Cosa vi propone oggi Humus? Una buonissima ricetta improvvisata e deliziosa.
La ricetta è stata inventata su due piedi da colui che scrive: deliziosa, delicata e semplice da fare. Prima però, un piccolo accorgimento: essendo cuoco anarchico, non sono menzionate le quantità e tutto si riduce al gusto dello cheff di turno.
Ingredienti
Riso, melanzane, aglio, seitan, fagioli, curcuma, gomasio, salvia o altre spezie a piacimento.
Preparazione
Prendete due padelle, mettete un filo d'olio e fate rosolare l'aglio. In una metterete a cuocere le melanzane, nell'altro i fagioli (vanno bene quelli in scatola). Aggiungete un filo d'acqua alle melanzane e mettete a fuoco basso, coprite e fate cuocere con il vapore così da non perdere i suoi preziosi nutrienti. Questo espediente potete utilizzarlo ogni volta che cuocete verdure: rimarranno deliziosamente morbide e non disperderanno il proprio potenziale nutritivo. Controllate di tanto in tanto che non si attacchino alla padella. Quando saranno pronte aggiungete il riso con altra acqua e fate cuocere; quando l'acqua viene assorbita dal riso aggiungetene altra e lasciate andare. Questo finché non sarà pronto il riso. Quando il riso è quasi pronto (non fatelo asciugare del tutto), aggiungete della curcuma e se volete, del gomasio (spezia a base di semi di sesamo). Importante: state attenti all'uso della curcuma. Ha un sapore molto forte, e, se non siete soliti usarla, il consiglio è di metterne una spruzzatina ed assaggiare finché non si raggiunge il giusto equilibrio di sapori.
Nel frattempo, nella padella coi fagioli aggiungete salvia, curcuma e seitan a fettine. Potete usare seitan semplice o agli aromi (ottimo il seitan speziato arrosto). Fate cuocere tutto insieme per 7-8 minuti. Alla fine, dovrete avere fagioli e seitan appena sporcati da una salsa alla curcuma.
Terminati i due procedimenti, mettete il riso nel piatto e guarnite al centro con fagioli e seitan.
mercoledì 29 settembre 2010
lunedì 20 settembre 2010
La scomparsa dell'italiano.
L'italiano sta scomparendo. O meglio, migra verso forme indefinite ed anarchiche. Dall'indagine Invalsi (che ha l'obiettivo di verificare la competenza degli studenti riguardo l'italiano scritto), emerge che dal riesame dei temi di maturità 2008-2009, questi sono assolutamente insufficienti per i seguenti motivi: 63% per lessico, 59% per competenza ideativa, 54% per competenza grammaticale e 58% per competenza testuale. In parole povere, la maggior parte dei diplomati ha uno scarsa padronanza e ricchezza lessicale, non sa organizzare un ragionamento scritto e fa errori di grammatica. Valeria Della Valle, docente di lingua italiana a "La Sapienza", punta il dito verso le scelte politiche: "Inutile gridare al lupo al lupo quando sono scomparse le scuole di specializzazione in linguistica per insegnanti. Non è detto che chi si laurea in letteratura abbia piena padronanza della lingua e delle sue regole. E la recente riforma ha abbassato il numero delle ore di italiano..."
Immaginare un giovincello alle prese con errori linguistici gravi è una realtà tristemente accettabile; cambiare il soggetto interessato e scoprire incompetente un laureato in lettere è ben altra cosa. Soprattutto se poi questo laureato siederà dietro una cattedra. L'italiano in poche parole è più a rischio dei Gorilla del Congo. Gli errori e l'incompetenza dilagante interessano la maggior parte della popolazione alfabetizzata o semi-alfabetizzata. Non si conosce il significato di parole come obsoleto, non si sa usare l'apostrofo e la lettera h è un mero optional. Scompare la punteggiatura, punto e virgola e due punti vanno in villeggiatura. Per non parlare del congiuntivo, sul quale la stessa Della Valle ha scritto un fortunato saggio dal titolo "Viva il congiuntivo". Ma a rischio non c'è soltanto il congiuntivo, anche il tempo è frutto di rivisitazione: partendo dal concetto di relatività si sta progressivamente dicendo addio al passato remoto (lo usai).
