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venerdì 28 ottobre 2011

La BMW lancia la sfida: nel 2013 in commercio la prima full-electric


A vederle sono belle, futuristiche, con le portiere trasparenti e una linea da film di fantascienza. Ovviamente Humus non è un esteta del design automobilistico, né ritiene che con un'automobile bella dia diritto ad un cono gelato più grande degli altri; però sì, sono belle. Almeno concettualmente: proprio così, perché la i3 Concept e i8 Concept saranno le prime due auto elettriche della BMW.
Sono ancora poche le case che scommettono sull'elettrico, perché le ricerche di mercato dicono che l'uomo occidentale ama l'auto rumorosa e rombante, non quel sibilo da donnicciuole che fanno le auto elettriche. Inoltre, la scelta dell'elettrico, sembra mossa più da ragioni di lotta al caro-petrolio, piuttosto che da ragioni ecologiche. Questione di adattamento e consapevolezza. Non tutti gli esseri umani hanno gli stessi tempi di reazione, e ci vorrà almeno un decennio per attraversare questa fase di transizione dall'economia della crescita senza scrupoli, all'economia responsabile e sostenibile; un'economia della qualità e non della quantità.
Però è vero che il processo di conversione sociale è iniziato, ed anche se le case automobilistiche preferiscono mettere sul mercato ibridi, qualche scelta coraggiosa sul mercato inizia a vedersi: e parliamo proprio della BMW che lancerà i3 e i8. La

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prima delle quali è una full-elettric, dunque un'automobile completamente elettrica (al contrario della sorella che è un'ibrida). L'i3 è una city car, ha un'autonomia di 150 chilometri, si ricarica in un'ora, raggiunge i 100 kmh in 6 secondi per una velocità massima di 150 kmh. Buone prestazioni per essere un'elettrica direbbero i grandi patiti - e mai soddisfatti - dei motori rombanti, ma vantaggi per l'ambiente ed il portafoglio più che compensati. E poi, lagnarsi di che? 150 kmh in città non sono abbastanza? Se poi la città è Roma sono persino troppi!
Insomma, la Bmw, con la linea Bmwi prova a lanciare la rivoluzione. Rivoluzione perché anche se ancora i consumatori non sono convinti, si tratta comunque di una grande casa automobilistica che lancia una full-eletric e questo potrebbe scatenare una reazione a catena da parte dei concorrenti. E poi si sa, il mercato è in grado di creare la domanda e influenzare le decisioni. La questione è semplice: i costruttori vogliono questa rivoluzione? Noi sì.

domenica 19 dicembre 2010

Italia: un paese in ginocchio nella neve


Andare e venire dall'italia per un soggetto mediamente insoddisfatto del proprio paese non è una cosa consigliabile. Il rischio è di passare da soggetto mediamente insoddisfatto a soggetto decisamente insoddisfatto.
Fino a giovedì ero a Berlino, in compagnia di freddo e neve. Nulla di anormale per la gelida ma ricca e funzionale città tedesca: metro in funzione, mezzi spalaneve sia sulle strade sia sui marciapiedi, tram e bus regolarmente in orario. Al mio ritorno -ahimé- ho dovuto fare i conti con un maltempo che mi sono portato dietro ed ecco subito la nostra decadenza emergere da sotto le scrivanie degli scongiuri. Un tragitto di circa un'ora si è tramutato in un inferno interminabile. Tutto per una spruzzata di neve durata poche ore e che a sera era già svanita; ma in quelle ore quanto panico nelle nostre vite! Il mio tragitto è passato da un'ora a cinque, le strade erano impraticabili, ghiacciate, innevate, scivolose e pericolose. I mezzi pubblici hanno subito notevoli ritardi e l'intero paese è andato in tilt. Per la cronaca io mi trovavo sulla cassia bis, strada che collega Viterbo e Roma, rimanendo fermo nello stesso punto, per oltre due ore in bella compagnia di altri concittadini stressati che giravano a piedi tra le auto per capire cosa accadesse. La neve annunciata e arrivata si è compattata tramutandosi in ghiaccio, gli automobilisti hanno intrapreso il difficile percorso ad una velocità media di 15 km orari fino a bloccarsi completamente. Nessun mezzo spalaneve è venuto a sistemare le strade. Non siamo attrezzati come in Germania dice qualcuno: certo, ma il fenomeno eccezionale era previsto da giorni e si doveva essere pronti. A guardarsi intorno invece, si aveva l'impressione di un paese abbandonato a se stesso, con cittadini soli che provavano a farsi forza tra loro e risolvere da sé i problemi. Ho visto gente con le pale spalare la neve dall'asfalto o raschiare via il ghiaccio: ma che paese è mai questo, dove privati cittadini tolgono con rudi palate il ghiaccio e la neve? Dov'è lo Stato?

