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sabato 24 novembre 2012

Recensione dello spettacolo La trovata di Paolino di Petrolini al Teatro San Genesio

Petrolini è quella cosa/ che ti burla in ton garbato/ poi ti dice ti à piaciato? Se ti offendi se ne freg.” Con questi pochi versi egli si definiva. Volto storico del teatro comico italiano, irriverente sbeffeggiatore, Ettore Petrolini ha influenzato sicuramente il genere comico del teatro novecentesco. Dopo la lunga gavetta, la notorietà e il riconoscimento mussoliniano, Petrolini e il suo teatro sembravano dover essere archiviati come parentesi storica. Tuttavia, negli ultimi anni c'è stata una vera e propria riscoperta del suo teatro, dall'ammaliante risata, il quale sempre in sé racchiude lati più tragici. Le vicende petroliniane, ben ci mostrano in realtà quanto i tempi siano cambiati, i personaggi, l'estrazione culturale e la semplicità popolaresca, raccontano di un'altra Italia. Tuttavia, alcune cose sembrano caratteristiche di questo paese a forma di stivale: l'avversione alle suocere, l'ergastolo matrimoniale, il colore di certi personaggi (come il capostazione Paolino) che ancora oggi è possibile rinvenire nelle piccole stazioni di provincia. Ciò che soprattutto lo rende ancora rappresentabile, è la capacità delle gag di far ridere e finché si riderà ci sarà posto per Petrolini sui palcoscenici italiani. Accanto a personaggi più rappresentati e blasonati, quali Gastone e le altre macchiette, o commedie come Nerone, c'è un'intensa produzione che è rimasta sepolta e dimenticata. La trovata di Paolino, commedia in tre atti che Petrolini adattò partendo da quella di Renzo Martinelli, è tra quei lavori dimenticati, non rappresentati. Salvo però che un giorno, qualcuno dall'animo curioso, non vada a scartabellare tra le opere sopite riportandola alla luce. Felice Sandro Leo, regista della compagnia La Tana dell'Arte, ha creduto che questa opera dovesse essere conosciuta e, dopo aver affrontato Gastone, riporta in vita questo cimelio del teatro al Teatro San Genesio di Roma fino al 25 novembre. Paolino è Capostazione in una piccola stazione di provincia, oppresso dalla moglie e dalla suocera. L'unica sua consolazione è la giovane e maritabile figlia Matilde. Il divorzio era ancora uno scandalo e c'era ancora il flagello della malaria in molte zone d'Italia (a conferma di quanto fosse diverso il contesto storico), Paolino dunque escogita un piano per sfuggire alla morsa delle due donne: con l'aiuto di Don Serafino, chiederà il trasferimento a Scarlino, cittadina della maremma infestata dalla malaria, costringendo le due donne a non seguirlo per paura del contagio. È l'incidente scatenante che darà vita a tutta una serie di situazioni comiche. Nonostante l'evidente cornice storica, Felice Sandro Leo riesce comunque ad allestire una messa in scena frizzante ed aggiornata ai canoni comici del nostro tempo. La sua regia ha il pregio di non affidarsi esclusivamente all'estro creativo del suo primo attore – un Luca Pennacchioni brillante, coi tempi comici nel sangue e dalla sfrontata mimica facciale – ma mette insieme i vari pezzi del puzzle scenico, dà luce e vigore anche a quei personaggi che inizialmente erano stati concepiti come semplici comparse. Questo è importante per mantenere un equilibrio, creare un gruppo che lavora insieme per un risultato collettivo e non per l'esaltazione dei singoli, dando così possibilità ai giovani attori alle prime apparizioni, di confrontarsi con personaggi che non sono solo di confine, ma divengono essi stessi protagonisti di singoli istanti scenici. Altresì da notare come Sandro Leo imprima un dato ritmo allo spettacolo, il quale non è esplosione iniziale, ma un lento progredire di atto in atto, fino al brillante e tragico atto finale, cui il regista non manca di evidenziare dopo le grasse risate il suo epilogo amaro. Sì, perché sono commedie, ma non nascondono il lato drammatico della vita, un po' come Fantozzi cui mai la sua saga riservò un finale a lieto fine. Chissà se ora, il rinato Paolino, voglia già chiudere il sipario su di sé, o abbia voglia di continuare a vivere ancora e ancora, su nuovi palchi, in nuove stazioni. Se così sarà, dovrà allora ringraziare il suo secondo padre, Felice Sandro Leo, per averlo riportato alla luce. Ti à piaciato?, disse Petrolini: ci à piaciato.