Dove ricercare le cause? Sicuramente il padroneggiare dell'intrattenimento televisivo è al primo posto. La tv infatti, essendo mezzo di massa, adotta un linguaggio più scarno di quello scritto. Povero, senza orpelli, secco e comprensibile a tutti. Poche parole standard (tra cui milione) che contribuiscono ad impoverire il linguaggio in maniera generalizzata, specialmente tra coloro abituati a passare molte ore davanti allo schermo.
Un'altra causa può rinvenirsi nell'uso di internet. Oggi internet offre la possibilità a tutti di poter scrivere, vuoi tramite un blog, una chat o facebook. Purtroppo questo causa la trasposizione di forme abbreviate e sgrammaticate, dapprima in uso sugli Sms (dove però la cosa si giustificava dal poco spazio e dal costo), ora trasportate in rete (dove pertanto viene a decadere la giustificazione di cui sopra). Allora dilagano sgrammaticature, verbi inventati, abbreviazioni oltre il limite della comprensibilità scientifica, modificazioni scritturali per medesimi suoni(k per ch) oltre i soliti accenti sostituiti da apostrofi (per la è maiuscola accentata correttamente basta fare Alt+212) o del tutto inesistenti. Infine, lo scarso interesse per la lettura. Quest'ultimo punto legato certamente da un sottile filo rosso agli altri due: in una società dove la centralità è l'immagine, perde significato la parola nella sua forma scritta. Ma una società che non sa argomentare, parlare o capire, è una società che diventa barbara.
Queste sono le cause (insieme a quelle di ordine politico) che intuitivamente si possono individuare. Ma c'è un qualcosa che il quotidiano ragionare ignora: non potrà mai esserci un popolo di dotti. Dai l'alfabeto alle masse e queste ne faranno l'uso meno appropriato. Un tempo pochi potevano seguire gli studi. Oggi si ritiene un bene l'alfabetizzazione. Eppure questo potrebbe rivelarsi ancor peggio dell'analfabetismo. Come? I letterati buoni sono sempre stati pochi. Pertanto un tempo questi potevano contare su un piccolo numero di potenziali lettori.
Ma, essendo la capacità di scrivere o di leggere un privilegio di pochi, esistevano buona letteratura e buoni lettori; la lingua scritta, usata da grandi scrittori, non correva grossi rischi di sabotaggio in quanto strumento privilegiato. Dare alle masse la possibilità di leggere e scrivere, in un'epoca appunto massificata, produce più effetti negativi che positivi: la schiera dei potenziali lettori si allarga, ma non quella dei lettori buoni. I buoni scrittori sono sempre pochi, ma la loro arte lungi dall'essere una forma privilegiata (e tutelata), inizia ad assumere i connotati dell'incomprensibilità, della noia, riscuotendo un basso interesse a livello di massa. In un'epoca dove vincono i grandi numeri anche nell'editoria, il grande letterato soggiace agli interessi del mercato e viene spazzato via dai Moccia o dai Fabio Volo. Il numero di pessimi lettori si allarga dando spazio a pubblicazioni trush che riscuotono successo. Le pubblicazioni trush offrono pochi spunti di riflessione ed un linguaggio povero in linea col concorrente televisivo. Lo scrittore buono rimane ai margini, non viene promosso perché non vende, non porta soldi: ed oggi i soldi sono tutto. La cultura barbara e di massa investe la cultura buona (e per certi versi elitaria), spingendola sempre più ai margini. Per ultimo sopraggiunge la morte: i letterati cercano di difendere la lingua, ma sulla spinta delle masse esigenze e regole si fanno sempre meno stringenti fino a portare verso un nuovo sistema, senza regole, senza sinonimi, senza significati. Ripensare l'istruzione obbligatoria? Oggi risponderei di sì. Meglio una cultura elitaria che una massificazione dell'ignoranza e della mediocrità.