La maggior parte del caos si è avuto quando pesanti tir in salita non riuscendo ad andare avanti hanno iniziato a slittare di traverso bloccando il transito. Altre auto non riuscivano a muoversi ruotando a vuoto le gomme sul ghiaccio. Qualcuna è ripartita grazie alla trazione umana (ovvero alla spinta di persone che a braccio spingevano via le auto dai punti più scivolosi), alcune più fortunate invece sono riuscite a non inchiodarsi e a ripartire. Alla fine si è riusciti a trovare un varco laterale e aggirare tir e auto in sosta, ma la tragica giornata mette un altro post-it dolente sulla bacheca di uno stato allo sfascio. Alla fine, a tarda sera, ci ha pensato la pioggia a risolvere la situazione e sciogliere le ultime lastre di ghiaccio: e meno male, altrimenti starei qui a raccontarvi di un accampamento e non di un disagio. Nessuno si è visto, nessuno si è sentito, come se nessuno esistesse, come se lo stato non fosse anch'esso una mera invenzione televisiva.

mercoledì 10 novembre 2010

Bando di gara per la vendita di una Vacca




In tempi di vacche magre, si vendono vacche. Devono aver pensato questo al comune di Nepi (vt); infatti, sul sito comunale da ieri c'è un bando di gara per la vendita all'asta di un bovino di 20 mesi oggetto di sequestro amministrativo. Essendo questo il luogo in cui vivo e, data la curiosità della notizia, mi è parso doveroso renderla nota. Non sono tra coloro i quali pensano che l'amministrazione debba occuparsi di cose più importanti, indire bandi sui servizi pubblici o rilasciare permessi a costruire. Ritengo invece che una mucca sia dignitosa al pari della gestione dei rifiuti e, sebbene molti rideranno, io sorrido per una vaga soddisfazione. È vero che negli ultimi anni i comuni hanno visto erodere dallo stato centrale i finanziamenti per i servizi essenziali e perciò hanno dovuto ingegnarsi nel reperire fondi, ma non consideriamo soltanto l'aspetto finanziario del bando. Lo definirei piuttosto un caso di buona gestione amministrativa attraverso la quale l'amministrazione redistribuisce a cittadini meritevoli un bene sequestrato ad un cittadino scorretto. Oltretutto un grande gesto di trasparenza, alla faccia di tutti quelli abituati a pensare che nella pubblica amministrazione si mangia e basta (e questa volta c'era un bovino di 20 mesi!). Che dire di più? Una vacca fa sempre comodo, quindi, chi fosse interessato all'acquisto del bovino può visitare la pagina dell'albo pretorio online del comune e andare a pagina due (la base d'asta è di 700 euro). Buone vacche a tutti!

martedì 26 ottobre 2010

La condanna del pudore nel paese senza pudore: se gli innamorati finiscono in gabbia.