Matteo Di Stefano

venerdì 9 dicembre 2011

Natale senza sconti: e Amazon lancia il lettore Kindle



Questa sarà il primo natale senza sconti sui libri. La legge Levi, entrata in vigore il primo settembre, consente alle librerie di praticare sconti non superiori al 15% e vieta qualsiasi promozione sui libri nel mese di dicembre, mese nel quale c'è la più alta concentrazione di vendite. Tutti si sono adeguati, anche Amazon, la libreria online con i prezzi più vantaggiosi al momento dell'entrata in vigore della legge con sconti fino al 30%. Ora la guerra di Amazon ai prezzi si sposta sui lettori ebook, e proprio nel mese in cui gli sconti sono vietati Amazon lancia la propria idea regalo: il lettore ebook Kindle, che proprio in questo mese fa il suo arrivo in Italia. Non tutti riescono a dire addio alla carta, se c'è una cosa che un lettore non può dare al lettore romantico è l'odore delle pagine, il loro aspetto vissuto, le pieghette, la possibilità di maltrattarlo un po'. Con un lettore molte di queste qualità si perdono. Ma, anche tra i più affezionati, talvota c'è un bisogno insopprimibile al quale un lettore ebook può venire incontro: il bisogno di spazio. A questo bisogno risponde il Kindle di Amazon: 16,6 cm x 11,4 cm x 0,87 cm, 170 grammi appena il suo peso, la possibilità di trasportare senza farsi venire l'ernia fino a 1400 libri: appena 99 euro il prezzo di lancio. Kindle è stato studiato per chi ama leggere, infatti sfrutta l'inchiostro elettronico E Ink Pearl e questo permette una lettura che non stanca gli occhi, come spesso può accadere davanti ad uno schermo. Quest'ultimo, è il difetto che più recriminano i lettori affezionati al libro di carta. L'E Ink Pearl invece, permette di riprodurre un effetto uguale alla carta stampata, lo schermo non è retroilluminato, e ciò consente di avere un effetto "carta stampata" anche al sole. Kindle supporta la tecnologia wireless, grazie alla quale si può scaricare velocemente ed in ogni luogo il proprio ebook. Permette inoltre di cercare la definizione di una parola semplicemente cliccando su essa, senza dover abbandonare il libro, e consente la ricerca di parole e frasi su Wikipedia e sul Web. Tante ancora sono le funzionalità di questo lettore, il quale potrebbe fare certamente la gioia degli amanti della tecnologia, ma anche di lettori ancora ora diffidenti nei confronti di questi strumenti. Il prezzo (99 euro) è vantaggioso, ma non è tutto: a rendere Kindle un'ottima idea regalo, c'è la possibilità di caricare preventivamente dei libri. Spendere altri soldi? No. Nel Kindle Store sono disponibili centinaia di EBOOK GRATUITI! I nomi sono di tutto rispetto: Pirandello, Svevo, Dante, Goldoni, Shakespeare (anche in inglese), ma anche Lewis Carroll con Alice nel Paese delle meraviglie e molti altri. E tutto senza aggiungere neanche un centesimo al carrello della spesa. Insomma, un'ottima soluzione per mantenere accesa la passione per la lettura, aggirando la legge sugli sconti.