Nota: non sfuggono certo i libri universitari, tra cui cito il libro "Mercati di capitali e intermediazione finanziaria" di P.Giovannini, docente a "La Sapienza", che ha un'infinità di errori grammaticali oltre che un layout pessimo. Edizioni Kappa.
martedì 7 settembre 2010
Vespa e quella figuraccia all'italiana
Ma a te non piacciono le tette?
Tonerebbe così qualcuno di mia conoscenza. Un giorno, mentre mi perdevo in appassionati dibattiti sul web uscì la fatidica domanda: ti piacciono le tette? Risposi: un buon cervello è preferibile, se ci sono anche le tette meglio. Venni tacciato di essere omosessuale; non che sia un male esserlo ma la cosa mi ha stupito, perché non arrivo a comprendere come da una semplice affermazione si possa arrivare a mettere in dubbio la sessualità di una persona. Probabilmente sarebbe arrivato ad analoghe conclusioni anche Bruno Vespa, protagonista di una pessima figura al premio Campiello. Mentre bavoso schiumava come una lumaca, l'insigne maggiordomo del parlamento italiano invitando sul palco la Silvia Avallone, vincitrice del Premio Campiello Giovani e autrice di Acciaio, si lascia prendere da una febbrile eccitazione invitando le telecamere ad inquadrarle il bellissimo decolleté. E ciò accade non ad un concorso di bellezza, ma ad un concorso letterario. Insomma, anche quando i meriti ci sono, la donna non riesce a mettere la testa fuori ed essere apprezzata per le proprie doti personali.
In questo piccolo accadimento c'è molto dell'Italia di oggi. La donna, che mai è riuscita a imporsi, vittima di retaggi culturali e, forse, anche un po' di se stessa, è e resta un oggetto da esposizione. Il corpo alla base del tutto, dell'immagine, dello show. L'uomo conduce e la donna fa la valletta; nessuna parola, un sorriso, una coscia, una tetta e tutto va bene. La libido del maschio virile, tettofilo, ben sdraiato sul divano mentre lei lava i piatti della cena dalla stessa preparata, è appagato. La donna oggetto è il pilastro su cui poggia l'attuale sistema televisivo italiano. Se nasca prima l'idea dell'impresario o la depravazione dello spettatore è un problema di difficile soluzione. Vero è, che di personaggi alla Vespa ne trovi un po' ovunque: sul treno, per strada, in ufficio o nel cantiere. Uomini che non vedono altra donna se non quella che è facilmente individuabile dalle sue forme; uomini di un paese che ha il più alto numero di turisti sessuali; uomini ai quali se dici di apprezzare la testa di una donna ti tacciano di omosessualità; uomini che non ti assumono perché donna; uomini che "se vai in giro sola sei una in cerca di sesso" o "se vai in giro vestita in quel modo aspettati di essere violentata"; uomini in attesa di una badante che lavi stiri cucini senza troppe lamentele. Questa è la fotografia un po' appannata dell'Italia: un paese sessista. È così oggi, era così ieri, forse lo sarà ancora domani. Certe abitudini sono difficili da superare e del resto, il forte influsso della morale cattolica non aiuta il processo di cambiamento.
Un tempo era ancora possibile incontrare dei cavalieri. Oggi sono schiacciati, oscurati, sepolti dalla volgarizzazione della vita incentivata in qualche modo dal trush televisivo; polverizzati dal Berlusconismo, dalle luci del circo, da forme colori musica decadimento mentale; annientati dalla legittimazione del maschilismo come stile di vita. Così, tra un canale ed un altro, tra festini e pubbliche offese, tra rotondità da esibire e intelligenze informi da macero, ci si dimentica degli uomini gentili, pronti ad offrirti da bere soltanto per il piacere di parlare. Di quei pochi uomini rimasti che t'invitano a cena nella loro casa, ti offrono del vino e ti preparano la cena, ti aprono la portiera della macchina, baciano la mano e ti guardano fisso, intensamente, negli occhi, senza abbassare lo sguardo. Quegli uomini in grado di ascoltare una donna, anche per delle ore, per il solo piacere di ascoltarla senza l'idea di raggiungere altro.