Ci mancava anche questa: nel paese degli impuniti, dei millantatori e del grande fratello, puoi venire arrestato perché fai sesso in macchina. La notizia è recente, o meglio, di recente ha contaminato le pagine di facebook. Gli utenti hanno condiviso in massa questa agghiacciante verità: in Italia si rischiano fino a 3 anni di carcere se si viene beccati a fare sesso in macchina; e questo non solo se lo fai in una pubblica piazza, anche se vai a cercare un posto isolato, in campagna, di notte, con un filo di luce stellare appena percepibile. Questo perché, stando alle argomentazioni della Cassazione, anche se si cerca il luogo appartato potrebbe esserci un ignaro passante che può vedere; quindi, in sintesi, ovunque tu sia offendi il pubblico pudore. Con buona pace di quello che si fa chiamare il partito dell'amore.

Davvero, dov'è finito l'amore in questo paese, se addirittura amare e amarsi diviene reato? Se, una coppia con ambizioni e sogni, può venir cacciata in gattabuia per un po' d'estasi sessuale? Fare sesso è la cosa più naturale del mondo, anzi, si può ben dire che sia il motore del mondo perché senza di esso si estinguerebbe la specie. Purtroppo l'evolversi delle società umana e, soprattutto, della morale religiosa, ha portato spesso a bollare come indecente il sesso. Ora, si può convergere ad un accordo, come evitare zone frequentate e in vista, ma perseguire gli innamorati in zone franche dove soltanto un caso fortuito può far capitare un osservatore scandalizzato pare eccessivo. Una legge canaglia, che in qualche modo ci avvicina per mentalità ai fondamentalisti islamici: leggo infatti, che in malaysia dove la sharia vieta il sesso prematrimoniale, una giovane coppia è stata condannata a sei frustate; ma c'è, fortunatamente, chi si distingue: infatti, negli emirati, fare sesso in auto non è più reato in quanto l'auto è considerabile un luogo privato al pari dell'abitazione. Perché non può essere così in Italia? Perché questa assurda severità? Quale messaggio diamo ai giovani che hanno ancora voglia di amare ed amarsi, a chi continuamente viene bastonato dalla vita e si rifugia in calde effusioni perché come dice Baricco, il sesso cancella fette di vita e le getta nel cestino? Non si capisce come e perché, in un paese che mercifica la morte, esalta il corpo femminile esibendolo senza frevi (e veli) a tutte le ore, un paese dove un premier può bestemmiare perché è ironico, dove la Tv produce programmi trash e volgarità, dove tutti si mettono in mostra scadendo di frequente nell'indecenza sia fisica che morale, dove si urla e si violenta la dignità delle persone, dove puoi uccidere e cavartela, stuprare e cavartela, essere corrotto e cavartela, si debba rischiare il carcere per un po' d'amore. Davvero, dove raccogliere i brandelli della nostra umanità? Tre anni, un terzo della pena di Pino Pelosi, un terzo della pena di un critico d'arte condannato per aver abusato di cinque bambini; nel paese delle contraddizioni questo può accadere, e l'impressione è che ciò non sia ancora tutto. E lentamente affiorano amare verità: o fai festini in casa del premier o non sei nessuno.

(non arrendetevi, amate e fare l'amore.. in macchina.. e se vi arresteranno, narrate la vostra storia su Humus)

lunedì 20 settembre 2010

La scomparsa dell'italiano.