Link utili:
Kindle: dispositivo di lettura wireless
eBook gratuiti in italiano, inglese, spagnolo, francese, tedesco,

venerdì 28 ottobre 2011

La BMW lancia la sfida: nel 2013 in commercio la prima full-electric


A vederle sono belle, futuristiche, con le portiere trasparenti e una linea da film di fantascienza. Ovviamente Humus non è un esteta del design automobilistico, né ritiene che con un'automobile bella dia diritto ad un cono gelato più grande degli altri; però sì, sono belle. Almeno concettualmente: proprio così, perché la i3 Concept e i8 Concept saranno le prime due auto elettriche della BMW.
Sono ancora poche le case che scommettono sull'elettrico, perché le ricerche di mercato dicono che l'uomo occidentale ama l'auto rumorosa e rombante, non quel sibilo da donnicciuole che fanno le auto elettriche. Inoltre, la scelta dell'elettrico, sembra mossa più da ragioni di lotta al caro-petrolio, piuttosto che da ragioni ecologiche. Questione di adattamento e consapevolezza. Non tutti gli esseri umani hanno gli stessi tempi di reazione, e ci vorrà almeno un decennio per attraversare questa fase di transizione dall'economia della crescita senza scrupoli, all'economia responsabile e sostenibile; un'economia della qualità e non della quantità.
Però è vero che il processo di conversione sociale è iniziato, ed anche se le case automobilistiche preferiscono mettere sul mercato ibridi, qualche scelta coraggiosa sul mercato inizia a vedersi: e parliamo proprio della BMW che lancerà i3 e i8. La

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prima delle quali è una full-elettric, dunque un'automobile completamente elettrica (al contrario della sorella che è un'ibrida). L'i3 è una city car, ha un'autonomia di 150 chilometri, si ricarica in un'ora, raggiunge i 100 kmh in 6 secondi per una velocità massima di 150 kmh. Buone prestazioni per essere un'elettrica direbbero i grandi patiti - e mai soddisfatti - dei motori rombanti, ma vantaggi per l'ambiente ed il portafoglio più che compensati. E poi, lagnarsi di che? 150 kmh in città non sono abbastanza? Se poi la città è Roma sono persino troppi!
Insomma, la Bmw, con la linea Bmwi prova a lanciare la rivoluzione. Rivoluzione perché anche se ancora i consumatori non sono convinti, si tratta comunque di una grande casa automobilistica che lancia una full-eletric e questo potrebbe scatenare una reazione a catena da parte dei concorrenti. E poi si sa, il mercato è in grado di creare la domanda e influenzare le decisioni. La questione è semplice: i costruttori vogliono questa rivoluzione? Noi sì.

sabato 22 ottobre 2011

Roma annega: Alemanno ha poche ragioni e molti torti

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Non bastavano i black bloc, anche il cielo ha dato la sua botta di spranga alla capitale. La città eterna da mesi vive in un eterno caos: allarme criminalità, violenti che non si riescono ad arginare e tombini che non si riescono a stappare! Quello che vedete nella fotografia è un tombino tipico romano: otturato, colmo sino in superficie di detriti, terra, foglie secche, mozziconi di sigarette e altri rifiuti più o meno ingombranti. Ce ne sono sul lungotevere, nei quartieri, nel centro storico, in alcuni vi è cresciuta persino dell'erba. Per questo le scuse di Alemanno servono poco o niente: se è vero che la quantità d'acqua è stata notevole, è pur vero che una corretta manutenzione e pulizia del sistema fognario avrebbe mitigato i danni, o persino resi minimi. Roma, invece, si candida ad essere una nuova Venezia, ad ogni temporale vive disagi enormi e spesso viene sospeso il servizio metropolipano. E' stato così anche il 19 settembre, quando le due linee della metro sono state chiuse per ore, ma già a luglio le piogge avevano creato problemi. Quale altra capitale ha questa risposta così negativa alle intemperie? A dicembre, mentre ero a Berlino e in Italia si votava la fiducia al governo Berlusconi, cadeva la neve, abbondante, senza che nessuno se ne potesse accorgere: tutti i mezzi pubblici hanno svolto il loro servizio regolarmente, le strade erano costantemente pulite, cosparse di sale e breccia per evitare rovinose cadute. Sembra che si parli di altri mondi, eppure siamo anche noi parte dell'Europa, una parte decadente, della cui decadenza nessuno si prende la responsabilità. Colpa di Dio, forse, o degli angeli che fanno la pipì (come ci dicevano da piccoli durante le piogge). Alemanno (nello specifico), e altri (in generale), dovrebbero almeno - per il ruolo che ricoprono - assumersi le proprie responsabilità e non additare sempre un terzo reo, un avversario o il fato. E intanto, Roma fa defluire quell'acqua residua dalle sue ferite, lenisce i suoi muri e si colora di muschi; a volte uno schizzo di vernice decora un palazzo, o uno spruzzo di sangue concima le aiuole; ogni tanto si potano o abbattono degli alberi, se ne da notizia sui manifesti, la segatura e le foglie finiscono la loro vita nei tombini. I cittadini guardano il Tevere scorrere, una statua che sembra più un Duce che un Papa, sognano un antico impero scomparso, che in tanti evocano, ma che nessuno sa eguagliare. Sognano la grandezza e lo splendore anneriti dei marmi; sognano, e talvolta hanno incubi enormi guardando il cielo: l'inverno si avvicina, con esso i temporali e l'eterno cittadino romano si chiede, se non sia il caso di vendere l'auto per acquistare una barchetta.