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martedì 24 agosto 2010
Earth Overshoot Day
Il 21 agosto è stato l'Earth Overshoot Day, ovvero il giorno in cui l'umanità ha consumato tutte le risorse che la Terra mette a disposizione in un anno. Non è una buona notizia. Questo significa che da tre giorni stiamo raschiando il barile delle risorse vivendo a credito. E così sarà da qui al 31 dicembre. Ad annunciarlo è stato il Global Footprint Network, l'organizzazione internazionale che misura l'impatto dell'esistenza sulla natura. Stiamo consumando più di quello che potremmo date le capacità di rigenerazione delle risorse e, come diretta conseguenza, produciamo più rifiuti di quanto la terra possa assorbirne. Lo scorso anno l'Earth Overshoot Day scattò a settembre. Questo significa che nonostante la crisi l'uomo ha intensificato i suoi processi su scala planetaria: un dato che non lascia ben sperare in previsione della futura ripresa economica. Quanto ancora si potrà reggere un tale ritmo? L'economia batte la fiacca eppure ogni anno anticipiamo la fine delle risorse. Ciò può avere due significati: la terra ogni anno ci offre meno risorse perché queste sono in esaurimento; oppure che consumiamo freneticamente quantitativi sempre maggiori di merci (senza accorgercene) delle quali potremo fare a meno. Si può vivere con meno, molto meno, senza che ciò costituisca un attentato alle nostre vite. Finché però si metterà l'accento sulla crescita e su indicatori come il Pil per misurare il benessere, ogni tipo di mercanzia può essere buona per innalzare il prodotto. Ho visto un negozio che vendeva solo fiori di plastica: è così che utilizziamo le risorse che la terra ci offre? Eppure quei fiori di plastica, orride decorazioni di città spente, entrano nel prodotto interno lordo allo stesso modo del pane o dell'acqua. E questo senza che innalzino il nostro benessere: piccole questioni di futilità in una vita inconsapevole dei propri riflessi.
Cambiare vita, essere consci di se stessi e delle proprie conseguenze, capire una volta per tutte che siamo al culmine ascendente della parabola umana e presto questa inizierà la sua discesa. Tecnodigiuno, decrescita, piccoli piaceri. Tante le parole che ancora non fanno parte del nostro vocabolario. Basta un divano, una televisione accesa e sembra che nulla possa accadere. Un po' come quei bambini timorosi, di notte, che mettevano la testa sotto le coperte convinti che queste potessero essere lo scudo contro ogni pericolo. Ma bambini non lo siamo più da tempo. Tanto vale tirare fuori la zucca.
Alessandro Giova
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venerdì 20 agosto 2010
EcoRimedi contro le zanzare
C'è un qualcosa che un ecologista vegetariano può fare per liberarsi delle zanzare? Avanti, non inorridite. Primo, la zanzara non rientra nelle pietanze degli umani, pertanto la seconda condizione è certamente rispettata. Per il rispetto della prima basta non usare spry chimici, i quali producono effetti che vanno oltre la nostra reale immaginazione: avreste mai detto che tracce di DDT fossero rinvenibili nel grasso di uccelli viventi al Polo Sud o nei ghiacci dell'artico? L'insetticida attraverso la pioggia finisce nei fiumi, di lì al mare inquinando le alghe. Le alghe vengono mangiate da piccoli organismi come crostacei o molluschi, i quali a loro volta finiscono nel piatto dei pesci. Questi ultimi infine sono l'unico pasto degli uccelli marini. Bel giro. E pensare che il DDT resta in ognuno di loro fino a che non va a depositarsi nel grasso degli uccelli, provocando agli stessi morte o sterilità. Pensate allora a quanto può essere inimmaginabile una nostra piccola azione quotidiana, un piccolo gesto che si risolve in un suono che fa più o meno così: Pfff! Un dito e Pffff! Crediamo di far fuori la mosca, l'insettaccio o il parassita dei nostri pomodori, invece stiamo creando disastri ben più grandi del nostro dito. Per questo spry chimici dovrebbero essere messi al bando. Ma come fare con le zanzare? Sono davvero insopportabili! Inoltre un animalista deve difenderne i diritti?? Certo che no! Può benissimo fare guerra alle zanzare rispettando le regole del gioco.