L'italiano sta scomparendo. O meglio, migra verso forme indefinite ed anarchiche. Dall'indagine Invalsi (che ha l'obiettivo di verificare la competenza degli studenti riguardo l'italiano scritto), emerge che dal riesame dei temi di maturità 2008-2009, questi sono assolutamente insufficienti per i seguenti motivi: 63% per lessico, 59% per competenza ideativa, 54% per competenza grammaticale e 58% per competenza testuale. In parole povere, la maggior parte dei diplomati ha uno scarsa padronanza e ricchezza lessicale, non sa organizzare un ragionamento scritto e fa errori di grammatica. Valeria Della Valle, docente di lingua italiana a "La Sapienza", punta il dito verso le scelte politiche: "Inutile gridare al lupo al lupo quando sono scomparse le scuole di specializzazione in linguistica per insegnanti. Non è detto che chi si laurea in letteratura abbia piena padronanza della lingua e delle sue regole. E la recente riforma ha abbassato il numero delle ore di italiano..."
Immaginare un giovincello alle prese con errori linguistici gravi è una realtà tristemente accettabile; cambiare il soggetto interessato e scoprire incompetente un laureato in lettere è ben altra cosa. Soprattutto se poi questo laureato siederà dietro una cattedra. L'italiano in poche parole è più a rischio dei Gorilla del Congo. Gli errori e l'incompetenza dilagante interessano la maggior parte della popolazione alfabetizzata o semi-alfabetizzata. Non si conosce il significato di parole come obsoleto, non si sa usare l'apostrofo e la lettera h è un mero optional. Scompare la punteggiatura, punto e virgola e due punti vanno in villeggiatura. Per non parlare del congiuntivo, sul quale la stessa Della Valle ha scritto un fortunato saggio dal titolo "Viva il congiuntivo". Ma a rischio non c'è soltanto il congiuntivo, anche il tempo è frutto di rivisitazione: partendo dal concetto di relatività si sta progressivamente dicendo addio al passato remoto (lo usai).

Dove ricercare le cause? Sicuramente il padroneggiare dell'intrattenimento televisivo è al primo posto. La tv infatti, essendo mezzo di massa, adotta un linguaggio più scarno di quello scritto. Povero, senza orpelli, secco e comprensibile a tutti. Poche parole standard (tra cui milione) che contribuiscono ad impoverire il linguaggio in maniera generalizzata, specialmente tra coloro abituati a passare molte ore davanti allo schermo.
Un'altra causa può rinvenirsi nell'uso di internet. Oggi internet offre la possibilità a tutti di poter scrivere, vuoi tramite un blog, una chat o facebook. Purtroppo questo causa la trasposizione di forme abbreviate e sgrammaticate, dapprima in uso sugli Sms (dove però la cosa si giustificava dal poco spazio e dal costo), ora trasportate in rete (dove pertanto viene a decadere la giustificazione di cui sopra). Allora dilagano sgrammaticature, verbi inventati, abbreviazioni oltre il limite della comprensibilità scientifica, modificazioni scritturali per medesimi suoni(k per ch) oltre i soliti accenti sostituiti da apostrofi (per la è maiuscola accentata correttamente basta fare Alt+212) o del tutto inesistenti. Infine, lo scarso interesse per la lettura. Quest'ultimo punto legato certamente da un sottile filo rosso agli altri due: in una società dove la centralità è l'immagine, perde significato la parola nella sua forma scritta. Ma una società che non sa argomentare, parlare o capire, è una società che diventa barbara.