domenica 16 ottobre 2011

Non dimenticare la piazza pacifica: la politica ora ascolti la società civile


La manifestazione c'è stata, l'affluenza è stata grande e significativa. Migliaia di persone hanno sfilato pacificamente per portare agli occhi della politica, della finanza e dell'economia mondiale il proprio dissenso, per rivendicare la propria contrarietà a certe politiche economiche volte più alla rassicurazione dei mercati che al benessere collettivo. L'economia occidentale è un'economia malata, un'economia fondata sul paradosso della crescita, non più sostenibile. Un tempo forse lo era: quando non c'era niente, quando ogni prodotto costituiva una novità e tutti potevano acquistare contribuendo alla crescita economica. Oggi questo modello si rivela paradossale, alla continua ricerca di una crescita impossibile. Si cerca di produrre e collocare prodotti su di un mercato ormai saturo, gli stati si indebitano, la finanza è impazzita sotto i colpi degli speculatori: ciò deprime la società mondiale, quel 99% ricordato da molti cartelli, che nulla può se non provare a dire "ci sono anche io". Infatti, dissesto e scelte economiche sono in mano ad una élite di "esseri umani" che gestiscono in malo modo - senza avvedersi di cercare nuovi modelli - la vita economica. Essi, in pratica, sono i burattinai dell'intera popolazione mondiale. In Italia e nel mondo si è protestato, manifestato, sfilato, cantato. Giovani soprattutto, ma anche famiglie. Tutti sentono il peso di questo momento, molti sentono il bisogno di voltare pagina verso una nuova era che superi il paradosso della crescita, evolvendo verso società più sane (produrre meno ma produrre meglio), ecologiche, civili e civilizzate; società che non siano semplici schiave dei mercati. Alla fine è stata una festa quasi ovunque, una festa democratica, una rivendicazione pacifica. Purtroppo non in tutte le parti del mondo è stato così. Come è noto, Roma è stata teatro di devastazione da parte di un centinaio di esaltati in cappuccio nero. Un episodio grave, desolante, che si è preso tutto lo spazio sui media. Nessuno, o quasi, sembra abbia notato quel flusso pacifico di persone che esercitava il sacrosanto diritto di manifestare. Sembra che non si aspettasse altro che poter parlare di disordini, dimenticando quanto di buono c'era nella piazza: salviamo il buono che c'è in questo paese. I politici, ormai distanti e isolati nei loro bunker, sembrano non avvedersene o non volersene avvedere. Per loro è più semplice condannare, prendere un mazzetto di violenti e farne la chiave del problema nazionale dimenticando tutto il resto. Non è così: la piazza, il flusso pacifico e democratico che ieri ha dato una grande prova di dignità solidarizzando - nonostante la foga collettiva può essere contagiosa - con le forze dell'ordine, non va dimenticata ed ignorata. E' troppo comodo generalizzare per mascherare la propria inadeguatezza. I black bloc non sono il vero problema, sono una conseguenza degenerante di un "problema paese" assai più grande. Sono gli spruzzi di melma che fuoriescono da un sistema fognario saturo e mal funzionante. Eppure, non si perde l'occasione di sfruttare il momento per sfoggiare un ipocrita perbenismo come fa Cicchitto, il quale critica Draghi per essere stato comprensivo con quegli "indignati" che hanno devastato Roma. Cicchitto si sbaglia, e con dolo: sa che gli indignati e i black bloc sono due cose distinte, ma conviene generalizzare per poter rigettare la protesta nella sua totalità. Gli indignati (e non i black bloc) hanno dimostrato dignità, civiltà, hanno dato prova di essere cittadini onesti che vogliono il bene. La politica ora faccia il suo: premi questa gente, si confronti e ascolti senza fuggire, indignitosamente, nel proprio bunker.




mercoledì 28 settembre 2011

Socrate era un uomo: voi no!