Ogni animale ha la sua importanza biologica, questo è un dato di fatto più o meno apparente; anche se, sinceramente, l'utilità della zanzara si fa fatica a percepirla. Prolifica ed è in soprannumero in alcune zone, spesso può portare malattie; forse proprio in questo si può ritrovare una sua funzione: riequilibrio demografico delle specie esistenti mediante infezioni mortali. La natura è imprevedibile e non escludo che questa possa essere una ragione. Di fatto, ogni estate ci troviamo a fronteggiare una guerra contro questi esseri ronzanti pronti a pungerci. Gli incontri possibili sono con due possibili tipi di zanzare: la zanzara nostrana e la cosiddetta zanzara tigre. Quest'ultima, attiva solo di giorno, è arrivata sulla nostra penisola agli inizi degli anni 90 e lentamente si fa strada colonizzando il territorio. Assai più aggressiva della zanzara nostrana, la zanzara tigre attacca senza pieta la nostra pelle prediligendo le parti basse come caviglie e piedi. Le zanzare si nutrono prevalentemente di vegetali, succhiandone la linfa. Vivono in posti freschi e umidi; ma è dopo l'accoppiamento che la femmina di zanzara inizia l'esplorazione alla ricerca di sangue per portare a maturazione le uova. Ed è lì che noi ne diventiamo il bersaglio. La zanzara vive mediamente un mese ed in quell'arco può deporre in media 500 uova che depone in piccoli ristagni d'acqua. Ma cosa fare per tener lontano questo insetto?
GUERRA PREVENTIVA
Il primo metodo, alquanto ingegnoso è quello di combatterle allo stato larvale. Infatti, usando bicchieri o barattoli con acqua, si possono creare condizioni favorevoli per far depositare le uova alle zanzare. Gettare in terra asciutta l'acqua almeno ogni 5 giorni impedirà alle larve di terminare il processo di maturazione: si tratta di un'azione preventiva molto efficace. Inserendo poi foglie ed erba la trappola sarà ancora più incisiva. Se avete piante con sottovasi, mettete della sabbia nel sottovaso: ciò impedisce l'insediamento delle larve. Sempre per la lotta preventiva si possono utilizzare, soprattutto negli spazi d'acqua ampi, i pesci rossi, naturali predatori delle larve.
GUERRA DIFENSIVA
Ma nel caso che la vostra guerra preventiva fallisca e non riusciate ad esportare la democrazia, allora ve la dovrete vedere con esemplari adulti. A questo punto il piano di lotta ecocompatibile mostrerà punti a vostro sfavore e in questo caso dovrete mettere in atto strategie difensive. Esistono in commercio delle trappole per zanzare adulte, che sfruttano l'anidride carbonica per attirare le zanzare e aspirarle. Ma non li considero oggetti ecologici e soprattutto giusti. Quindi? Quindi la scelta sono i repellenti naturali: infatti molti oli essenziali apprezzati dagli esseri umani sono invece repellenti per le zanzare. In commercio esistono molti repellenti naturali, ecologici e senza aggiunta di componenti chimici. Tra le aziende che offrno prodotti anti-zanzare eco-compatibili c'è VERDE NATURALE, azienda agricola specializzata nella produzione e nella coltivazione di erbe aromatiche ed officinali biologiche, con selezioni adatte alla produzione degli oli essenziali. Tra i prodotti che ci vengono in aiuto c'è sicuramente il DIFFUSORE ALLA CITRONELLA che, oltre a profumare la casa, terrà lontane le zanzare; un altro prodotto è ZanZino, uno spry che va applicato sulla pelle e contiene oli essenziali di salvia, lavanda, menta piperita e malaleuca ottenuti da coltivazione biologica. Infine per la fase post puntura c'è PostZanza.