Queste sono le cause (insieme a quelle di ordine politico) che intuitivamente si possono individuare. Ma c'è un qualcosa che il quotidiano ragionare ignora: non potrà mai esserci un popolo di dotti. Dai l'alfabeto alle masse e queste ne faranno l'uso meno appropriato. Un tempo pochi potevano seguire gli studi. Oggi si ritiene un bene l'alfabetizzazione. Eppure questo potrebbe rivelarsi ancor peggio dell'analfabetismo. Come? I letterati buoni sono sempre stati pochi. Pertanto un tempo questi potevano contare su un piccolo numero di potenziali lettori.
Ma, essendo la capacità di scrivere o di leggere un privilegio di pochi, esistevano buona letteratura e buoni lettori; la lingua scritta, usata da grandi scrittori, non correva grossi rischi di sabotaggio in quanto strumento privilegiato. Dare alle masse la possibilità di leggere e scrivere, in un'epoca appunto massificata, produce più effetti negativi che positivi: la schiera dei potenziali lettori si allarga, ma non quella dei lettori buoni. I buoni scrittori sono sempre pochi, ma la loro arte lungi dall'essere una forma privilegiata (e tutelata), inizia ad assumere i connotati dell'incomprensibilità, della noia, riscuotendo un basso interesse a livello di massa. In un'epoca dove vincono i grandi numeri anche nell'editoria, il grande letterato soggiace agli interessi del mercato e viene spazzato via dai Moccia o dai Fabio Volo. Il numero di pessimi lettori si allarga dando spazio a pubblicazioni trush che riscuotono successo. Le pubblicazioni trush offrono pochi spunti di riflessione ed un linguaggio povero in linea col concorrente televisivo. Lo scrittore buono rimane ai margini, non viene promosso perché non vende, non porta soldi: ed oggi i soldi sono tutto. La cultura barbara e di massa investe la cultura buona (e per certi versi elitaria), spingendola sempre più ai margini. Per ultimo sopraggiunge la morte: i letterati cercano di difendere la lingua, ma sulla spinta delle masse esigenze e regole si fanno sempre meno stringenti fino a portare verso un nuovo sistema, senza regole, senza sinonimi, senza significati. Ripensare l'istruzione obbligatoria? Oggi risponderei di sì. Meglio una cultura elitaria che una massificazione dell'ignoranza e della mediocrità.

Nota: non sfuggono certo i libri universitari, tra cui cito il libro "Mercati di capitali e intermediazione finanziaria" di P.Giovannini, docente a "La Sapienza", che ha un'infinità di errori grammaticali oltre che un layout pessimo. Edizioni Kappa.

martedì 7 settembre 2010

Vespa e quella figuraccia all'italiana




Ma a te non piacciono le tette?
Tonerebbe così qualcuno di mia conoscenza. Un giorno, mentre mi perdevo in appassionati dibattiti sul web uscì la fatidica domanda: ti piacciono le tette? Risposi: un buon cervello è preferibile, se ci sono anche le tette meglio. Venni tacciato di essere omosessuale; non che sia un male esserlo ma la cosa mi ha stupito, perché non arrivo a comprendere come da una semplice affermazione si possa arrivare a mettere in dubbio la sessualità di una persona. Probabilmente sarebbe arrivato ad analoghe conclusioni anche Bruno Vespa, protagonista di una pessima figura al premio Campiello. Mentre bavoso schiumava come una lumaca, l'insigne maggiordomo del parlamento italiano invitando sul palco la Silvia Avallone, vincitrice del Premio Campiello Giovani e autrice di Acciaio, si lascia prendere da una febbrile eccitazione invitando le telecamere ad inquadrarle il bellissimo decolleté. E ciò accade non ad un concorso di bellezza, ma ad un concorso letterario. Insomma, anche quando i meriti ci sono, la donna non riesce a mettere la testa fuori ed essere apprezzata per le proprie doti personali.

In questo piccolo accadimento c'è molto dell'Italia di oggi. La donna, che mai è riuscita a imporsi, vittima di retaggi culturali e, forse, anche un po' di se stessa, è e resta un oggetto da esposizione. Il corpo alla base del tutto, dell'immagine, dello show. L'uomo conduce e la donna fa la valletta; nessuna parola, un sorriso, una coscia, una tetta e tutto va bene. La libido del maschio virile, tettofilo, ben sdraiato sul divano mentre lei lava i piatti della cena dalla stessa preparata, è appagato. La donna oggetto è il pilastro su cui poggia l'attuale sistema televisivo italiano. Se nasca prima l'idea dell'impresario o la depravazione dello spettatore è un problema di difficile soluzione. Vero è, che di personaggi alla Vespa ne trovi un po' ovunque: sul treno, per strada, in ufficio o nel cantiere. Uomini che non vedono altra donna se non quella che è facilmente individuabile dalle sue forme; uomini di un paese che ha il più alto numero di turisti sessuali; uomini ai quali se dici di apprezzare la testa di una donna ti tacciano di omosessualità; uomini che non ti assumono perché donna; uomini che "se vai in giro sola sei una in cerca di sesso" o "se vai in giro vestita in quel modo aspettati di essere violentata"; uomini in attesa di una badante che lavi stiri cucini senza troppe lamentele. Questa è la fotografia un po' appannata dell'Italia: un paese sessista. È così oggi, era così ieri, forse lo sarà ancora domani. Certe abitudini sono difficili da superare e del resto, il forte influsso della morale cattolica non aiuta il processo di cambiamento.

Un tempo era ancora possibile incontrare dei cavalieri. Oggi sono schiacciati, oscurati, sepolti dalla volgarizzazione della vita incentivata in qualche modo dal trush televisivo; polverizzati dal Berlusconismo, dalle luci del circo, da forme colori musica decadimento mentale; annientati dalla legittimazione del maschilismo come stile di vita. Così, tra un canale ed un altro, tra festini e pubbliche offese, tra rotondità da esibire e intelligenze informi da macero, ci si dimentica degli uomini gentili, pronti ad offrirti da bere soltanto per il piacere di parlare. Di quei pochi uomini rimasti che t'invitano a cena nella loro casa, ti offrono del vino e ti preparano la cena, ti aprono la portiera della macchina, baciano la mano e ti guardano fisso, intensamente, negli occhi, senza abbassare lo sguardo. Quegli uomini in grado di ascoltare una donna, anche per delle ore, per il solo piacere di ascoltarla senza l'idea di raggiungere altro.

mercoledì 4 agosto 2010

Se questo è vandalismo


"Daniele Nicolosi, in arte Bros, io in futuro condannerò te e i tuoi simili perché non importa il valore artististico della vostra bomboletta: per noi è comunque reato."

Sebbene il primo processo nei confronti di un graffitario si sia concluso con il proscioglimento, il giudice di Milano ha sancito il principio che mette al bando ogni opera dei writers. E ciò non vale soltanto per quelle opere - o meglio scarabocchi - che imbrattano le nostre metropolitane, che lasciano una sfumatura sulle serrande o sul grigio e decadente costone di un palazzo. La condanna è estesa anche a quei graffiti che hanno un alto valore artistico. Quindi da oggi non importa se il graffito in questione abbia o meno i requisiti per essere considerato un effettivo sgarro al decoro urbano (quale?), anche se il tuo nome fosse Pablo Picasso ciò che tu fai potrebbe essere considerato vandalismo. Anzi, senza potrebbe è senz'altro vandalismo il graffito che cambia "la fisionomia estetica e la nettezza attribuite al bene". E perché non aggiungere che è vandalismo tutto ciò che da colore alla vita? Perché non aggiungere che è vandalismo tutto ciò che annienta il grigiore delle decadenti città? Cambia la nettezza un graffito, e non cambia la nettezza un panetto di 30 centimetri di locandine elettorali attaccate un po' ovunque, che va sbriciolandosi sotto la pioggia? A qualcuno non viene in mente che si potrebbe anche dare una punta di colore alle città, o indire un bando pubblico per la riqualificazione di edifici decadenti, spogli e tristemente incolori? Se si trattasse di ordinari sfregi, obrobri impiastricciati di vernice messa alla buona su monumenti storici allora sì, la parola vandalismo avrebbe certamente un significato più elevato. Ma nelle circostanze, quando si tratta di "cambiare la fisionomia" di una galleria, di una colata di cemento informe, vitalizzandola e dandole vita, non sarebbe meglio applicare tutte le tutele del caso e proteggere un qualcosa che ha un comprovato valore artistico? No. Non è così. Le nostre città devono essere grige di fumo, devono essere a prova di gioia, di sentimento. Devono essere spoglie di ogni emozione, perché le emozioni non sono per gli uomini seri. Gli uomini seri lavorano e fanno crescere il prodotto interno lordo del paese. Gli uomini seri non scrivono sui muri. Gli uomini seri sono bambini ai quali qualcuno ha rovinato l'infanzia togliendo i pennelli, la penna, l'armonica o qualsiasi altro strumento di libertà. Gli uomini seri hanno pesanti pregiudizi altrimenti inviterebbero a cena persone come Bros, writer apprezzato e stimato nel mondo, che ha esposto le sue opere perfino al Palazzo Reale. Altrimenti, affiderebbero il restauro degli angoli più bui e tetri della decadenza urbana a persone come Daniele Nicolosi, in arte Bros. Gli uomini seri sono seri ma non svegli, perché non riescono nemmeno a capire quanto una rivoluzione in tal senso non solo darebbe nuova vita alle città, ma le renderebbe ancor più floride grazie anche ad una certa curiosità turistica che potrebbero attirare. Ma anche un'area pubblica appositamente destinata alle opere dei writers non sarebbe poi tanto male. Basterebbe poco, pochissimo: degli uomini un po' meno seri e un po' più intelligenti.

