini alla privacy, invocando per sè la ‘libertà di stampa’ come se si trattasse di un diritto assoluto". Quel sacrosanto diritto alla privacy dei cittadini! Ma di quali cittadini si parla? Possibile ci sia chi crede davvero che il proprio telefono sia controllato, che le proprie vite siano messe al setaccio? Ciò che si cerca di difendere qui, non sono i comuni cittadini, quelli che hanno una vita pacata e tranquilla, o per così dire "pulita", bensì, quella dei cittadini che sono anche personaggi pubblici. Si può parlare di privacy in quel caso? Si può parlare di privacy quando si parla di appalti, di corruzione o altri reati che investono si la sfera privata di un individuo, ma lucrano sulle vite altrui? In realtà la sfera intima non viene mai toccata (a parte quelle deprimenti riviste di gossip che però sono care al premier). Ecco, privacy dovrebbe essere sinonimo di "sfera intima" e non di offuscamento. Se un personaggio pubblico, che viene eletto dal cittadino, ha un comportamento scorretto che va contro l'interesse del cittadino stesso, allora è giusto che quel cittadino venga informato di questo. È questa la libertà di informazione, che si riflette nella libertà di stampa che il premier rigetta compe principio relativistico e personale da usare a sua discrezione. Insomma, quale cittadino è stato mai privato della sua privacy? A dire il vero qualcuno me ne verrebbe in mente. Mi vengono in mente certe telenovele da telegiornale che escono sempre nel periodo estivo: Sollecito, Franzoni ed altri gialli da tv (per non parlare di Barbara D'Urso!). Persone comuni, messe sotto i riflettori, seguite nell'intero corso del proprio svolgimento giudiziale. In quel caso, qual'è il confine della tanto agognata privacy? E delle irruzioni giornalistiche nei luoghi delle tragedie: "signora, suo figlio è morto tragicamente, come si sente? Che ragazzo era?" Quelle non sono considerate violazione di privacy? No, e questo perché sono violazioni non nocive per il controllo politico. Privacy assume sempre più l'aspetto di un neologismo furfantesco: è privacy tutto ciò che è sporco e da occultare. Ed un esempio viene proprio dalle tv del premier; basti pensare ai tanti truffatori smascherati da Striscia la Notizia che ribattono reclamando la propria privacy. E cosa risponde in genere il giornalista? - Ma lei ha truffato della gente lucrando sulle disgrazie, quale privacy? Ecco appunto: quale privacy. È la stessa identica domanda che dobbiamo porci di fronte agli scandali politici che cercano di mascherare come diritto dei cittadini alla riservatezza.

venerdì 23 aprile 2010

Nuova forma di intrattenimento


Per i gialli (vedi Perugia, Garlasco), bisogna aspettare l'estate perché in quel periodo i politicanti sono in vacanza. Intanto gustatevi la nuova soap-opera. Preferivo Casa Vianello.

mercoledì 31 marzo 2010

Post elezioni.


Non si riesce a vincere, dove si sbaglia? Negli obiettivi, nel modo di parlare, nei mezzi da utilizzare? Nessuno deve disperarsi, perché di colpe ce ne sono ben poche e chi s'ostina a cercar soluzioni, valuta di doversi abbassare e sminuirsi. Sicuramente con due rutti e una scoreggia la gente voterebbe in massa. La realtà è diventata barbara, e i barbari vogliono i barbari. (Nella foto sopra potete osservare uno dei molti esempi di barbaro italico)

Dicono che servano idee nuove, soprattutto dal punto di vista economico. Certo, Silvio non ne ha, ma lui ha le televisioni e sopprime alla mancanza in questo modo. La ricerca di idee nuove è delegata alle forze minori, che in mancanza di idee e di televisioni non possono tentar la riscossa. Ecco quindi un punto, nuove idee e proposte sul piano economico.
Idee nuove? È quello che dovrebbero chiedere anche gli studenti di economia. L'economia è un dogma fondamentalmente, le idee nuove non hanno spazio nei libri, come portarle avanti nella società? Parlare di economia in modo serio significa parlare anche di demografia, energia, vegetarianismo, ricerca, università, scuola. L'economia non sono solo tasse e corrispettivi.
C'è qualcuno disposto a dire che gli essere umani sono numericamente crescenti e insostenibili, che il sistema energetico è inadeguato e nella sua fase calante, che la produzione di carne è inquinante eccessiva e dispendiosa sul piano energetico, che investire in ricerca da' rientri in termini monetari maggiori e più a lungo termine rispetto agli ecoincentivi per le automobili, qualcuno disposto a dire che la crescita infinita non può esistere? Ecco, più o meno questo bisognerebbe dire. Ti voterebbero? No! (per questo penso che diventerò un eremita)

Oppure ultima strada: se non si hanno idee, o si hanno non sapendo però come comunicarle la soluzione è: diventare un anti. Così oggi troviamo la corrente anticomunista, antiberlusconi, anticasta, antidipietrista. Fondare una corrente antigrillo? O questo o non so che altri anti inventarmi!