Ma può anche darsi che, nonostante tutti questi accorgimenti, qualche zanzara riesca tuttavia ad avvinarsi. In questi casi si ricorre al più classico dei rimedi: schiacciare la kamikaze tra le mani. Niente di non etico: anche un giudice riconoscerebbe che si tratta di legittima difesa! Probabilmente non riuscirete mai a tenere sotto controllo la popolazione delle zanzare, ma 5 o 6 esemplari al giorno sono un bel trofeo da esporre alle cene con gli amici. Un metodo pulito, non inquinante e certamente non influente sull'ecosistema.
ALCUNE IMPORTANTI RICERCHE SCIENTIFICHE.
Come al solito la scienza ci soccorre. E come al solito, in qualche parte del mondo, un gruppo di scienziati impiega la propria vita in qualche strambo esperimento. I ricercatori della School of Forestry and Resource Conservation all'Università nazionale di Taiwan, hanno scoperto che la cannella è un forte antisettico in grado di uccidere le larve meglio di un qualunque altro agente chimico. Chissà, forse gli s'è rovesciato per sbaglio il contenitore della cannella mentre stavano cucinando, fatto sta che un nuovo spry potrebbe presto invadere il mercato. Uno spry senza effetti sull'uomo e sull'ambiente. Nel frattempo, mettere un cucchiaino di cannella ovunque trovaste ristagni d'acqua potrebbe rivelarsi un'idea intelligente e stravagante.
All'università di Aberdeen invece, sulle rive del lago di Loch Ness, hanno condotto un esperimento sui gusti delle zanzare. I risultati dicono che le zanzare prediligono gli uomini alti(senza specificare se biondi o mori) e le donne grasse. Attenzione però: prima di dimagrirvi fino all'anoressia o farvi fare un intervento di riduzione degli arti, dovete sapere che il sottoscritto misura 1.72 cm, non certo alto, ed è una delle vittime preferite dalle zanzare. Pertanto ci andrei cauto con i risultati di questa ricerca. Però una cosa è certa: le zanzare sono attratte dal nostro odore, e certamente ci sono odori che sono preferiti ad altri. Sembra anche che molti secernono una sorta di repellente naturale (beati!). E se è vero che il nostro corpo assume un odore che dipende da ciò che mangiamo, sappiate che anche l'aglio è un potente repellente contro le zanzare. Perciò basta mangiarne quanto basta a secernere un odore riluttante per i sgradevoli insetti. Molto probabilmente sarete scansati anche dai vostri simili umani, ma molte persone sono peggio delle zanzare. Chissà che non sia un bene.
In ultimo, voglio concludere con un rimedio che giunge dagli zoologi del Museo di Storia Naturale di Firenze. Generalmente non sono patriottico, ma dei tre gruppi di scienziati mi sembrano quelli più svegli: e questo nonostante la Gelmini! Questi zoologi, per contribuire alla conservazione dei pipistrelli, hanno messo a punto una bat box, un rifugio in legno per questi straordinari predatori di insetti. Questo rifugio è stato studiato appositamente per le auree urbane. Acquistare una bat box appendendola sul muro esterno di casa, non solo significicherà avere un alleato naturale alla lotta alle zanzare ma darà anche un contributo a un importante progetto di conservazione dei pipistrelli.
articolo a cura di Alessandro Giova
lunedì 16 agosto 2010
L'ultimo genio della politica: Gianni Alemanno e la tassa sui cortei.
Di idee strampalate ne vengono fuori parecchie ai giorni nostri. Se ci spogliassimo dei pregiudizi politici, potremmo raccoglierle in un Umorismario Politico senza roderci troppo il fegato. Inoltre, ciò comporterebbe notevoli riflessi positivi sull'editoria e, getterebbe le basi per un bestseller da esportazione che può fare una degna concorrenza ai libri di Gattuso, Materazzi e Totti, se non addirittura al Premio IGnobel Federico Moccia. Sicuramente ne guadagneremmo in salute psichica; si potrebbe addirittura devolvere il ricavato allo Stato che alleggerirebbe così il carico fiscale. Ma i tempi sono duri e allora bisogna scendere in piazza a rivendicare la propria dignità di uomini, far sentire la propria vibrazione di formichina del sistema. Si ha poco tempo di rilassarsi in gaie letture e le cose vanno prese sul serio. Manifestiamo? Mica tanto conveniente. Almeno prima avevi la soddisfazione di dire sono andato a manifestare per i miei diritti, non mi ascolteranno ma non mi costa niente (se non una lieve gastrite). Ebbene, il Sindaco di Roma Alemanno, che abbiamo potuto ammirare nella sua formidabile uscita alla Tomas Milian - senza tuttavia poter vantare l'impostazione vocale di Ferruccio Amendola - : "Se mettono la tassa sul raccordo anulare lo sfondo!". Si vede che è uno rispettato nel suo ambiente se deve ricorrere a questi mezzucci pacati per farsi rispettare. E c'è da immaginarselo mentre in sella ad un molossoide distruggi asfalto si lancia verso il raccordo ben deciso a distruggerlo. Genio!
Ora, l'ultima trovata del Monnezza Capitolino è questa: una tassa sui cortei. Di per se l'uscita non è infelice al 100%, ma si vede che Alemanno è abituato a muover le labbra d'impulso e poi esclamare un "Doh!" dalle vaghe parvenze Simpsioniane. Con assoluto rispetto di Homer Simpson per carità! Infatti, non è proprio il massimo come idea per rattoppare i buchi del bilancio; inoltre, vallo un po' a dire a quei manifestanti i quali protestano in tempo di crisi, che, non solo non saranno ascoltati, ma perfino dovranno pagare per non essere ascoltati. Manifestare è un diritto riconosciuto dalla Costituzione, se non altro perché fa sì che la voce del capo non sia l'unica voce ammissibile.
Parla di numeri Alemanno: "per una grande manifestazione di 100mila persone il costo è di 35mila euro per la Polizia municipale, 30mila euro per l'Ama, 15mila euro per i servizi sanitari, 15mila per la Protezione civile, 5 mila euro per le transenne, per un totale di 100mila euro." Si può capire che le somme erogate dal comune non sono bruscolini e bisognerebbe dare ad Alemanno un plauso se, e solo se, Roma fosse una città pulita e i manifestanti i soli a sporcarla. Di zozzeria a Roma ce n'è in ogni dove e non solo nei giorni dei cortei; quindi, in sintesi, che sia una proposta copertura per mascherare l'incompetenza contro il degrado della città? Inoltre, fare i paladini dell'ordine comporterebbe almeno un po' di coerenza: se infatti si deve pagare, giustamente, per i servizi del quale si fa uso, dovrebbe almeno dire al suo principale di rimborsare alle casse della metropolitana le corse che i manifestanti dell'ultima grande manifestazione del Pdl hanno fatto a sbafo. Si dice addirittura fossero un milione. Benissimo! Milione di persone che, teoricamente, secondo la funzione Alemanniana avrebbero dovuto produrre un costo di 1 milione di euro nelle casse comunali oltre ai già citati viaggi gratuiti in metro. Bene, allora si inizi facendo pagare gli arretrati: li chieda pure al suo superiore, tanto il presidente i soldi ce l'ha!
"È colpa del buco di bilancio lasciato dalla sinistra" si giustifica Alemanno. Infatti mi chiedevo se non fosse colpa della precedente amministrazione se i soldi mancano e non sia invece a causa dei tagli governativi alle entrate comunali. "Alemanno non fa che aumentare le tasse" tuonano da sinistra. Risposta più ovvia del mondo. Inizio a capire che il bagaglio di risposte è standard e limitato. Se non altro, le posso usare qualora un giorno mi trovassi in condizioni simili. Se sei al governo la colpa è di quelli che c'erano prima; se invece sei all'opposizione dì che chi governa vuole aumentare le tasse, cosa che tu non avresti mai fatto. Due principi basilari, importanti cardini dell'agire politico. Potrei perfino essere a capo di un partito afferrati questi due precetti. Allora devo subito radunare gente per fare pressioni alle autorità mettendo in pratica ciò che ho imparato. "Ma si paga? Davvero?" "Uhm, vabbè dai, ci vediamo su facebook!"
di Alessandro Giova
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