lunedì 10 maggio 2010

Un importante ricerca sul sonno.


Un gruppo di ricercatori inglesi, in collaborazione con i ricercatori dell'università di Napoli, hanno condotto uno studio sul sonno per vedere quanto il sonno sia importante per la nostra esistenza. Fin da piccoli ci hanno martellato la testa con la storia del dormire almeno 8 ore. Il che vuol dire che già in partenza dormiamo 1/3 della nostra vita. Ce ne rimangono 2/3. La ricerca però non era tesa a svelare quanto ci rimane da vivere (in parte sì), bensì era rivolta a studiarne gli effetti sulla nostra vita.

Gli studiosi hanno confermato che bisogna dormire tra le 6 e le 8 ore. Un tempo lessi che il cervello per memorizzare la giornata e metterla nel cassetto dei ricordi doveva dormire almeno 6 ore. Dormire meno di 6 ore porta a non registrare tutte le informazioni raccolte durante il giorno. Per un periodo abbastanza lungo ho cercato di perdere meno ricordi possibili e cercare di far rientrare il mio sonno in un arco di almeno 6 ore. Piano piano sto scendendo ad accettare la soglia delle 5 ore. Mi costerà un'ora di ricordi? E sia, spero solo sia un'ora lavorativa!

Tra i risultati più allarmanti che emergono dalla ricerca, c'è la stima della vita media dei dormienti. Emerge infatti che chi dorme meno di 6 ore a notte, ha il 15% di possibilità in più di morire prima dei 65 anni. Ma chi dorme più di 8 ore ha il 30% in più di possibilità di morire prima di quelli che dormono meno di 6 ore. Alla luce di questi dati, la stima della vita (che dorme meno di 6 nella settimana, e più di 8 nel week end) del sottoscritto presenta notevoli problemi, che andrebbero valutati con l'ausilio di una tavola statistica, o la stima di un valore delle ore di sonno ponderato.

Vorrei incontrare questi emeriti studiosi e chiedergli come hanno fatto. Hanno per caso riesumato i morti chiedendo loro quante ore dormissero, constatando che i morti prima dei 65 anni dormivano o troppo poco o troppo a lungo e che, i morti dopo i 65 anni avevano un valore minimo di 6 ed un valore massimo di 8. Oppure hanno seguito degli individui per l'intero arco della loro vita, segnando notte dopo notte tutte le ore delle loro dormite mettendo una X al giorno della loro morte. O ancora, facendo una stima del livore delle occhiaie, hanno stabilito una scala di colore che misura quanto resta da vivere ad un individuo? Ma soprattutto, non ci avranno dormito la notte per fare questa ricerca?


Conclusione:
Ma non sarà semplicemente che chi sta in salute dorme meglio??