« C'è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto. No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali. » (Paolo Borsellino)

***

Plus500
Romano salvato, salvato dalla sua cricca. Ditemi voi, quale altra categoria si riunisce così per salvare un proprio membro? Il collegio dei commercialisti non sospende i propri membri se sono indagati per gravi reati? E così anche gli altri settori professionali? E nei pubblici uffici, chi venisse indagato per un reato tanto grave - o anche meno, purché rientri nel penale - non viene forse sospeso in attesa di giudizio? Perseguitati o no, la questione è un'altra: il Ministro deve lasciare il suo posto, rispettare il corso della giustizia affinché si pervenga a una sentenza che decreti la colpevezza o l'innocenza. Romano non è colpevole, né innocente: è soltanto un cittadino italiano chiamato a giudizio. Solo in seguito a tale giudizio si potrà dire innocente o colpevole. E' tanto strano? Quale altro cittadino può sottrarsi a questa procedura? Quale altra categoria professionale può avere il privilegio di blindare i propri membri e lasciarli al proprio posto? O meglio, più che privilegi, si può dire che si tratti piuttosto di una mancanza di etica civile. In Germania un Ministro si è dimesso per aver copiato una tesi di Laurea, in Italia un rinvio a giudizio per reati mafiosi non ottiene lo stesso risultato. Perché? Dove è l'onore di queste persone? Meritano forse rispetto?

Berlusconi ha lanciato la moda del perseguitato dalla giustizia, ora tutti i "caproni" si sentono in diritto di sentirsi perseguitati. Sì, caproni; o meglio "agnelli" e non sacrificali: agnelli timorosi, lagnosi, incompetenti che per il solo vestire la maglia dell'onorevole si sentono onorati. Ma non è la carica che fa di un individuo un onorevole, bensì il suo coraggio e la sua forza, il suo essere uomo di fronte alla legge e agli altri uomini. Questo è un uomo onorevole: un uomo che non si tira indietro. Romano e gli altri si sottraggono, come quei bulletti delle elementari che dopo una marachella accusavano un compagno troppo taciturno e debole per potersi opporre. Romano e compagni, i bulletti dello Stato si proteggono tra di loro, come il più disonorevole dei branchi: e stuprano un intero paese non più vergine, ma massacrato ormai da anni da stupratori in auto blu, da padroni pieni di sé e senza fini da raggiungere se non il proprio riconoscimento. Romano e compagni, conigli alla corte di se stessi che si dichiarano innocenti e non sono altro che COLPEVOLI. Perché è chiara una sola cosa in tutta questa storia, una cosa che è forse ricavabile più dall'esperienza di vita che dagli atti giudiziari: il colpevole tende sempre a fuggire e nascondersi. Ed oggi Romano si è nascosto; e Berlusconi da tempo si nasconde; e Lavitola si nasconde; e Battisti si nasconde; e altri ancora si nascondono dietro al proprio branco di Bulli. Perché il branco da forza, la forza che non si ha. Un semplice atto e sono tutti colpevoli. Molti gridano giustizia, ma non serve: si sono già condannati come uomini anche se non lo saranno come cittadini. A me basta questo, non serve altro, né sentenze, né riti ufficiali. Questo. Uomini: VOI?

(E Silvio minaccia: vado in TV ed esplodo. Non lo sa, è già esploso, da tempo: vergogna per il paese e per se stesso. Speriamo abbia almeno la decenza di andare su La7, perché per molti Mediaset non esiste più.)

Nel Critone si possono rinvenire le tracce di quell'uomo
che loro non saranno mai: